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Yemen, consigliere della casa reale saudita a Policy Maker: Iran non interferisca

Yemen

Che cosa ha detto a Policy Maker l’H.E. Dr. Abdullah Al Rabeeah, Consigliere presso la Casa Reale dell’Arabia Saudita e Supervisore Generale del King Salman Humanitarian Aid & Relief Center, sulla situazione umanitaria in Yemen

Ieri a Roma si è svolta la Conferenza “Supporting Yemeni People” dal titolo “Humanitarian Approach to Secure Peace”. La conferenza, che ha visto seduti allo stesso tavolo il Ministro Locale dello Yemen e il Consigliere della Corte Reale dell’Arabia Saudita, è stata l’occasione per fare il punto sulla tragedia umanitaria in Yemen.

Policy Maker, in tale occasione, ha intervistato il Consigliere presso la Corte Reale dell’Arabia Saudita e Supervisore Generale del King Salman Humanitarian Aid & Relief Center, H.E. Dr. Abdullah Al Rabeeah, sugli interventi e sui progetti umanitari del Ksrelief in Yemen e sulle sfide che hanno davanti le Organizzazioni umanitarie.

L’Arabia Saudita è a capo della coalizione araba formata da Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti. La missione del King Salman Humanitarian Aid & Relief Center è quella di fornire e monitorare l’assistenza umanitaria dal Regno dell’Arabia Saudita ai bisognosi al di fuori dei confini nazionali del Regno.

Alla conferenza moderata dal Dr. Mitchell Belfer, Presidente del Centro informazioni Euro-Golfo sono, inoltre, intervenuti l’H.E. Min. Abdulraqeb Saif Fateh Al-Dubai, Ministro delle Amministrazioni Locali, capo del Comitato nazionale di soccorso della Repubblica dello Yemen; il Dr. Samir Mohsin Ali Al Shaibani, Vice Ministro dei diritti umani della Repubblica dello Yemen; la Sen. Stefania Craxi, Vice Presidente della Commissione Affari Esteri ed Emigrazione del Senato della Repubblica Italiana; Mr. Rehan Asad, Capo di stato maggiore al Programma alimentare mondiale (WFP).

Quella nello Yemen è la peggiore crisi umanitaria al mondo e il conflitto diventa sempre più violento; secondo l’ONU se non sarà fermato in tempo nel 2022 si rischia di avere 500.000 morti, tra cui 300.000 a causa della fame e della mancanza di cure mediche. Cosa dovrebbe accadere per ridurre la sofferenza del popolo yemenita?

Vorrei iniziare affermando che l’Arabia Saudita in tutte le sue azioni rispetta il principio del non arrecare alcun danno allo Yemen e alla popolazione yemenita. Fra i nostri due paesi, lo Yemen e l’Arabia saudita c’è un legame molto forte e negli ultimi 40 anni ci siamo adoperati strenuamente per sostenere il Paese erogando aiuti umanitari e ai fini dello sviluppo. Seguiamo la situazione umanitaria molto da vicino e in tal senso l’Arabia Saudita ha stanziato 16 miliardi di dollari in aiuti umanitari e in misure di sostegno all’economia in generale. Per rispondere alla sua domanda, la soluzione migliore è porre fine al conflitto attraverso le risoluzioni delle Nazioni Unite, attraverso il dialogo nazionale yemenita e attraverso l’iniziativa del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Noi abbiamo sempre sostenuto tutte le negoziazioni politiche prima del conflitto e continuiamo a sostenere una soluzione basata sul negoziato politico anche adesso, incluso l’accordo di Stoccolma.

Il King Salman Humanitarian Aid and Relief Center (KSrelief) ha esteso il contratto per l’implementazione del suo progetto “MASAM” Landmine Clearance Project nei territori yemeniti con un importo di circa 31.000.000 di $ per un anno, per eliminare tutte le forme di mine. Quanto è importante tale progetto e l’impegno del KSrelief nei confronti della popolazione yemenita che ha subito danni a causa proprio della presenza delle mine sparse a caso sul territorio?

