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Chi rientra e chi è escluso dal DL Ristori bis. New entry, risorse limitate e silenzio sui liberi professionisti

anima confindustria bilancio 2021

Dopo l’insurrezione degli esercizi esclusi tra i codici Ateco indicati nella prima tranche di indennizzi del DL Ristori, con il decreto bis entrato ieri in Gazzetta ci sono molte new entry, ma restano fuori tante attività perché le risorse sono insufficienti. Grave la mancanza di soluzioni per il mondo dei liberi professionisti

Il DL Ristori bis, che prevede ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, giustizia, e sostegno ai lavoratori e alle imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19, è entrato ieri in Gazzetta Ufficiale. Sono in molti a sperare di rientrare nelle nuove categorie inserite del decreto, soprattutto coloro che non sono rientrate nei codici Ateco indicati nella prima tranche di indennizzi del DL Ristori. Il problema è che le risorse sono limitate. Per questo, secondo Il Sole 24 Ore, “non si esclude che il governo decida di procedere nella direzione di una nuova richiesta di scostamento al parlamento (sarebbe la quinta in sette mesi di lotta al coronavirus)”.

CHI ERA RIMASTO FUORI

Dalla prima versione del DL Ristori, come riportato dal Sole 24 Ore, erano già rimasti fuori i circoli Arci e Acli che chiedono aiuti per il Terzo settore, le lavanderie industriali, circa 100 mila imprese tra pizzerie al taglio e rosticcerie e molte aziende del settore eventi non corrisponderebbero a nessuno degli Ateco in elenco. Esclusi anche i bus turistici, i bar nelle scuole, la ristorazione collettiva, i fornitori dei distributori automatici, le dimore storiche e i B&B della Campania che lavorano, grazie a una legge regionale, senza partita Iva. Come ricorda Linkiesta, da Confcommercio e Confartigianato è arrivata la proposta di superare il metodo basato sui codici Ateco, ragionando invece in una logica di filiere. Confesercenti, invece, ha compilato una lista degli esclusi dal primo decreto. Anche i sindacati segnalato l’esclusione delle partite Iva, cococo, operai agricoli a tempo determinato, colf e badanti, gli stagionali marittimi, gli autonomi iscritti alla gestione separata, i somministrati del turismo e alcuni autonomi dello spettacolo per i quali non è prevista l’indennità Covid.

LE NEW ENTRY

Le liste Ateco del DL Ristori bis sono due: una valida per tutto il territorio nazionale (e integra quella già pubblicata per il DL Ristori) e un’altra valida per le attività che si trovano nelle zone rosse e arancioni. In totale si tratta di 130 tipologie di attività commerciali. Alla prima lista sono state aggiunte circa 20 categorie, come taxi e lavanderie industriali (che già erano insorte), autobus turistici, musei, scuole di danza. Alla seconda lista si aggiungono altre 57 categorie, comprese tutte quelle attività costrette a chiudere, ma anche alcune attività messe in stop come le agenzie matrimoniali e i centri estetici. Nonostante ciò non mancano i delusi per non essere presenti nemmeno questa volta tra i codici Ateco e senza quindi la possibilità di ricevere gli aiuti a fondo perduto.

I LIBERI PROFESSIONISTI

Il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, davanti alle Commissioni riunite Bilancio e Finanze, ha dichiarato: “La nuova ondata della pandemia non distingue i codici Ateco, ma colpisce indiscriminatamente tutti i settori economici. Il DL Ristori si ferma sulla superficie del problema, perché dietro ogni esercizio costretto a chiudere per contenere la diffusione del contagio si bloccano anche tutte le altre attività economiche connesse, a cominciare dal lavoro dei liberi professionisti che assistono le imprese. Quindi, la scelta del Governo di indennizzare solo le attività chiuse per decreto abbandona a sé stessi interi comparti produttivi che vedono crollare i loro fatturati”. Si rischia così di “aumentare le disuguaglianze economiche e le tensioni sociali che stanno emergendo di questa nuova, drammatica emergenza epidemiologica. Lavoratori autonomi e liberi professionisti restano ancora una volta esclusi da qualsiasi sostegno straordinario e sono privi di ammortizzatori sociali, tanto presso le Casse di previdenza quanto presso la Gestione separata Inps. Di fronte a questa pandemia non si può procedere secondo criteri selettivi, ma occorre strutturare un indennizzo universale a fondo perduto per tutte le attività economiche, compresi i liberi professionisti, che sia parametrato sull’effettiva contrazione del fatturato”.

LA PROPOSTA DI BRUNETTA

All’appello già lanciato da Confcommercio si aggiunge anche il forzista Renato Brunetta che ha twittato la proposta di un piano di scostamento di bilancio per 50 miliardi (20 per gli ultimi mesi di quest’anno e almeno 30 per il prossimo semestre 2021) in grado di dare la misura del “whatever it takes” dell’Italia per l’Italia per un vero risarcimento alle imprese.

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