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Chi ha incontrato Urso in America (e la polpetta avvelenata di Dagospia)

Adolfo Urso

A Washington Urso ha tenuto più di 20 incontri, muovendosi fra il Business Council, il Congresso, il Dipartimento di Stato

Il 12 settembre Adolfo Urso, presidente del Copasir e senatore di Fratelli d’Italia, è volato a Washington, per presentare, ufficialmente il programma di Giorgia Meloni. Una prova, dovrebbe essere, dei rapporti che intercorrono tra il partito con cui Urso è candidato, Fratelli d’Italia, e l’America. E dunque una prova di quanto il partito di Meloni promette: continuo sostegno all’Ucraina e nessun legame con la Russia, come da agenda Draghi.

Un viaggio, però, secondo Dagospia, che non solo “viola il suo mandato di presidente del Copasir”, ma che non avrebbe avuto nemmeno il benestare di Giorgia Meloni. 

Andiamo per gradi.

Cosa ha fatto Adolfo Urso

Nella capitale americana, Urso si è mosso fra il Business Council, il Congresso, il Dipartimento di Stato. “Da oggi a Washington per tre giorni di incontri in cui illustreró il programma di Giorgia Meloni in politica estera, difesa e sicurezza e sui temi della cooperazione scientifica, tecnologica, economica e industriale. Previsti oltre venti incontri e una videoconferenza con la comunità italiana negli Usa”, scriveva Urso sui social il 12 Settembre.

Gli incontri di Urso

Adolfo Urso ha avviato la sua missione americana, incontrando l’ambasciatrice Paula Dobrianky, già sottosegretario di Stato e vice presidente dell’Atlantic Council. Al centro delle loro discussioni la “crisi in Ucraina ma anche il ruolo dell’Italia nei Balcani e nel Mediterraneo, la crisi energetica e l’Africa. Libia priorità nazionale”, racconta Urso sulle sue pagine social.

Nel tour americano, Urso ha incontrato il presidente della Niaf Robert Allegrini e il direttivo dell’associazione che riunisce la Comunità italiana a cui aderiscono 40 parlamentari americani.

Gli incontri successivi vedono Urso con Bonnie Glick, di Kranch Institute ok diplomaticy, e Barry Powel di Rand Corporation, il think tank della Difesa Usa. “Con loro e con i rappresentati di altri think tank americani – spiega il senatore – abbiamo affrontato le tematiche di prioritario interesse di sicurezza e difesa dell’Occidente, anche in riferimento alla guerra cibernetica e alla sovranità energetica, tecnologica e produttiva. Tra l’altro, anche con i rappresentanti di Center for European policy Analysis, Global Commody strategy and Middle East and North Africa (Mena), Jamestown Foundation, Beacon Global Strategy, Centre for Maritime strategy, German Marshall Foundation, American Interprise, Atlantic Council, Heritage Institute”.

Urso ha poi avuto un colloquio con Dan Twinning, direttore di IRI, la fondazione a lungo presieduta da McCain con cui è gemellata la nostra Fondazione Farefuturo.

Al senato, Urso ha incontrato il Sen. Richard Shelby, repubblicano, vice presidente commissione appropriations. Insieme con lui i senatori Deb Fischer e Tommy Tuberville, membri della Commissione Difesa. E in precedenza, Urso ha avuto colloqui con il senatore Rick Scott, esponente delle commissioni Difesa e homeland security, e con il senatore Roger Marshall, membro della Commissione Energia.

Tra i senatori, Urso ha anche incontrato Mark Warner, democratico, presidente della commissione intelligence del Senato, e Richard Burr, anch’egli esponente della stessa commissione. I colloqui si sono concentrati sul programma di politica estera di Giorgia Meloni, e con gli americani, si è trovata “piena sintonia sui principali dossier internazionali: sostegno all’Ucraina, cooperazione per la sicurezza energetica, azione comune per fronteggiare l’espansionismo russo e cinese nel Mediterraneo e in Africa. Sempre più saldi i rapporti tra Italia e Stati Uniti!”, scrive Urso su Facebook.

Urso ha poi incontrato il presidente della Commissione intelligence del Senato, sen. Mark Warner, democratico, e Richard Burr, repubblicano, con cui ha affrontato i temi della sicurezza e della Difesa comune. A questi e al Dipartimento di Stato, Urso ha anche chiesto che si faccia chiarezza sul dossier sui finanziamenti russi a partiti ed esponenti politici di alcuni Paesi (e di questo discuterà come Presidente Copasi venerdì mattina, nel corso di un audizione del sottosegretario Gabrielli).

Il bigliettino di Kurt

Particolarmente proficuo, almeno per sottolineare la posizione di Urso e di Fratelli d’Italia in merito alla questione Ucraina, l’incontro con l’ambasciatore Volker, l’ex ambasciatore Usa presso la Nato, che ad Urso ha consegnato un bigliettino con scritto: “Prego sentiti libero di dire dopo alla stampa che ci siamo incontrati e che sono certo che Fratelli d’Italia e tu personalmente siete impegnati con la Nato, Ukrania, e l’Eurooa… e che FdI ha zero legami con la Russia”.

Cosa scrive Dagospia

Ma se è vero che il Senatore, anche in missione, non si è sottratto agli impegni da Presidente Copasir, Dagospia sostiene che annunciare il volo a Washington per presentare il programma di Meloni “viola il suo mandato di presidente del Copasir, che è il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica che esercita il controllo sull’operato dei servizi segreti italiani”.

“A presiedere tale organismo è un esponente dell’opposizione, appunto Adolfo Urso. Ecco: che ci azzecca il controllo dei servizi e volare a Washington per decantare il governo in pectore di Giorgia Meloni?”, aggiunge Dagospia. 

E ancora. Sempre il quotidiano di Roberto D’agostino, mette la pulce nell’orecchio: “a Dagospia risulta che la Draghetta (Giorgia Meloni, ndr) non abbia dato mandato a Urso di recarsi a Washington per illustrare glorie e splendori di Fratelli d’Italia. Del resto, la stessa Meloni non ha una gran stima dell’ex finiano, legatissimo all’ex ministro di Alleanza Nazionale Altero Mattioli, trasformatosi poi in un imprenditore che, per anni, è stato in affari con l’Iran”.

“A Washington – aggiunge Dago –  sono infatti perplessi (eufemismo) sulla visita di Urso, presidente di un organismo di un governo dimissionario. Quindi i suoi decantati incontri americani saranno con esponenti a livello istituzionale del Copasir. Niente di più. Su politica industriale, difesa e Deep State, si sa, che Donna Giorgia si è sempre affidata al suo consigliori Guidone Crosetto – e i due infatti non si parlano granché”.

 

 

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