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Anitec-Assinform: servono più risorse per Ricerca e Innovazione ICT in Italia

Ict Italia

Il primo Rapporto su Ricerca e Innovazione ICT in Italia rivela che in Italia gli investimenti nel settore sono pochi e questo ci posiziona molto sotto la media europea

In Italia, nel 2018 le imprese dell’Information & Communication Technology (ICT) hanno investito 2,6 miliardi di euro in Ricerca e Innovazione (R&I), un dato in crescita ma ancora molto sotto la media europea. E anche se il dato 2019 dovesse confermare il trend positivo, per il 2020 rischiano di pesare gli effetti della crisi sanitaria. Gli obiettivi e le risorse del Piano di Rilancio dopo l’emergenza Covid-19 ribadiscono l’urgenza di questi interventi perché è dall’innovazione che partirà la stessa ripresa dell’economia europea.

I DATI DI ANITEC-ASSINFORM

Per guadagnare leadership tecnologica ed essere competitivi con gli altri Paesi, secondo il Rapporto di Anitec-Assinform, serve più ambizione da parte delle imprese e del governo: servirà aumentare l’investimento in R&S&I nel settore ICT di almeno 3,5 miliardi e gli stanziamenti pubblici per attività di R&S in ambito ICT (nel settore ICT e negli altri settori) di quasi mezzo miliardo nei prossimi tre anni oltre a inserire almeno 6.500 ricercatori in più. Anche il procurement pubblico innovativo può sostenere la R&S&I, con 400 milioni di euro annui, incrementali o da riallocazione di spesa ordinaria.

IL RUOLO CENTRALE DEL DIGITALE

Marco Gay, presidente di Anitec-Assinform, l’associazione per l’ICT di Confindustria, in occasione della presentazione del 1° Rapporto sulla Ricerca e Innovazione ICT in Italia in collaborazione con APRE, l’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea, ha dichiarato: “I programmi di rilancio di cui si discute oggi, sulla base del Recovery Plan che adotterà l’Unione europea, assegnano un ruolo centrale al digitale e accentuano la priorità di rafforzare gli investimenti in R&S&I ICT, puntando su una solida collaborazione tra istituzioni pubbliche e attori privati con l’obiettivo di mantenere il passo con i paesi guida. Di più vuol dire, aumentare sensibilmente le risorse. Meglio vuol dire concentrare risorse ed energie su ambiti dove maggiori sono le possibilità di sviluppare massa critica e consolidare ecosistemi tecnologici di rilevanza almeno europea. Serve una strategia più ambiziosa per la R&S&I ICT, che valuti costantemente obiettivi, percorsi e orienti gli incentivi alle maggiori potenzialità”.

INVESTIRE SUL CAPITALE UMANO

Il ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, presente all’incontro, ha commentato: “La pandemia ha accelerato il processo di transizione digitale in atto e va colta l’opportunità di governarlo per rispondere alla richiesta di una società più equa, più democratica. Il ruolo delle competenze è tornato centrale e gli iscritti alle università sono aumentati, ma c’è sempre un gap con i principali Paesi europei che siamo chiamati a colmare. Innanzitutto, vanno rafforzate le competenze specifiche spingendo molti più giovani, in particolare le donne, a orientarsi verso le facoltà di area STEM, in modo da rispondere alla crescente richiesta che arriva dai mondi della robotica, dell’intelligenza artificiale, della biomedicina, dell’energia. Ma, allo stesso tempo, bisogna intervenire per sviluppare le competenze trasversali e diffuse, sia implementando le contaminazioni tra le varie classi di laurea sia favorendo un’efficace formazione digitale di tutte le categorie di lavoratori. Senza dimenticare il fondamentale ruolo della ricerca, che deve consentire anche alle realtà industriali medie e piccole, tanto importanti per il nostro sistema economico, di attestarsi su di una dimensione tecnologica superiore. In questo senso è strategico sviluppare al massimo le potenzialità dei dottorati industriali”.

COME INTERVENIRE SECONDO ANITEC-ASSINFORM

Le politiche di intervento sulla R&S&I ICT individuate da Rapporto riguardano tre assi: interventi a sostegno dell’offerta, interventi a sostegno della domanda, e interventi “di filiera”. Sul fronte delle misure a sostegno dell’offerta le priorità riguardano l’ampliamento dei finanziamenti diretti e delle agevolazioni fiscali, l’accesso a competenze avanzate nelle tecnologie di frontiera, il potenziamento dei poli di innovazione. Sul fronte del sostegno della domanda la priorità assoluta è la riqualificazione della domanda pubblica (con un salto quantitativo e qualitativo nella riallocazione di risorse), mentre su quello delle filiere il nodo da sciogliere riguarda gli interventi trasversali e diffusi di sostegno all’innovazione.

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