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Amministrazione trasparente: molti Ministeri restano opachi

Ministeri

Nonostante l’obbligo di legge, spesso le informazioni sugli incarichi di diretta collaborazione dei Ministri non sono aggiornate. Cosa accade nei Ministeri: dal Viminale al Miur fino al Mise

Hanno fatto scalpore nei giorni scorsi le due inchieste del settimanale L’Espresso e del quotidiano Il Giornale sulle assunzioni volute alla Farnesina dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Leader del partito che ha fatto della lotta agli sprechi uno dei suoi slogan più efficaci, Di Maio ha di recente assunto otto persone con stipendi da dirigenti o funzionari per un costo lordo totale di oltre 700mila euro l’anno. In tal modo è riuscito a superare in singolar tenzone i suoi predecessori Angelino Alfano e ed Enzo Moavero Milanesi (in questo caso ha più che triplicato le spese).

In particolare Di Maio avrebbe portato con sé alla Farnesina suoi collaboratori storici tra cui Cristina Belotti che ricopriva l’incarico di segretaria particolare del ministro già allo Sviluppo Economico come si evince chiaramente — tuttora — sul sito web del Mise.

Eh sì, perché andando a fare qualche ricerca sui portali dei ministeri si nota che — nonostante l’obbligo di trasparenza previsto dalla legge — le informazioni ci sono ma spesso non sono aggiornate.

Una nota stonata soprattutto in tempi in cui si invocano cambiamento e chiarezza, a vantaggio dei cittadini che sono fuori dai luoghi di potere.

COSA DICE LA LEGGE

Come riportato diligentemente sui siti ministeriali, esiste infatti una normativa ad hoc, il decreto legislativo n. 33 del 14 marzo 2013, cosiddetto Codice della Trasparenza che l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo di risorse pubbliche”.

In particolare, si stabilisce all’art. 9 comma 1 che, ai fini della piena accessibilità delle informazioni pubblicate, nella home page dei siti istituzionali dei Ministeri sia collocata un’apposita sezione denominata “Amministrazione trasparente” (che puntualmente è presente).

All’articolo 5, inoltre, si chiarisce che “allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti secondo quanto previsto dall’articolo 5-bis del medesimo decreto legislativo”.

COSA SUCCEDE VERAMENTE NEI MINISTERI

In realtà, poi, tra il dire e il fare se non c’è di mezzo il mare di sicuro però qualcosa non torna. Ad esempio il dicastero di Via Molise, come dicevamo, dal Conte 1 al Conte 2 ha visto cambiare il ministro ma è sempre rimasto nelle mani del maggior partito di governo, il Movimento Cinque Stelle. Dopo la partenza di Di Maio è infatti arrivato Stefano Patuanelli. Peccato che la pagina sui responsabili degli uffici di diretta collaborazione con il ministro sia aggiornata al 20 agosto scorso e dunque siano indicati i precedenti collaboratori fra cui, appunto, Belotti che ricopriva l’incarico di portavoce e segretaria particolare del Ministro dello sviluppo economico e del lavoro e delle politiche sociali.

Diverso il caso del sito web del ministero degli Interni dove c’è comunque qualcosa che non funziona. Se infatti fra i contatti sono riportati quelli dei collaboratori dell’attuale ministro, Luciana Lamorgese, andando a cercare nella parte relativa all’amministrazione trasparente — all’interno della sezione staff del ministro e ufficio stampa e comunicazione — si è fermi alla reggenza di Matteo Salvini. Da notare però che l’ultimo aggiornamento è del 6 novembre scorso e infatti è stato pubblicato un documento con gli incarichi revocati. Ne manca però uno con quelli nuovi e con i relativi costi.

Aggiornato al 12 novembre scorso il sito web della Farnesina, che riporta i dati diffusi da L’Espresso e dal Giornale, mentre il ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca — di cui è titolare il M5S — ci riporta indietro nel tempo, ai tempi del ministro Marco Bussetti, di cui il successore, Lorenzo Fioramonti, era vice. L’ultimo aggiornamento è datato 29 maggio 2019.

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