Dal mondo

Trattato Inf, si deteriora il rapporto tra Usa e Russia

L’analisi di Paolo Calzini, Senior Associate Fellow della Johns Hopkins University Bologna Center, per Affarinternazionali sul ritiro degli Usa dal trattato nucleare

Il sistema degli Stati impegnati in un difficile processo di adeguamento della propria linea di politica estera, in considerazione delle sfide maturate in una situazione di diffusa instabilità, è attualmente in crisi. A motivare un sentimento di allarme è la sensazione di incertezza circa l’andamento del rapporto tra le grandi potenze garanti e arbitri in ultima istanza della tenuta dell’ordine mondiale. La decisione da parte di Washington, fatta propria senza esitazione da Mosca, di sospendere il trattato Inf sulle armi nucleari a medio raggio, oggetto da ambedue le parti di ripetute violazioni, evidenzia il progressivo deterioramento intervenuto nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia.

UN PASSO SIGNIFICATIVO, CUI ALTRI POTREBBERO SEGUIRE

Si tratta infatti di un passo significativo, alimentato da una campagna di informazione volutamente manipolata, riguardo allo stato dei rapporti di forza alla base dell’equilibrio di potenza fra i due Stati. La decisione di rimuovere un pilastro del sistema di sicurezza sul continente europeo, stabilito di comune accordo nel 1987, conferma quanto pronunciato sia ormai il livello di sfiducia nelle relazioni russo americane.

Se a questa scelta seguirà alla scadenza del 2021 il mancato rinnovo del trattato nuovo Start sulle armi nucleari a lungo raggio, si arriverà allo smantellamento del sistema di regolamentazione che ha sostenuto bene o male fino ai giorni nostri la politica di controllo degli armamenti. Questa politica originata negli anni del bipolarismo di sostegno a una condizione di stabilità strategica ha permesso di superare i momenti di massima tensione nel corso della guerra fredda .

LA CONTRAPPOSIZIONE USA-RUSSIA TORNA AL CENTRO DELL’ATTENZIONE

A rischio è l’impostazione del rapporto russo americano, ispirata al pragmatismo, da tempo in via di esaurimento, alla quale si deve, grazie al senso di responsabilità delle leadership rivali e a una fortuita concatenazione di eventi, un prolungato periodo (1947-’91) di relativa pace sul continente europeo. Il ricordo di quegli anni ha dato luogo a un fenomeno che merita di essere sottolineato: le manifestazioni di nostalgia registrate da più parti per un’esperienza caratterizzata da un ordinamento definito con chiarezza, che contrasta con il clima di indeterminatezza prevalente nell’attuale congiuntura.

Superata la fase, definita più propriamente del ‘dopo guerra fredda’ (1991 – 2010), che aveva portato – all’insegna dell’unipolarismo sotto l’egida statunitense – a una condizione di relativa normalizzazione delle relazioni reciproche, torna al centro dell’attenzione la contrapposizione tra Stati Uniti e Russia Il tema della stabilità strategica continua a suscitare preoccupazioni alla luce di una ripresa della corsa al riarmo nucleare sempre più perfezionato e sofisticato nelle sue potenzialità distruttive.

PARAMETRI DI VALUTAZIONE INADEGUATI SOTTO IL PROFILO DELLA SICUREZZA

Nella prospettiva di un accelerato processo di trasformazione dello scenario mondiale sotto la spinta di un programma generalizzato di modernizzazione dell’apparato militare, i parametri abituali di valutazione della situazione appaiono inadeguati sotto il profilo della sicurezza. A determinare l’ andamento delle relazioni fra gli Stati, in un quadro di diffusa conflittualità che va dal Medio Oriente all‘Asia Centrale, contribuisce il processo di evoluzione in direzione del multipolarismo.

Gli interrogativi circa il grado di stabilità di un ordine globale caratterizzato dalla presenza di una pluralità di grandi potenze sono al centro del dibattito fra gli esperti di dottrine strategiche. Ai vertici di un sistema internazionale rigidamente gerarchico figurano gli Stati Uniti, in posizione preminente, ma non più dominante, affiancati da Russia, Cina, India e Unione europea.

Fatta eccezione per l’ Unione europea, si tratta di Stati sostenuti da un forte senso della propria ritrovata identità nazionale, determinati, se del caso ricorrendo anche all’uso della forza, ad affermarsi nel ruolo di soggetti riconosciuti a tutti gli effetti indipendenti. La Russia e il nuovo astro emergente la Cina, principali fautori di una revisione dell’ordine mondiale, portano avanti – ciascuno seguendo una specifica linea strategica – una politica di contrasto all’egemonia degli Stati Uniti.

NEL RAPPORTO MOSCA – WASHINGTON, RISCHIO DI ESCALATION

Per quanto il rapporto Mosca – Washington non costituisca più l’asse portante del gioco politico strategico globale è a questo livello che  si manifesta più evidente il rischio di escalation in un conflitto generale. In un clima di  accentuata ostilità, Stati Uniti e Russia, le due superpotenze nucleari, risultano  impigliate in un groviglio di contrasti lungo l’intero arco degli interessi e dei valori.

Al confronto politico-diplomatico correlato alla contrapposizione strategico militare si somma la competizione economico commerciale, per arrivare – fattore particolarmente insidioso – alla campagna di delegittimazione dell’assetto istituzionale dei rispettivi regimi. All’origine di un antagonismo di lunga data riemerso con particolare virulenza negli ultimi anni figura una concezione idealizzata del proprio status di grande potenza fondata sull’“eccezionalismo”.

L’EUROPA EPICENTRO DEL CONFRONTO USA-RUSSIA

Epicentro del confronto nella logica dell’“offshore balancing” americano si conferma, nonostante il crescente rilievo strategico dell’Asia Orientale, ancora una volta l’Europa. E’ in questa area, ai confini dello spazio post-sovietico e dove gli schieramenti militari sono a diretto contatto, che la Russia si trova a fronteggiare la politica di contenimento statunitense condotta attraverso la Nato.

Non è certo casuale, infatti, che a innescare la crisi attuale nei rapporti fra Washington e Mosca sia stata la competizione per assicurarsi l’allineamento dell’Ucraina, pedina principale per garantirsi una posizione di vantaggio sul continente. Assodato, come dimostra il salto di tensione suscitato dalla sospensione del trattato Inf, che su questo fronte l’impegno delle parti appare particolarmente risoluto, è evidente che solo mantenendo lo status quo a livello regionale sia possibile garantire anche nelle nuove condizioni una situazione di stabilità strategica.

L’enfasi posta sia da parte russa che statunitense di operare da una posizione di forza, facendo affidamento eventualmente sull’arma nucleare, non lascia spazio a concessioni in grado di portare a un’attenuazione del confronto Stati Uniti – Russia. La fiducia, in assenza della quale viene meno ogni possibilità di normalizzazione, non rappresenta un obiettivo realistico, ma non per questo va esclusa la prospettiva di rilanciare un negoziato volto a evitare un conflitto fra le due grandi potenze dalle conseguenze catastrofiche.

 

Articolo pubblicato su Affarinternazionali.it

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