Le violazioni dei diritti della popolazione yemenita perpetrati dagli Huthi non si riducono unicamente al problema delle mine antiuomo. Parlando di mine antiuomo sono 1.000.000 le mine antiuomo piantate o messe in atto sul territorio yemenita dagli Huthi. C’è poi un altro problema fondamentale che è quello dei bambini soldato e anche in questo senso il nostro Centro ha un programma all’attivo. Il terso problema è quello riconducibile al fatto che gli Huthi rubano e sviano gli aiuti umanitari che arrivano e che sono diretti alla popolazione yemenita. Noi facciamo fronte a tutte queste violazioni contemporaneamente.

Oltre al programma da 31 milioni di dollari devo dirle che c’è un secondo programma pari a 40 milioni di dollari che si propone di sminare l’intero territorio nazionale. Inoltre abbiamo in programma un progetto di formazione dei tecnici yemeniti affinché essi stessi possano procedere allo sminamento dei campi ancora esistenti. Il tema dei bambini soldato è un tema che ci interessa molto da vicino e negli ultimi 2 anni il nostro Centro ha messo in atto un programma di riabilitazione dei bambini soldato in seguito al quale abbiamo riabilitato dal punto di vista sociale, educativo e familiare 2.000 bambini.

Per quanto riguarda lo sviamento delle derrate alimentari David Beasley del World Food Program e altri rappresentanti hanno condannato fermamente gli Huthi per quest’ azione e ritengo in tal senso che la Comunità Internazionale dovrebbe assumere una posizione molto decisa, molto ferma nei confronti di chi viola i diritti della popolazione yemenita, il diritto internazionale e soprattutto nei confronti di chi priva gli yemeniti dei loro diritti fondamentali specialmente riguardo a donne e bambini.

Un grande problema è costituito dalla difficoltà per gli operatori umanitari di arrivare nei luoghi del bisogno. Ciò soprattutto a causa dell’intensificarsi degli scontri terrestri e dei check point che sono talvolta gestiti da milizie locali che mettono a rischio l’incolumità degli operatori. Quali sono le sfide per le organizzazioni umanitarie che lavorano in Yemen e secondo lei cosa si potrebbe fare per facilitare l’accesso umanitario?

Per quanto riguarda le frontiere esistono due tipologie di punti di accesso. La prima tipologia è un punto di accesso che si pone alla frontiera e la seconda tipologia è un tipo di valico interno al paese. Per quanto riguarda la prima categoria e cioè l’accesso alla frontiera, qui la situazione è molto migliorata grazie agli sforzi profusi dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dalle Nazioni Unite. L’Arabia Saudita ha aperto il porto marittimo di Jizan al confine, abbiamo aperto i porti terrestri per favorire la fornitura delle derrate alimentari. Il problema riguarda, invece, i valichi interni al Paese che rappresentano le sfide maggiori perché sono controllati dagli Huti, nelle regioni controllate da questo gruppo. La risoluzione di questo problema passa da un’azione ferma che deve essere adottata dalle Nazioni Unite e dalla Comunità Internazionale soprattutto esercitando pressioni sugli Huthi e sui Paesi che sostengono questo gruppo.

Il 26 giugno 2019 la Camera dei Deputati ha approvato la mozione presentata dalla maggioranza del Governo Italiano e che ha previsto un impegno a proseguire nel sostegno alle azioni diplomatiche internazionali e alle iniziative umanitarie coordinate dalle Nazioni Unite, oltre alla sospensione dell’esportazione dall’Italia di bombe d’aereo e missili verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti sino a quando non vi saranno sviluppi concreti nel processo di pace con lo Yemen. Inoltre l’Italia ha messo a preventivo 5 milioni di euro per rispondere anche al grave bisogno di soldi. Come possono il Governo ed il popolo italiano contribuire maggiormente ad aiutare la popolazione yemenita?

