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Anche il Fondo monetario internazionale boccia i minibot

Il ministro dell’Economia “accerchiato” all’Eurogruppo: misure per ridurre il debito o si avvia la procedura d’infrazione. Intanto i minibot sono bocciati anche dal Fmi mentre Tria li definisce “una cattiva idea”. Oggi Conte a Malta

I minibot continuano a collezionare dissenso: dopo le polemiche sollevate entro i confini nazionali e il chiarissimo “no” del numero uno della Bce, Mario Draghi – “o sono valuta illegale o sono debito” – arriva la bocciatura del direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, e quello dei partner europei dell’Italia. A Bruxelles si ritiene sempre più necessaria una manovra bis per evitare la procedura d’infrazione ma il ministro dell’Economia Giovanni Tria, anch’egli peraltro contrario ai minibot, ripete che non ce n’è bisogno.

LA BOCCIATURA DEL FMI

Parole decise quelle che sono arrivate ieri da Lagarde a margine dell’Eurogruppo, a Lussemburgo. “Ci sono molti modi migliori per affrontare i pagamenti degli arretrati. Non serve creare uno strumento del genere” ha detto riferendosi ai minibot. “Perché perdere tempo? Si può torcere l’analisi giuridica come si vuole, ma restano dei titoli di debito” ha sottolineato offrendo una sua personale ricetta a “tutti quei Paesi che hanno un alto debito” con “l’Italia che occupa una posizione piuttosto importante in questa categoria”. Secondo il numero uno del Fondo Monetario, questi Stati possiedono “strumenti e politiche per affrontare la situazione attuale. Come membro dell’unione monetaria – ha aggiunto -, insieme ai colleghi e alle istituzioni, dovrebbe trovare il percorso di bilancio e il coraggio politico di attuare le riforme strutturali che libererebbero il genio italiano”.

IL NO DI BRUXELLES

A Lussemburgo Tria – che pare aver messo la pietra tombale sui minibot: “Sono una cattiva idea” – ha trovato un fronte compatto, da parte dei colleghi europei, nel chiedere chiarezza sulle rispetto dei conti pubblici. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera il commissario agli Affari economici e monetari, Pierre Moscovici, avrebbe domandato fatti, cifre e dati che mostrino chiaramente che l’Italia rispetta le regole. Durante la riunione la parte del falco l’avrebbe interpretata un altro transalpino, il ministro dell’Economia Bruno Le Maire, che avrebbe rimarcato l’insufficienza di previsioni generiche e, al contrario, la necessità di misure da prendere per rispettare le regole all’interno dell’unione monetaria: ne va della stabilità dell’Eurozona, il warning di Le Maire.

Dalla parte di Bruxelles si è schierato anche il presidente dell’Eurogruppo, il portoghese Mario Centeno, secondo cui “una procedura basata sul debito è giustificata” e Roma è “invitata a prendere le necessarie misure per rispettare il Patto di Stabilità”.

Prima della riunione il vicepresidente della commissione Ue, il lettone Valdis Dombrovskis, avrebbe chiesto al responsabile del Mef chiarezza sulle decisioni politiche evidenziando come occorra una correzione sostanziale della traiettoria di bilancio sia per il 2019 sia per il 2020. Dunque una manovra bis che però, secondo fonti del Tesoro, sarebbe esclusa dalla trattativa. Non solo: al ministero circola l’idea che la maggioranza dei governi europei non voglia andare fino in fondo.

I TEMPI E IL RUOLO DI CONTE

Il verdetto sulla procedura d’infrazione è atteso entro il 9 luglio, dunque per trovare un accordo all’interno dei confini europei c’è tempo fino a fine giugno. Di sicuro oggi a cercare di trovare sponde ci penserà anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che sarà a Malta per il sesto vertice dei Paesi del Sud Europa. E sempre oggi, secondo quanto si legge in un retroscena del Corriere della Sera, dovrebbe arrivare a Bruxelles la lettera del capo di governo in cui si confermerebbe la determinazione di Palazzo Chigi a scongiurare la procedura d’infrazione e la volontà di non ricorrere a una manovra bis né a patrimoniali. Ma l’esecutivo – rilevano i collaboratori di Conte – non si presenterà “col cappello in mano”: sarà una missiva “molto tosta” e si domanderà alla Commissione di non usare “due pesi e due misure”.

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