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La complicata applicazione del Piano Scuola nella Regione Lazio

scuola

In merito alle linee guida per il Piano Scuola 2020-2021, l’Associazione nazionale presidi (ANP) del Lazio denuncia che “Il 30% degli edifici è inadeguato a garantire le distanze”, ovvero una scuola su tre, entro settembre, necessita di lavori di ristrutturazione per l’adeguamento degli spazi in funzione delle misure di sicurezza anticoronavirus


Il presidente dell’ANP Lazio, Mario Rusconi – recentemente insignito dal presidente della Repubblica dell’onorificenza di Commendatore – dopo aver già annunciato in aprile che il problema maggiore riguarda la questione della capienza dei locali scolastici, ha spiegato che è stata avviata un’operazione di monitoraggio nazionale per venire incontro alle richieste e per conoscere le difficoltà di tutti quegli istituti che non possono garantire pienamente il rispetto delle norme di sicurezza previste dal Comitato Tecnico Scientifico. In molti casi, continua Rusconi, “è necessario prevedere il reperimento e l’uso di spazi esterni alla scuola, con l’impiego di locali non utilizzati da altre strutture o la messa in opera di tensostrutture”. Per questo l’ANP ha chiesto “interventi tempestivi fin da subito”. “Poiché le scuole cominceranno a funzionare con gli studenti sin dal primo settembre, con i corsi di recupero per gli alunni ammessi alle classi successive con insufficienze – conclude Rusconi – pensiamo che il tempo utilizzabile da oggi fino alla fine di agosto sia estremamente esiguo per garantire il diritto allo studio e venire incontro alle necessità delle famiglie”.

COSA HA DETTO LA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE MATTIA

Anche Eleonora Mattia, presidente della IX Commissione consiliare permanente del Consiglio regionale del Lazio “Lavoro, formazione, politiche giovanili, pari opportunità, istruzione, diritto allo studio” condivide le parole di Rusconi e non nasconde una certa preoccupazione se non si sfrutterà bene e con concretezza ogni minuto che passa da ora a settembre. “Con le nuove regole, il diritto allo studio rischia di non essere garantito e le Istituzioni sono chiamate per questo a un impegno eccezionale. Le iniziative intraprese finora dalla Regione Lazio, sin dai primi giorni del lockdown, per le bambine e i bambini, i ragazzi e le ragazze del nostro territorio, sono in linea con le azioni intraprese a livello nazionale: un grande investimento sul sistema dell’infanzia con 14 milioni per gli asili nido, i bonus per gli studenti per l’acquisto dei libri scolastici e della strumentazione tecnologica per la didattica a distanza, il sostegno per i tirocinanti, il piano famiglie, infanzia e adolescenza che permette a oltre 40 mila famiglie di sostenere le spese dei centri estivi o altre attività educative. Grazie a questo impegno della Regione Lazio e ai fondi stanziati dal Governo abbiamo l’opportunità di avviare un cambiamento radicale. Un lavoro che si definirà ulteriormente e ancora più concretamente nella nostra regione con l’approvazione della proposta di legge sulla fascia 0-6 anni, licenziata pochi giorni fa in IX Commissione, che avrà il grande potere di ridurre le diseguaglianze sociali, investendo sull’educazione dei più piccoli. Una legge ambiziosa che riforma integralmente, dopo 40 anni dall’ultima normativa, il sistema dei servizi educativi per l’infanzia con progetti mirati, inclusivi e innovativi – come i nidi domestici ma anche i servizi in natura, anticipando le esigenze emerse con il Covid – e un massiccio investimento economico che andrà verso il progressivo abbattimento delle rette” conclude.

COME FUNZIONA IL PIANO NEL LAZIO

La Regione Lazio sostiene il contrasto alla dispersione scolastica e all’esclusione sociale degli studenti, attraverso contributi economici destinati a iniziative e progetti a sostegno della didattica e azioni di innovazione nei contenuti, nei programmi, nelle metodologie e negli strumenti, nonché di prevenzione, di intervento e di compensazione, così come indicato nella Strategia Europa 2020.

Le azioni previste riguardano: qualificazione degli standard di insegnamento, rafforzamento della professionalità dei docenti, sviluppo delle capacità progettuali degli istituti scolastici, sviluppo di una scuola delle competenze, attraverso la diffusione della metodologia laboratoriale, mobilità internazionale degli studenti, corsi specialistici di lingua, relazioni internazionali e progetti condivisi tra scuole italiane e straniere, diffusione della piattaforma per insegnanti e-twinning, diffusione delle arti performative (musica, danza, teatro) come strumenti educativi. Qui tutti i progetti speciali per le scuole.

Gli obiettivi sono: sviluppare l’innovazione della didattica, innalzare le qualità del sistema regionale, incrementare le opportunità degli studenti di permanenza negli studi, di inserimento e inclusione sociale, di progettazione di percorsi di crescita formativa e professionale. Il numero di scuole che vengono raggiunte dall’intervento è stimato in minimo 3.000.

IL PIANO SCUOLA E I FONDI A DISPOSIZIONE

Come si legge nel documento elaborato dalla Presidenza del Consiglio: “A livello provinciale, metropolitano e comunale, si organizzeranno apposite Conferenze dei servizi, su iniziativa dell’Ente locale competente, con il coinvolgimento dei dirigenti scolastici, finalizzate ad analizzare le criticità delle istituzioni scolastiche che insistono sul territorio di riferimento delle conferenze. Lo scopo sarà quello di raccogliere le istanze provenienti dalle scuole con particolare riferimento a spazi, arredi, edilizia al fine, di individuare modalità, interventi e soluzioni che tengano conto delle risorse disponibili sul territorio in risposta ai bisogni espressi. Tali Conferenze dei servizi, nelle aree ad alta urbanizzazione come le città metropolitane, potranno anche essere organizzate con specifiche sotto articolazioni. Tutti gli interventi straordinari che si rendessero necessari per assicurare la soluzione di criticità emerse in vista dell’avvio dell’anno scolastico, e che non siano già previsti, dovranno trovare adeguata copertura finanziaria”. Ma come?

La risposta si trova sempre nel Piano Scuola“Il Governo è costantemente impegnato nel reperimento delle risorse necessarie per garantire il corretto avvio dell’anno scolastico. In tal senso, si fa presente che l’art. 235 del d.l. 34/2020, in aggiunta agli stanziamenti di cui gli arti. 231, 232 e 233 e di altre fonti di finanziamento, anche di origine comunitaria, istituisce presso il Ministero dell’Istruzione un apposito fondo, denominato “Fondo per l’emergenza epidemiologica da COVID-19”, con lo stanziamento complessivo attualmente pari a 1 miliardo di euro, allo scopo di adottare le opportune misure per la riapertura delle istituzioni scolastiche, contenendo il rischio epidemiologico”. Il successo del Piano Scuola dipende dunque dalla capacità di dialogo tra Governo, Regione e strutture scolastiche durante i pochi giorni che ci separano dalla riapertura di settembre. Nonché dalla capacità del Governo di trovare effettivamente i fondi necessari per interventi tempestivi che permettano alle scuole di garantire a tutti il diritto allo studio.

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