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Assalto alla Fed, Trump accelera sul dopo Powell. Ecco chi è in pole

Il Tesoro annuncia che Trump potrebbe nominare il nuovo presidente della Federal Reserve entro Natale, ma la Casa Bianca non può rimuovere Powell prima del 2026. Tutti i candidati

La Federal Reserve potrebbe avere un nuovo presidente prima di Natale. La conferma arriva dal Segretario del Tesoro, Scott Bessent, che ha annunciato la fine del secondo round di colloqui per trovare il successore di Jerome Powell. In lista ci sarebbero cinque candidati. Tuttavia, il presidente Usa non ha il potere di licenziare il presidente della Fed prima del termine naturale del suo mandato, fissato a maggio 2026. Una forzatura che potrebbe aprire uno scontro istituzionale e agitare i mercati. Si tratta solo di un’abile manovra di pressione sulla banca centrale? Chi sarà il nuovo presidente della Federal Reserve?

BESSENT: PROBABILE NUOVO PRESIDENTE FED PRIMA DI NATALE

Il mandato di Jerome Powell scade a maggio ma Trump avrebbe già un successore in mente e vorrebbe bruciare le tappe. Il Segretario de Tesoro, Scott Bessent, ha annunciato infatti che il secondo round di colloqui per individuare il nuovo capo della Banca centrale americana si è concluso, e ci sarebbero “buone probabilità” che Donald Trump renda nota la sua scelta entro le festività di Natale. Inoltre, il tycoon potrebbe decidere di rimuovere in anticipo Powell dalla sua poltrona, in barba alla Costituzione. “È una sua prerogativa”, ha dichiarato Bessent riferendosi al presidente. “Che sia prima di Natale o di Capodanno. Le cose stanno procedendo molto bene”.

I CANDIDATI ALLA PRESIDENZA DELLA FED

Sono cinque i candidati per la poltrona più delicata d’America, secondo Bessent. In cima alla lista circolata negli ambienti della Casa Bianca c’è un nome ben noto: Kevin Hassett. Il consigliere economico del presidente è un forte sostenitore deella necessità di abbassare il costo del denaro. Al contrario, più volte Trump ha tirato stoccate contro Jerome Powell accusandolo di un’eccessiva cautela nel tagliare i tassi.

CHI E’ HASSETT, IL PREFERITO DI TRUMP

Nato il 20 marzo 1962 a Greenfield, Massachusetts, Kevin Allen Hassett si è formato come economista in ambito accademico: laurea in Economia con lode allo Swarthmore College, seguita da un dottorato (Ph.D.) in Economia presso l’University of Pennsylvania. Successivamente, ha ricoperto il ruolo di direttore degli studi di politica economica presso il centro studi conservatore American Enterprise Institute (AEI). È co-autore del libro molto discusso Dow 36,000 (1999), che teorizzava un’impennata del mercato azionario americano verso quota 36.000 punti. Una visione ottimistica che si scontrò con la realtà del crollo della bolla dot-com. Dal 2017 al 2019 è stato il 29° Presidente del Council of Economic Advisers (CEA) nella prima amministrazione di Donald Trump. Dopo un periodo al di fuori della Casa Bianca, nel 2020 è stato richiamato come Senior Advisor per coordinare la risposta economica alla crisi dovuta alla pandemia di Covid-19. Dal 20 gennaio 2025 Hassett ha assunto l’incarico di Direttore del National Economic Council (NEC), tornando al centro della politica economica americana.

TRUMP ENTRA A GAMBA TESA SU FED E AZIENDE

L’annuncio di Bessent, secondo alcuni osservatori, potrebbe essere una mossa strategica. Una pressione indiretta sul FOMC, chiamato il 10 dicembre a decidere se procedere con un nuovo taglio di 25 punti base sui Fed Funds. Ma l’offensiva trumpiana non si ferma alla politica monetaria. L’amministrazione del 47° presidente degli Stati Uniti ha inaugurato una stagione di interventi diretti nelle aziende private, proseguendo la sua massiccia campagna di acquisizioni di quote societarie con risorse pubbliche. Una vera inversione rispetto ai precedenti indirizzi, che ha già mobilitato oltre 10 miliardi di dollari, senza alcun segnale di rallentamento.

L’INCOGNITA DELLA CINA

Sul fronte internazionale, intanto, si consuma un altro braccio di ferro. La Cina ha ridotto le proprie partecipazioni in titoli di Stato USA al livello più basso degli ultimi 17 anni. Una tendenza consolidata, monitorata con attenzione dagli investitori: Pechino resta il secondo maggiore detentore di Treasuries al mondo, ma i livelli sono tornati a quelli di ottobre 2008, in piena crisi finanziaria.

Una dinamica che potrebbe pesare sul mercato del debito americano, aumentando la volatilità e incidendo sui costi di finanziamento degli Stati Uniti. Un barometro politico cruciale in vista delle elezioni di metà mandato.

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