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Ue, le trame e i sostenitori di Mario Draghi

Draghi

Iniziano a intensificarsi le riflessioni, non solo in Italia, sul futuro di Mario Draghi alla guida delle istituzioni europee

“Draghi scende in campo” titolano all’unisono La Stampa e Milano Finanze. “Draghi torna in campo” non si discosta di molto Il Giornale. “Rieccolo…” punzecchia l’Unità, “Attenti al nonno” mette in guardia Libero quotidiano. Da destra a sinistra i quotidiani oggi fanno a gara a dare un’interpretazione e una prospettiva all’ultimo ‘sermone’ (La Verità) di Mario Draghi sulla necessità di cambiare radicalmente questa Unione Europea.

Anche oggi si sgomita tra i retroscenisti per capire quale poltrona potrebbe occupare l’ex premier, se quella di presidente della Commissione europea (con buona pace di Ursula von der Leyen) o di presidente del Consiglio europeo.

In entrambi i casi sarebbero tante le variabili in gioco e altrettanti gli ostacoli. Quando si parla di politica, con riferimento a un’autorità come Draghi che in quarant’anni è riuscito a evitare etichette politiche, tutto è possibile. Anche quello che il Giornale e qualche altra testata prefigurano, ovvero un “Colle bis”, con riferimento alla corsa dell’ex banchiere centrale al Quirinale che si concluse con là standing ovation in Parlamento per il bis di Mattarella.

CHI A LIVELLO EUROPEO POTREBBE SOSTENERE MARIO DRAGHI

Scrive Lorenzo Castellani sul Quotidiano nazionale: “Per essere eletto, un presidente del Consiglio Europeo ha bisogno del supporto del 55% degli Stati membri e di rappresentare il 65% della popolazione europea. Serve dunque un supporto ampio, oltre le famiglie politiche, e personalità in grado di aggregare realtà e interessi diversi. Date queste premesse Mario Draghi sarebbe un candidato ideale, una delle poche grandi personalità presenti sulla scena europea, super partes e stimato dall’establishment americano. Tra i grandi Paesi non ha in apparenza nemici.

Il governo italiano dovrebbe supportarlo come riserva della Repubblica, il francese Macron, lo spagnolo Sanchez e il polacco Tusk hanno già lavorato con lui ed espresso sempre prole di stima. Mentre Scholz guida un governo che dovrebbe apprezzare il suo operato quando era governatore della Bce al contrario dei falchi del centrodestra tedesco. Persino Victor Orban ha plaudito alle parole di Draghi e al suo operato e dunque anche il governo ungherese potrebbe rientrare nel gruppo a sostegno dell’ex premier italiano.
L’appoggio di questi paesi, a cui potrebbero aggiungersene altri con governi europeisti come l’Austria e il Belgio, soddisferebbe già il requisito del 65% della popolazione europea. In genere quando i paesi grandi sono coesi non si fatica a convincere almeno 15 governi su 27″.

IL RUOLO DEL POLACCO TUSK E DEL PPE PER LA DESIGNAZIONE DI DRAGHI

Da evidenziare quanto scrive Claudio Tito su Repubblica, in quanto sebbene sia acclarato che uno dei big sponsor di Draghi sia Macron è quasi scontato che la prima forza politica europea dopo il 9 giugno sarà il Ppe. Perché l’operazione Draghi possa andare in porto è quindi opportuno che figuri come un nome proposto in prima battuta proprio dai popolari. “In questo contesto, allora – scrive Tito – si sta facendo largo l’idea che sia proprio un capo di governo del Ppe a farsi carico di suggerire la designazione da presentare al Consiglio europeo. L’unico che può fare questa mossa è il premier polacco Donald Tusk”.

Il ragionamento ha anche un altro risvolto, in quanto proprio la Polonia, prosegue Repubblica, “sta assumendo un ruolo crescente nel Vecchio Continente e nella Nato per la sua capacità militare. Soprattutto a Varsavia da qualche mese, dopo la stagione sovranista, è arrivato il popolare Tusk. E il capo di governo del Ppe più influente. È stato fino a due anni fa presidente dei popolari europei.

Nello schema immaginato in questi giorni dovrebbe essere lui a dovere indicare Draghi. E potrebbe farlo adducendo una motivazione geostrategica che in Polonia ha un peso rilevante: dinanzi al pericolo russo, che per i polacchi è quello principale, l’Ue ha bisogno di una guida autorevole, in grado di affrontare anche crisi senza precedenti. Non è un percorso semplice: deve tenere conto dell’equilibrio negli incarichi istituzionali tra le famiglie politiche europee e dei risultati elettorali. Ma un Parlamento più frastagliato del precedente potrebbe favorire per la prima volta la scelta di un presidente della Commissione “tecnico”. Come ripete Macron: «Sopra i partiti»”.

I SUPPORTERS IN ITALIA

Per quanto riguarda la situazione dei fan dell’ex premier in Italia, Qn ricorda come “Forza Italia ha governato con Draghi, mentre Meloni e il suo partito hanno coltivato sempre una certa cordialità con l’ex banchiere centrale”. Tra l’altro altri quotidiani riportano oggi che ultimamente l’attuale premier e leader di Fratelli d’Italia e l’ex banchiere centrale sono tornati a sentirsi con una certa consuetudine.

Dopo ci sono “i centristi, i più filodraghiani, che non avrebbero esitazioni. Anche il Pd, seppur con qualche corrente sotterranea scettica, sosterrebbe Draghi. Una posizione contraria verrebbe quasi certamente assunta dal Movimento 5 Stelle per rafforzare la propria linea di opposizione. La Lega – continua Castellani – è il partito più enigmatico sul punto. Ha sostenuto il governo Draghi, Giorgetti è in ottimo rapporto con l’ex premier, mentre Salvini attraversa una fase di crisi ed estremizzazione, ma davvero converrebbe bocciare Draghi come Presidente del Consiglio Europeo? Tutto questo discorso può risolversi in una bolla di sapone, ma ciò non toglie che la strategia ambiziosa indicata da Draghi sarebbe forse più facile da attuare, come sanno i leader europei, se il suo regista avesse un ruolo istituzionale”.

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