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FIFA Gianni Infantino

Tutto sul piano FIFA che può costare la poltrona a Infantino

La proposta di aprire la FIFA ai capitali privati scatena la rivolta della UEFA. Galles e Inghilterra ritirano il sostegno al presidente, mentre emergono le indiscrezioni su una richiesta di aiuto a Donald Trump e sul ruolo del finanziere Joshua Kushner.

Doveva essere il progetto destinato a garantire alla FIFA nuove risorse e una maggiore capacità di investimento. Si sta invece trasformando nel dossier che rischia di incrinare la leadership di Gianni Infantino. Il piano da 20 miliardi di dollari (poi ritirato) per aprire ai fondi privati una quota del business dei Mondiali ha provocato una rivolta senza precedenti nel calcio del vecchio continente: la UEFA contesta la strategia del presidente, il Galles ha ritirato il sostegno alla sua ricandidatura e anche l’Inghilterra ha preso le distanze. Ma la contestazione non si ferma all’esterno. Secondo le ultime ricostruzioni, anche figure di primo piano della FIFA come Arsène Wenger, responsabile dello sviluppo del calcio mondiale, e il segretario generale Mattias Grafström avrebbero preso le distanze dal progetto, evidenziando una frattura ai massimi livelli della governance dell’organizzazione. Sullo sfondo si intrecciano i rapporti con gli Stati Uniti, il coinvolgimento dell’investitore Joshua Kushner e le indiscrezioni su una presunta richiesta di aiuto rivolta a Donald Trump, smentita dalla FIFA ma sufficiente ad alimentare una crisi che potrebbe avere ripercussioni ben oltre il destino personale di Infantino.

IL PIANO FIFA PER PRIVATIZZARE IL BUSINESS DEI MONDIALI

Per la prima volta nella sua storia, la FIFA era pronta ad aprire le porte ai capitali privati. L’idea era quella di creare una società nella quale far confluire tutti gli asset commerciali più redditizi dei Mondiali, dai diritti televisivi alle sponsorizzazioni, per poi venderne una quota di minoranza a investitori internazionali. Un’operazione da oltre 20 miliardi di dollari che prometteva nuove risorse per il calcio mondiale, ma che ha acceso lo scontro con la UEFA e alimentato interrogativi sui rapporti tra Gianni Infantino e l’entourage della famiglia Trump.

Il progetto prevedeva la nascita di FIFA Forward Enterprise (FFE), una società interamente controllata dalla FIFA nella quale sarebbero confluiti i diritti televisivi, le sponsorizzazioni, il licensing, il ticketing e la gestione economica delle principali competizioni. L’obiettivo è valorizzare un patrimonio stimato in circa 20 miliardi di dollari, cedendo fino al 20% della nuova società e raccogliendo circa 4,2 miliardi senza rinunciare al controllo della governance calcistica. L’operazione avrebbe comunque avuto bisogno dell’approvazione delle 211 federazioni affiliate.

LA RICHIESTA DI AIUTO A TRUMP

Alla pressione politica e sportiva si è aggiunta quella mediatica. Secondo la stampa, Gianni Infantino avrebbe tentato di ottenere un sostegno dall’amministrazione del presidente Donald Trump nel pieno della crisi seguita al naufragio del progetto FFE. Le ricostruzioni parlano di contatti cercati con la Casa Bianca e con il segretario di Stato Marco Rubio nel tentativo di rafforzare la propria posizione internazionale.

La FIFA ha però respinto con decisione queste ricostruzioni, definendole «pura finzione» e negando che Infantino abbia chiesto aiuto politico a Trump per salvare la propria presidenza. Anche da Washington sono arrivate smentite sull’esistenza di incontri o telefonate programmati.

LA POSIZIONE DELLA UEFA E IL PASSO INDIETRO DI GALLES E INGHILTERRA

La frattura con il calcio europeo, invece, è ormai evidente. La UEFA continua a contestare l’intero impianto del progetto, sostenendo che la governance del calcio non possa essere trasformata in un asset finanziario da offrire agli investitori privati.

Alle critiche istituzionali si sono aggiunti i primi effetti politici. La federazione gallese è stata la prima a ritirare formalmente il sostegno alla ricandidatura di Infantino, accusando la FIFA di una gestione poco trasparente dell’operazione. Nelle stesse ore anche la Football Association inglese ha deciso di non appoggiare più il presidente uscente, un segnale particolarmente significativo considerando il peso politico dell’Inghilterra all’interno del calcio mondiale. Altre federazioni europee stanno valutando la stessa scelta e la UEFA avrebbe chiesto di conservare tutta la documentazione relativa al progetto FFE in vista di possibili iniziative legali.

JOSHUA KUSHNER E THRIVE ETERNAL AL CENTRO DELLA VICENDA

Uno dei nomi più discussi dell’intera operazione è quello di Joshua Kushner, imprenditore e investitore statunitense, fondatore di Thrive Capital e della holding Thrive Eternal, principale interlocutore della FIFA nell’operazione. Joshua è il fratello di Jared, marito di Ivanka Trump ed ex consigliere della Casa Bianca durante la prima amministrazione Trump. Joshua ha costruito la propria carriera nel venture capital, investendo in alcune delle principali aziende tecnologiche americane. Nel 2026 ha lanciato Thrive Eternal, veicolo dedicato agli investimenti nello sport professionistico, già protagonista dell’acquisizione di una quota dei San Francisco Giants della Major League Baseball. Secondo il progetto illustrato dalla FIFA, Thrive Eternal avrebbe dovuto coordinare il consorzio di investitori interessati all’acquisto della quota di minoranza della nuova società commerciale.

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