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Coronavirus, cosa hanno deciso le regioni sull’obbligo delle mascherine

mascherine

Cos’hanno deciso la Lombardia e altre Regioni sull’obbligo delle mascherine per coprire naso e bocca fuori casa. Intanto Palazzo Chigi non ha una posizione chiara e attende segnali dall’Oms


Mascherine obbligatorie per uscire di casa, solo negli esercizi commerciali, solo nelle rivendite di beni alimentari mentre qualcuno sta valutando il da farsi e altri non si pronunciano. A riempire i giorni degli italiani, costretti a casa — chi può — a causa dell’emergenza coronavirus anche il dibattito e le polemiche sull’uso di dispositivi per proteggere naso e bocca nel tentativo di arginare il contagio del virus. Mentre si spera in una decisione del governo che superi le singole ordinanze regionali, magari sulla spinta dell’Oms che finora non ne ha raccomandato l’uso per tutti, vediamo cosa sta accadendo nel Paese.

L’ORDINANZA DELLA LOMBARDIA

L’ordinanza approvata sabato dalla Regione Lombardia obbliga i cittadini a uscire di casa proteggendo naso e bocca, con mascherina o “qualunque altro indumento”, ad esempio sciarpe o foulard, come ha specificato lo stesso governatore Attilio Fontana. Inoltre il provvedimento “obbliga gli esercizi commerciali aperti a fornire ai clienti guanti monouso e soluzioni idroalcoliche per le mani”.

COME SI STANNO MUOVENDO LE ALTRE REGIONI

Il governatore della Toscana, Enrico Rossi, ha annunciato ieri mattina su Facebook — dopo averlo escluso solo il giorno prima — di voler fare “un’ordinanza che renda obbligatorio l’uso della mascherina all’esterno delle abitazioni”. Nello specifico il provvedimento sarà “esecutivo Comune per Comune a partire dalla data nella quale il Comune stesso ci comunicherà di avere effettuato la consegna a domicilio dei dispositivi, tre a testa” per un totale di 10 milioni. La decisione, h spiegato lo stesso presidente, presa dopo aver letto di “troppi comportamenti sbagliati da parte dei cittadini”. In tal modo, peraltro, Rossi vuole “colpire anche l’odiosa speculazione che in certi casi sulle mascherine si è registrata anche in Toscana”.

In Piemonte il governatore Alberto Cirio, supportato dall’unità di crisi regionale, ha stabilito l’obbligo — anche dei guanti — da mercoledì prossimo per le categorie più a contatto con il pubblico, dunque il personale addetto alla vendita in negozi, mercati e supermercati. Uso solo raccomandato, invece, per i clienti che potranno anche optare per indumenti, come in Lombardia.

Il Veneto ha deciso invece l’obbligo di indossare mascherine per chiunque si trovi in supermercati o in mercati, sia all’aperto sia al chiuso

In Alto Adige l’obbligo di coprire naso e bocca esiste anche per chi va in strada ma non è prevista una multa in caso di inosservanza

E se in Valle D’Aosta già da alcuni giorni tutti devono coprire naso e bocca all’interno dei negozi — anche i clienti —, lo stesso accade in Friuli Venezia Giulia ma solo nelle rivendite di beni alimentari

In Liguria il governatore Giovanni Toti non ha emanato finora alcun obbligo ma ha annunciato da giovedì 9 aprile una distribuzione gratuita a tappeto di mascherine; in Campania si sta valutando il da farsi.

E PALAZZO CHIGI?

Ancora nessuna indicazione ufficiale, come dicevamo, dal governo che anzi mostra al suo interno una forte indecisione. Sabato Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile, dipartimento di Palazzo Chigi, durante la conferenza stampa ha affermato di non indossare la mascherina ma di rispettare il distanziamento sociale. Parole parzialmente smentite ieri — nella stessa occasione — quando ha spiegato di non portarla “perché negli ambienti in cui mi trovo posso rispettare le misure di distanziamento sociale” aggiungendo poi che “l’ordinanza della Lombardia va rispettata”. Concetto sposato anche dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che però ha espresso disorientamento per “le indicazioni opposte di governatore e Protezione Civile”.

COSA NE PENSA L’OMS

Un’indicazione certa dovrebbe arrivare — si spera a breve — dall’Organizzazione mondiale della Sanità. A parlarne alla Bbc pochi giorni fa l’infettivologo David Heymann, che fa pare di un gruppo di consulenti dell’Oms e che ha diretto l’Organizzazione durante l’emergenza Sars. “L’Oms sta riaprendo la discussione esaminando le nuove prove per vedere se dovrebbe esserci un cambiamento nel modo in cui consiglia l’uso delle mascherine” ha detto Heymann riferendosi a uno studio del Mit di Boston secondo cui le goccioline emesse con tosse o starnuti possono viaggiare nell’aria per diversi metri. Se effettivamente si dimostrasse che la distanza minima di 1 metro da chi tossisce o starnutisce consigliata dall’Oms non fosse sufficiente allora “è possibile che indossare una mascherina sia altrettanto efficace o più efficace della distanza” fra le persone.

Da non dimenticare poi che gli scienziati dell’Accademie delle Scienze degli Stati Uniti hanno riferito di studi preliminari che porterebbero ad affermare che il virus riesce a viaggiare nell’aria anche solo con il respiro: è stato trovato in campioni d’aria raccolti a più di 1,8 metri di distanza fra due pazienti affetti da Covid-19.

IL FABBISOGNO

Secondo un calcolo fornito dall’ufficio del commissario all’emergenza, Domenico Arcuri, prima che arrivasse l’ordinanza lombarda il fabbisogno di mascherine sarebbe di 90 milioni di pezzi al mese per quelle chirurgiche e di circa 30-40 milioni per le FFP2, più protettive e necessarie negli ospedali.

LA PRODUZIONE

Nel nostro Paese lo stop alla produzione di mascherine chirurgiche è arrivato 15 anni fa e ora diverse aziende hanno riconvertito la propria attività. Attualmente, secondo il presidente dell’Istutto superiore di sanità Silvio Brusaferro che ha fornito i dati durante la conferenza stampa di ieri, sono state autorizzate 79 imprese.

Peraltro la necessità ha spinto il governo — solo per questo periodo emergenziale — a derogare all’obbligo del bollino CE, procedura che richiede diversi mesi. Dunque ora un’azienda che decida di produrre mascherine deve essere autorizzata dall’Iss o dall’Inail, previo invio di un’autocertificazione insieme a una perizia tecnica che confermi il rispetto degli standard di sicurezza. Una modalità che in genere necessità di una settimana di tempo.

 

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