Quello tra l’Italia e l’Arabia Saudita è un rapporto molto forte, molto solido e anzi per noi questo rapporto si consolida ogni giorno di più. Per quanto riguarda la decisione di sospendere la vendita di armi nei confronti dell’Arabia saudita e gli Emirati Arabi Uniti lasciatemi dire che l’Arabia Saudita applica il principio secondo cui non vuole arrecare alcun tipo di danno a nessun singolo cittadino yemenita. Questo è il principio che ci guida.

Detto questo, non esiste nessun paese al mondo che vorrebbe vedere il proprio confine governato e gestito da una milizia. Questa è una fonte di enorme instabilità soprattutto in considerazione della posizione geostrategica dello Yemen che è un fondamentale crocevia anche per l’Europa. Quindi se lasciamo che lo Yemen sia guidato da queste milizie allora ci sarà un’ altro problema che verrà chiamato in causa e cioè quello dei flussi migratori illegali. Al momento l’Europa non sperimenta questo tipo di problema perché i rifugiati e gli sfollati yemeniti vengono gestiti dall’Arabia Saudita.

Sempre a proposito dell’utilizzo di armi esistono nello Yemen 63.000 siti in cui è vietato perpetrare attacchi. Noi rispettiamo gli standard internazionali e siamo sottoposti ad un rigido controllo da parte delle Organizzazioni internazionali. Per noi ogni singola morte di ogni singolo cittadino yemenita è fonte di enorme dolore e spero però che la questione della sospensione della vendita di armi sia considerata anche sotto questo nuovo punto di vista.

L’Italia e l’Arabia Saudita insieme devono sostenere attraverso le Nazioni Unite e l’Unione Europea una soluzione politica nel Paese che passi per il dialogo nazionale yemenita e per l’iniziativa del Consiglio di Cooperazione del Golfo e le risoluzioni dell’Onu. Noi vogliamo soltanto il bene per questo Paese e sono sicuro che l’Arabia Saudita avrà un luogo fondamentale per la ricostruzione del Paese. Un’altra soluzione passa per la necessità di esercitare pressioni sull’Iran affinché cessi di interferire negli affari della regione.

Le uccisioni e i ferimenti dei bambini sono più che triplicati. Un quarto dei bambini sono malnutriti, il 40% ha dovuto smettere di andare a scuola. Le precarie condizioni igieniche hanno portato alla diffusione di un’ epidemia di colera. Quanto è difficile per Lei, come uomo e come chirurgo pediatrico assistere ad un tale scenario? E allo stesso tempo cosa La spinge ad andare avanti con tanta dedizione?

Nella mia vita ho sempre avuto molto a cuore la salute e il benessere dei bambini anche nel mio lavoro umanitario ed è proprio per questo che molti dei nostri programmi sono mirati all’autodeterminazione, al conferimento di poteri a donne e bambini soprattutto in Yemen. Vogliamo evitare la morte di ogni singolo bambino e di ogni singolo civile in Yemen. Siamo costretti ad agire e faremo tutto il possibile per minimizzare le perdite di vite umane e di civili.

Per quanto riguarda il colera abbiamo reagito immediatamente a questa nuova emergenza, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Unicef abbiamo stanziato 100 milioni di dollari a favore del programma di lotta al colera e abbiamo iniziato un programma di vaccinazione.

La soluzione migliore per lo Yemen passa per una soluzione politica, per la ricostruzione del Paese, ma per far ciò è necessario esercitare pressioni sulla Comunità Internazionale affinché l’Iran smetta di interferire in questa faccenda. Tutti vogliono una soluzione politica tranne l’Iran, e se l’interferenza dell’Iran verrà meno anche gli Huthi probabilmente accetteranno una soluzione di questo tipo. Quando questo accadrà io sarò il primo a recarmi in Yemen per aiutare i bambini.

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