Dal mondo

Russia: l’Unione Europea rinnova le sanzioni

Mosca

L’articolo di Sara Nicoletti, Stefania Montagna, Elena Ventura per il Cesi sulle sanzioni europee rinnovate nei confronti della Russia

Il 27 giugno, l’Unione Europea ha rinnovato per altri sei mesi le sanzioni economiche nei confronti della Russia, motivando la decisione con la mancanza di sensibili progressi nell’applicazione degli Accordi di Minsk e Minsk II. Siglati rispettivamente nel 2014 e nel 2015, i documenti in questione fissano i termini per il processo di stabilizzazione in Ucraina orientale e cercano di porre fine al sanguinoso conflitto del Donbas che vede opposte le autorità di Kiev ed i separatisti delle autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk. L’Unione Europea e il governo ucraino accusano il Cremlino di sostenere le milizie separatiste tramite forniture di armi, supporto politico e invio di personale militare sotto copertura. Tutte queste accuse sono fermamente respinte da Mosca che, seppur apertamente simpatizza per la causa separatista, ha ufficialmente negato qualsiasi coinvolgimento nella crisi, nonostante le numerose prove contrarie mostrate dalla Nato e da Kiev.

LE SANZIONI EUROPEE

Le sanzioni europee colpiscono individui, società e istituzioni russe ritenute responsabili, a diversi livelli, del supporto politico-militare ai separatisti. I settori oggetto del regime sanzionatorio sono la tecnologia militare e dual use, la tecnologia per l’estrazione degli idrocarburi e il bancario. In risposta all’Ue, la Russia ha imposto contro-sanzioni commerciali miranti ad impedire o inibire l’export europeo verso Mosca.

RELAZIONI TRA MOSCA E BRUXELLES ANCORA CONFLITTUALI

Il rinnovo delle sanzioni, osteggiato dal Cremlino e da un non trascurabile fronte di partiti europei, dimostra come la normalizzazione dei rapporti tra Russia ed Europa sia ancora molto lontana. Infatti, oltre alo stallo della crisi ucraina, le relazioni tra Mosca e Bruxelles appaiono conflittuali su numerosi altri dossier internazionali come la crisi sudanese, la guerra civile libica e il processo di stabilizzazione siriano. Inoltre, sulla Russia pesano le accuse europee di ingerenza nei processi elettorali dei Paesi membri e di una condotta di politica estera aggressiva basata sula cosiddetta dottrina della guerra ibrida, consistente nella militarizzazione di strumenti non-militari (economia, informazione) per il raggiungimento dei propri obbiettivi strategici nazionali.

 

Articolo pubblicato su cesi-italia.org

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