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Coronavirus, com’è cambiato il lavoro di chi fa public affairs?

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Policymaker Magazine lo ha chiesto a quattro grandi società del settore public affairs: Cattaneo e Zanetto, Comin & Partners, Nomos, VerA

Il lockdown e il necessario aumento dell’uso del web non ha creato ostacoli ai professionisti delle pubbliche relazioni che anzi in queste settimane hanno visto crescere la quantità di lavoro a causa della mole di provvedimenti varati.

Le società di public affairs hanno dunque fatto di necessità virtù e sebbene ora sia prematuro esprimere un giudizio esaustivo, pure un primo parziale bilancio si può fare individuando elementi di cui far tesoro e altri che potrebbero integrare e parzialmente cambiare il modus operandiPolicymaker Magazine ha chiesto alle maggiori società di pubbliche relazioni com’è andata la fase 1 della pandemia e insegnamenti ne hanno tratto.

CATTANEO E ZANETTO

“Ciò che abbiamo imparato durante la crisi è che le campagne di public affairs possono essere efficaci anche a distanza” esordisce Paolo Zanetto, founding partner della società Cattaneo e Zanetto che opera in ambito di public affairslobbying e political intelligence. In un mestiere fatto soprattutto di  incontri fisici “abbiamo dovuto trovare il modo di portare il coinvolgimento emotivo a legislatori e regolatori”. Del resto, “i professionisti adattano messaggi e strumenti, lavorando ancora più a stretto contatto con le terze parti e mostrando l’impatto dei dossier sulle persone”.

Da parte loro “politici e istituzioni hanno abbracciato lo smart working” e le video conferenze “sono diventate la norma nell’ambito di processi decisionali critici (es. Consiglio Ue, G20) così come nel rapporto tra policymaker e stakeholder privati”. Per il policymaker, assicura Zanetto, “la relazione con gli stakeholder in modalità virtuale è meno profonda ma è efficiente sul piano di tempo e sforzo”. Dunque “le campagne di lobbying proseguono anche nel distanziamento: si tratta di adattare messaggi e modalità, per esempio coinvolgendo nelle videoconference anche le terze parti a supporto”. Certamente “la grande pandemia avrà effetti sul contesto d’impresa che vanno ben oltre il breve periodo” ed ecco che occorre “capire in anticipo quali cambiamenti permettono all’impresa di adattare in tempo strategie e comportamenti, inseguendo il vantaggio competitivo e minimizzando i rischi”.

COMIN & PARTNERS

Secondo Gianluca Giansante, partner dell’azienda di pubbliche relazioni Comin & Partners, “non solo il lavoro si è confermato ma anzi è aumentato in quanto è cresciuto il bisogno informativo delle aziende che hanno avuto e hanno necessità di trovare una risposta di fronte alla gran mole di provvedimenti e alla rapida evoluzione del contesto normativo”. Inoltre, “si è operato sul fronte della capacità di analisi e della lettura di tipo previsionale rispetto al futuro. Si tratta di una parte importante del lavoro fatto, oltre ovviamente al supporto per le aziende rispetto alle attività istituzionali. Si tratta di due ambiti in cui l’attività è di certo cresciuta”.

Realtà come le nostre — spiega Giansante —, che si occupano di media e comunicazione, di relazioni istituzionali e di digitale, hanno messo insieme questi strumenti sia per l’analisi e la lettura dello scenario sia per la capacità di svolgere un ruolo in termini di comunicazione e di advocacy”. Giansante sottolinea che “l’utilizzo di piattaforme web per gli appuntamenti ha portato all’aumento sia della qualità sia della quantità della partecipazione in termini di relatori e in termini di ospiti partecipanti”. Di sicuro, ammette, “in questa nuova modalità viene meno l’elemento relazionale rispetto all’incontro fisico dunque abbiamo fatto in modo di inserire modalità interattive per favorire lo scambio”. È importante notare che, “proprio perché è più facile organizzare e partecipare ad attività online è aumentata anche la concorrenza e dunque per avere un buon ritorno è necessario accrescere la qualità dell’offerta”.

NOMOS

Il lockdown non ha trovato impreparati i professionisti del centro studi parlamentari Nomos. “Noi ci eravamo già attrezzati per lo smart working e dunque dal 10 marzo abbiamo cominciato a lavorare da casa senza alcun problema con lo schermo virtuale, il miglior modo per incontrarci a distanza” spiega l’amministratore delegato di Nomos, Luca Soncini. Anche in questo caso è aumentato il lavoro “perché la mole normativa è cresciuta anche da parte delle Regioni”.

Soncini sottolinea: “Abbiamo notato che la produttività da casa è maggiore. Da lunedì il nostro ufficio ha riaperto, dopo essere stato messo in sicurezza, ma solo sei postazioni saranno utilizzabili perciò alcuni continueranno a lavorare da remoto. Il nostro mestiere non cambierà ma il luogo fisico da cui si opera potrebbe cambiare mantenendo una sede più piccola e di rappresentanza e investendo ancora di più in hardware e software per lavorare da casa”.

Per quanto riguarda l’esperienza professionale delle ultime settimane, l’ad di Nomos rileva: “In questo periodo abbiamo migliorato il contatto con il cliente, prima limitato a mail, report e valutazioni scritte. C’è stato un contatto più assiduo, spesso quotidiano. E i clienti hanno reagito tutti bene capendo l’importanza di comunicare in un momento tanto difficile. Lo hanno compreso anche quelle realtà presenti nei territori più duramente colpiti dall’epidemia”.

Soncini non ha dubbi: “Sono certo che il lavoro cambierà e che arriveremo a nuovi prodotti, a nuovi strumenti, a nuovi modi di interagire. Credo comunque che solo verso gennaio-febbraio potremo avremo un quadro più chiaro di tutti questi mutamenti e del modo in cui far fruttare questa esperienza che ci ha insegnato molto pur in tutta la sua drammaticità”.

VERA

“Per le attività di pubbliche relazioni, sia sul fronte corporate sia su quello delle relazioni istituzionali, può capitare che in un momento di crisi possa andare meglio” commenta Francesco Schlitzer, fondatore di VerA, società che opera nelle relazioni e strategie per l’impresa responsabile. Per quanto riguarda le attività istituzionali “abbiamo registrato una intensa attività legata ai numerosi decreti varati e relativi a molti comparti industriali. Si è lavorato bene con call e videoconferenze e anche i nostri clienti sono riusciti ad adattarsi senza problemi: del resto gli imprenditori sono sempre più veloci del sistema istituzionale”.

Schlitzer evidenzia poi un ulteriore spunto, che riguarda strettamente l’attività lobbistica: “In queste settimane si è dimostrata l’inutilità del registro delle lobby (di cui si discute da anni ormai, ndr). Io sono convinto da tempo ormai che si può sviluppare le attività di lobbying senza bisogno di frequentare i corridoi. È un vecchio modo di operare e il lockdown ha fatto vedere chiaramente che il registro è cosa irrilevante”.

Per quanto attiene alla comunicazione, l’ad di VerA ricorda che “alcune industrie hanno avuto un calo evidente e dunque hanno ridotto gli investimenti. Si pensi all’automotive o al settore turistico. Comunque — conclude Schlitzer — credo che il problema vero non si vivrà in queste settimane ma tra 6 mesi o 1 anno perché a mio parere non si è capito che ci può essere un effetto domino delle filiere. Adesso si tende a resistere”.

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