Dal mondo

Tutti i benefici del partneriato Ue-Giappone. Il commento di da Empoli

Il presidente dell’Istituto per la Competitività (I-Com), Stefano Da Empoli, spiega cosa cambierà con l’accordo di libero scambio tra Ue e Giappone

E’ entrato in vigore lo scorso 1° febbraio l’accordo di partenariato economico tra Unione europea e Giappone, conosciuto formalmente con il nome di Japan-Eu free trade agreement (Jefta). Dopo gli 11 incontri formali – iniziati nel 2011 – e i negoziati intrapresi a partire dal 2013, è stato firmato il 17 luglio 2017 a Tokyo dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e dal premier giapponese Shinzo Abe e prevede la creazione dell’area di libero scambio più grande al mondo: comprende 635 milioni di persone e un volume di scambi pari a un terzo dell’economia mondiale e abbatte quasi totalmente le tariffe doganali tra questi due continenti. Alcune delle quali sono state eliminate dalla data di entrata in vigore dell’accordo mentre per altre è prevista una riduzione graduale che va dai 4 ai 20 anni. Il Jefta consentirà all’Unione di commerciare con il Giappone alle stesse condizioni di altri Paesi. Oltre ai benefici commerciali, rafforzerà la cooperazione tra Europa e Giappone, affermando il comune impegno per gli obiettivi di sostenibilità e, nello specifico, il rispetto degli obblighi stabiliti dall’accordo sul clima di Parigi. “Il Jefta rappresenta un successo di grande portata“, ha osservato il presidente dell’Istituto per la Competitività (I-Com) Stefano da Empoli.

L’ELIMINAZIONE DELLE TARIFFE

Gli scambi commerciali tra Unione europea e Giappone già raggiungono volumi importanti: attualmente, le imprese del Vecchio continente esportano ogni anno verso il Paese nipponico prodotti e servizi per una valore rispettivamente di 58 e 28 miliardi di euro. Nonostante questi numeri incoraggianti, una serie di impedimenti ostacolava, prima dell’accordo, il lineare funzionamento delle attività di esportazione delle aziende europee: dazi elevati del Giappone su alcuni prodotti, numerose barriere dal punto di vista normativo e una serie di ostacoli tecnici agli scambi come, ad esempio, la richiesta di autorizzazioni diverse per ogni singolo genere di merce esportata. Già soprannominato “Cars for cheese“, il nocciolo dell’accordo prevede l’eliminazione dei dazi doganali sui prodotti delle imprese europee: carne, cioccolato, vino e formaggi quelli che in assoluto venivano tassati di più dal Paese del Sol Levante. Sulla carne, i formaggi e il cioccolato la tariffa sfiorava il 40% mentre sui vini il 15. Nello specifico, quando l’accordo diverrà completamente operativo, sarà abolito il 97% dei dazi imposti sui prodotti europei (di cui l’85% del settore agro-alimentare). Si stima che il risparmio per le imprese del Vecchio continente raggiungerà 1 miliardo di euro. Discorso analogo per l’Europa che ha riconosciuto la liberalizzazione del mercato automobilistico giapponese. L’accordo inoltre prevede la rimozione delle tariffe sui prodotti industriali sui quali le imprese europee sono molto competitive (cosmetici, prodotti chimici, tessili e abbigliamento).

