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Autonomie: cosa ha detto il ministro dell’Ambiente Costa in Parlamento

Dl Clima

Lo Stato avrà un ruolo di “coordinamento”. Ora si sta negoziando per avere un testo unico per Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna “che sia sintesi delle loro richieste”. Ecco quello che ha detto il ministro Sergio Costa durante l’audizione in Parlamento sul processo di attuazione del regionalismo differenziato

Tutto ciò che ha un “senso unitario” deve rimanere allo Stato sotto forma di “coordinamento e non di regia” in modo da “controbilanciare” i poteri con le Regioni. È il pensiero del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, espresso nel corso di un’audizione davanti alla commissione parlamentare per gli Affari regionali nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul processo di attuazione del regionalismo differenziato. Costa ha commentato le varie questioni poste dalle richieste di autonomia differenziata da parte di Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Ricordiamo che nel 2017 le tre Regioni, a statuto ordinario, hanno intrapreso diverse iniziative sul tema – ai sensi dell’articolo 116, comma 3, della Costituzione – e che a febbraio 2018 hanno sottoscritto tre accordi preliminari con il Governo. In seguito il negoziato è proseguito e a febbraio scorso il ministro per gli Affari regionali, Erika Stefani, ha illustrato in Consiglio dei ministri i contenuti delle intese da firmare. Nel frattempo altre Regioni a statuto ordinario hanno iniziato il percorso per chiedere condizioni di autonomia.

Di sicuro, ha assicurato Costa, sulla materia ambientale “la negoziazione è per avere un testo unico di tutte e tre le Regioni, che sia sintesi delle loro richieste. È chiaro che qualcuno – il ministero – deve fare qualche passo avanti, e le Regioni qualche passo indietro. Questa negoziazione è in itinere, e ci sono posizioni che si ricalibrano momento per momento. Sta emergendo che le tre Regioni sono disponibili a questo tipo di ragionamento, e parlo per l’Ambiente: c’è la disponibilità a trovare un’unitarietà complessiva, e quindi a venirsi incontro”.

“ANCHE PER AMBIENTE LIVELLI ESSENZIALI PRESTAZIONI SONO ELEMENTO CARDINE”

Il responsabile del dicastero ha sottolineato che “anche per l’ambiente i Livelli essenziali delle prestazioni sono, ovviamente, un elemento cardine. Si devono individuare quei livelli minimi di gestione, controllo e valorizzazione che ogni Regione pone come target dai quali non deflettere. Ispra ci sta lavorando, ma non è facile. La negoziazione sta andando avanti“.

Costa ha poi ricordato che “già nel corso della XVII legislatura si è svolto un confronto tra le Regioni in questione, culminato nelle pre-intese del febbraio 2018, che già ipotizzavano un complesso di conferimenti nella materia ambientale” e sebbene queste intese non abbiano un valore “giuridicamente vincolante si è comunque ritenuto, d’accordo con le Regioni, di tenerne conto”. Al momento, ha proseguito, “è stato già prospettato il riconoscimento di significative forme di autonomia differenziata in campo ambientale, consistenti principalmente in una clausola generale di attribuzione di potere normativo entro il limite dei livelli essenziali di tutela stabiliti dallo Stato, e dalle esigenze di carattere ultraregionale”.

Costa ha però rilevato che “le originarie richieste regionali, in particolar modo delle Regioni Lombardia e Veneto, rivendicavano una piena attribuzione di competenze normative, anche con riguardo alle Agenzie ambientali”, e che “il ministero ha tuttavia ritenuto non accoglibile tale impostazione, poiché essa avrebbe finito per comprimere eccessivamente la possibilità per il legislatore statale di intervenire nella materia in questione. Avrebbe altresì messo in discussione gli elementi di unitarietà che devono necessariamente contrassegnare il sistema delle Agenzie ambientali”.

“SÍ A TRASFERIMENTO FUNZIONI SU TEMA RIFIUTI, TALVOLTA CON CLAUSOLA”

Si è prospettato anche il riconoscimento di forme di autonomia in campo ambientale “nel trasferimento di funzioni normative e amministrative in tema di rifiuti, in alcuni casi con la ‘clausola di cedevolezza’ al sopravvenire degli atti statali – ed è secondo me un elemento estremamente significativo – , e nel trasferimento delle funzioni amministrative, e solo queste, in materia di danno ambientale”.

Pure sul tema dei rifiuti, il ministro dell’Ambiente ha evidenziato che “le originarie richieste regionali prefiguravano in parte il trasferimento di un ampio novero di funzioni statali disciplinate principalmente dal Codice dell’ambiente. Tale impostazione ha richiesto, in sede di negoziazione, un duplice sforzo: da un lato, individuare ed escludere le funzioni attualmente statali, ritenute non trasferibili, e dall’altro quello di riformulare la disciplina delle funzioni considerate trasferibili in modo da garantire comunque il soddisfacimento di esigenze di unitarietà”.

“NO A TRASFERIMENTO A REGIONI COMPETENZE SU RISARCIMENTO DANNO AMBIENTALE”

Costa ha poi puntato l’attenzione sul danno ambientale. “Nelle proposte originarie in materia di ‘danno ambientale’ le Regioni chiedevano di acquisire anche le competenze sul risarcimento del danno – ha affermato -. Il ministero dell’Ambiente ha ritenuto tuttavia di non poter accogliere questa rivendicazione, poiché la disciplina specifica attiene a competenze esclusive dello Stato e sono escluse dalla possibilità di essere trasferite”. Esiste però un “profilo rispetto al quale il ministero ritiene ipotizzabili ulteriori aperture e riguarda quota parte del mondo delle bonifiche: la bozza ipotizza di intestare alle Regioni anzitutto poteri di proposta. Rispetto a ciò, si formula l’ipotesi di riconoscere alle Regioni la gestione amministrativa dei siti di bonifica interamente ubicati sul territorio regionale”.

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