Dal mondo

Se non curiamo il pianeta l’umanità è fallita. L’ultimo allarme nel report ONU

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Gli esperti delle Nazioni Unite lanciano l’ultimo avvertimento ai governi di tutto il mondo: proteggere l’ambiente e contenere il cambiamento climatico per prevenire future pandemie

Il mondo sta assistendo a un aumento delle malattie trasmesse dagli animali agli esseri umani come il COVID-19, hanno scritto le Nazioni Unite in un nuovo rapporto pubblicato lunedì scorso, sperando di convincere i governi a prendere misure immediate per prevenire altre pandemie. Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) e l’Istituto internazionale di ricerca sul bestiame (ILRI) hanno identificato congiuntamente sette cause ambientali che aumentano la diffusione di virus come il corona. Queste includono l’aumento della domanda di proteine animali, l’estrazione di risorse naturali, l’urbanizzazione, l’agricoltura intensiva e insostenibile, lo sfruttamento della fauna selvatica, l’aumento dei viaggi e dei trasporti di massa, i cambiamenti nell’approvvigionamento alimentare e il cambiamento climatico.

UN FALLIMENTO UMANO

“La scienza è chiara: se continuiamo a sfruttare la fauna selvatica e a distruggere i nostri ecosistemi, allora possiamo aspettarci di vedere un flusso costante di queste malattie saltare dagli animali all’uomo negli anni a venire”, ha detto il direttore esecutivo dell’UNEP Inger Andersen. “Siamo stati avvertiti dell’attuale pandemia ma abbiamo ignorato i segnali, il problema adesso non è se accadrà ma quando succederà di nuovo”. “Una nuova pandemia sarebbe un fallimento umano, che noi saremmo costretti ad affrontare senza essere preparati”, ha aggiunto. “Per prevenire future epidemie, dobbiamo diventare molto più attenti a proteggere il nostro ambiente naturale”.

LE CAUSE

Il nuovo coronavirus, che molto probabilmente ha avuto origine dai pipistrelli, ha infettato più di 11 milioni di persone e ucciso almeno mezzo milione di individui a livello globale, secondo i dati forniti dalla Johns Hopkins University. Ma nemmeno questi numeri hanno invertito la tendenza. Infatti, se analizziamo punto per punto le sette cause principali dei problemi del pianeta, notiamo che le soluzioni non sono ancora diventate concreti programmi politici. L’aumento della domanda di proteine animali è in aumento, l’estrazione di risorse naturali prosegue guidata da Stati Uniti, Cina e Russia, l’urbanizzazione è un fenomeno in crescita, così come la pratica dell’agricoltura intensiva e lo sfruttamento della fauna selvatica. Solo le misure restrittive per contenere la pandemia da marzo a maggio 2020 sono state orientate con fermezza verso la soluzione di alcuni problemi, ma per necessità sanitarie: si sono interrotti bruscamente i viaggi e i trasporti, sono mutate le modalità di approvvigionamento alimentare e il clima è migliorato in alcune regioni con risultati stupefacenti (pensiamo alla diminuzione dell’inquinamento dell’aria, alle acque limpide di alcuni fiumi, che hanno dimostrato al mondo che bastano pochi mesi per invertire la tendenza).

SALVARE IL PIANETA PER SALVARE L’UMANITÀ

Il problema purtroppo è che le misure di contenimento della pandemia non sono state applicate per salvare il pianeta, ma per salvare l’umanità dal virus. Anzi, non si è atteso nemmeno il termine della pandemia per ricominciare a chiedere a gran voce di viaggiare come una volta e di ritornare più velocemente possibile alla vita di prima. Dunque, secondo le Nazioni Unite è questo il punto della questione: per salvare l’umanità bisogna prima salvare il pianeta, altrimenti il genere umano dovrà pensare seriamente a colonizzare altri pianeti.

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