L’ABBATTIMENTO DELLE BARRIERE NORMATIVE

Un altro punto saliente dell’accordo riguarda l’abbattimento delle barriere normative che rendevano le attività di export europee più costose (dal 10 al 30% in più a seconda dei casi). Oltre ad aumentare i costi di esportazione delle merci, le regolamentazioni giapponesi “obbligavano” le imprese italiane che avessero voluto espandere il loro mercato a oriente a predisporre delle vere e proprie linee di produzione che avevano come destinazione esclusiva il partner giapponese. La soluzione trovata consiste nell’adattamento del quadro normativo giapponese alle disposizioni del diritto internazionale, in modo da facilitare l’attività di export delle imprese europee in oltre 70 comparti. L’accordo inoltre dispone che le aziende europee avranno libero accesso al mercato giapponese delle telecomunicazioni e delle prestazioni di servizi (l’e-commerce, le telecomunicazioni, i trasporti e i servizi finanziari). Potranno inoltre partecipare – senza alcun impedimento burocratico – alle gare d’appalto di 48 municipalità giapponesi e del sistema ferroviario nazionale, su cui finora hanno gravato misure protezionistiche. Un altro importante aspetto del Jefta prevede la tutela dei marchi protetti: sono oltre 200 le Indicazioni geografiche protette (Igp) europee che vengono riconosciute dal Giappone. In questo modo solo i prodotti contrassegnati da questa denominazione potranno essere venduti in loco e si arginerà in modo sostanziale la contraffazione di beni alimentari. L’Unione europea si impegna a fare lo stesso, rispettando la scelta del Giappone di continuare ad imporre dazi sul riso.

I RAPPORTI COMMERCIALI TRA ITALIA E GIAPPONE

I dati disponibili sul commercio tra Italia e Giappone dimostrano come tra i due Paesi intercorrano già buoni rapporti: lo scopo del recente accordo, dunque, è di renderli ancora più semplici e fluidi. I numeri diffusi dalla Commissione europea parlano chiaro: sono quasi 15.000 le aziende italiane che esportano i loro beni e servizi nel Paese del Sol Levante. Basti pensare che il Giappone si posiziona al 6° posto tra i partner commerciali dell’Italia. Nello specifico il nostro Paese esporta un volume di merci pari a 6,6 miliardi di euro mentre importa un quantitativo di prodotti giapponesi che ammonta a 4,2 miliardi. Trainano gli scambi i prodotti agroalimentari: olio d’oliva, pomodori e aceto (principalmente dalle aziende romane), pasta, forni e farina (dalle aziende campane) e prodotti industriali dall’Italia settentrionale. Le esportazioni giapponesi – come emerge dai dati dell’Ice – vedono al primo posto gli autoveicoli, per un valore di oltre 533 milioni di euro. Seguono macchine di impiego generale, prodotti chimici e fertilizzanti, mezzi di trasporto e altre macchine per impieghi speciali. Il saldo dell’interscambio commerciale registrato è dunque positivo e si attesta oltre i 2 miliardi di euro.

IL COMMENTO DI DA EMPOLI

“Per chi continua a credere nelle virtù del libero scambio, il Jefta rappresenta un successo di grande portata“, ha commentato il presidente dell’Istituto per la Competitività (I-Com), Stefano da Empoli. Che poi ha spiegato: “Il Giappone è la terza economia del mondo, dopo Stati Uniti e Cina. A una lunga tradizione di chiusura verso l’esterno, sta seguendo ora l’apertura dell’economia e della società nipponica ai flussi di beni e ora anche di persone con maggiore entusiasmo rispetto al passato. L’Ue, grazie anche alla politica commerciale comune che ne fa una superpotenza nei rapporti con le altre aree del mondo, ha saputo cogliere l’opportunità. Con vantaggi attesi significativi per le imprese europee e tra queste quelle italiane che potranno aumentare ulteriormente le proprie esportazioni“. Da questo punto di vista da Empoli ha sottolineato come, peraltro, “in una fase ormai pluridecennale di stasi dell’economia italiana, il ricorso ai mercati esteri rappresenti spesso l’unica possibilità di crescita per le nostre aziende“. Dunque – ha concluso il presidente I-Com – “l’interesse strategico del Paese è chiaramente dalla parte del libero scambio, all’interno della politica commerciale comune a livello europeo. Sperando che i passi in avanti prevalgano, come nel caso del Jefta, sulle possibili retromarce alimentate dall’illusoria retorica protezionistica“.

 

Articolo pubblicato su i-com.it

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