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Venezuela, le elezioni confermano e rafforzano Maduro

Maduro

Come ampiamente preannunciato, il partito di Maduro ha ottenuto una vittoria schiacciante. Il delfino di Chavez può ora contare su una libertà di manovra politica ancora più ampia. L’articolo di Michele Pentorieri

Nel dicembre del 2015, all’indomani della vittoria dell’opposizione alle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale (Parlamento unicamerale venezuelano avente funzione legislativa), il Venezuela sembrava essere a un bivio.

L’alta affluenza e la sorprendente quanto inedita compattezza mostrata dalle opposizioni (riunitesi in un’unica coalizione, la Mesa de la Unidad Democratica, MUD) consegnavano al mondo l’immagine di un Paese desideroso di voltare pagina e di lasciarsi alle spalle il Chavismo e Maduro.

Tre anni dopo il culmine di questo processo: Juan Guaidó viene eletto Presidente dell’Assemblea Nazionale e, nel gennaio 2019, giura sulla Costituzione come Presidente ad interim del Venezuela, promettendo di porre fine al Governo presieduto da Nicolás Maduro e di indire libere elezioni. A quasi due anni da questi eventi, invece, le elezioni del 6 dicembre scorso sembrano posare una pietra tombale sulle ambizioni dell’opposizione. A minare le possibilità del Venezuela di completare quel processo che a qualcuno era sembrato irreversibile sono stati vari fattori, tra cui il declino dello stesso Guaidó e le divisioni in seno all’opposizione.

I RISULTATI DELLE ELEZIONI

Dopo l’iniziale entusiasmo riscosso presso diverse cancellerie mondiali, Guaidó ha infatti dovuto tristemente constatare che erano ben pochi i Paesi pronti a spendersi realmente per la sua causa e impegnarsi concretamente ad appoggiare il suo intento di rovesciare Maduro. Emblematico il caso degli Stati Uniti, dove Trump si è dimostrato molto più disposto alla guerra dialettica via Twitter che a un reale intervento negli affari venezuelani.

Il secondo elemento riguarda un problema atavico della politica venezuelana, cioè la frammentazione delle opposizioni. Se nel 2015 la MUD rappresentava una coalizione eterogenea ma unita, le ultime elezioni hanno dimostrato che si trattava di un’eccezione a una storia fatta di divisioni e mancati accordi.

Le elezioni, boicottate dalle opposizioni stesse, si preannunciavano quindi come segnate a favore del Partito Socialista unito del Venezuela (PSUV), che ha infatti raccolto quasi il 70% delle preferenze. L’affluenza è stata bassa (30,5%), mentre da più parti si sono sollevati dubbi circa la regolarità del processo elettorale. Com’era prevedibile, anche lo stesso Guaidó non ha risparmiato critiche verso quella che definisce una frode, mentre Maduro parla di un consenso unanime e annuncia un “nuovo ciclo trionfale”.

LE PROSPETTIVE

Quello che da più parti è definito “un processo politico” per servire gli interessi di una sola parte più che reali elezioni segnerà il Venezuela per i prossimi anni. Il mandato dell’attuale Assemblea scadrà il prossimo 5 gennaio, facendo decadere anche qualsiasi base legale per il Governo ad interim proclamato da Guaidó.

Da quel momento Maduro non avrà praticamente rivali nell’arena politica, anche grazie alla prospettiva di un’opposizione divisa in 3 blocchi: uno guidato da Guaidó, un altro guidato da Henrique Capriles e un terzo blocco di minoranza formato da coloro i quali hanno partecipato alle elezioni.

Nel prossimo futuro Maduro cercherà di alleviare l’ennesimo ciclo di iper-inflazione che flagella il Paese aprendo agli investimenti di imprese “amiche” (cinesi e russe soprattutto), anche per tamponare gli effetti catastrofici della caduta del prezzo del petrolio. Per quel che riguarda le relazioni con Stati Uniti e Unione Europea, è verosimile pensare che non ci saranno cambiamenti significativi nelle relazioni, e che quindi proseguirà il regime delle sanzioni.

Articolo pubblicato su ilcaffegeopolitico.net

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