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Cosa è la flat tax incrementale (e cosa cambia per le partite Iva)

Flat Tax

Fratelli d’Italia propone una flat tax incrementale: cosa è, chi riguarderebbe e quanto costerebbe 

Si fa presto a dire flat tax. In campagna elettorale, il centrodestra ha presentato tre proposte diverse di flat tax. Giorgia Meloni ha puntato sulla flat tax incremetale, Matteo Salvini su quella al 15% e Silvio Berlusconi al 23%.
Dato che Fratelli d’Italia è il primo partito della coalizione e che i soldi in cassa non sono abbastanza per finanziare le flat tax salviniane o berlusconiane, è prevedibile che il nuovo governo punti ad approvare in prima battuta la flat tax incrementale, nonostante le perplessità del il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, sulla tassa piatta.

Cosa è la flat tax

Si tratta di una misura che si contrappone al sistema storico del criterio proporzionale di tassazione, ovvero quello attuale, uscito dalla legge di Bilancio 2022 (che prevede 4 scaglioni Irpef).

Il principio di questa nuova imposta prevede un’aliquota unica da applicare ai differenti livelli di reddito, come già avviene per le partite Iva con ricavi inferiori a 65mila euro e che rientrano in un regime forfettario del 15% (che è del 5% per i primi 5 anni di attività).

La flat tax incrementale proposta da Fratelli d’Italia

L’idea del centrodestra prevede di innalzare il tetto massimo dei 65 mila euro a 100 mila. La flat tax incrementale si applicherebbe, dunque, “su incremento di reddito rispetto alle annualità precedenti, con la prospettiva di ulteriore ampliamento per famiglie e imprese”.  In pratica, il governo intende mantenere per ora le aliquote Irpef attualmente in vigore ed introdurre un prelievo piatto del 15% su tutto quello che si è guadagnato in più rispetto all’anno precedente.

Chi riguarda la flat tax di Giorgia Meloni

La misura riguarderebbe:

  • i lavoratori dipendenti che hanno un aumento temporaneo degli orari straordinari di un anno rispetto all’altro e che vedrebbero detassate al 15% queste ore lavorate in più. Per la sola durata di un anno, la detassazione riguarderebbe anche le promozioni con relativo incremento di stipendio (12 mesi dopo, però questo aumento di stipendio ricadrebbe nelle aliquote Irpef);
  • i lavoratori autonomi con reddito superiore ai 65 mila euro, che ampliano la clientela e dunque il reddito da un anno all’altro.

Tutti coloro che hanno un reddito inferiore a questo tetto, come detto più sopra, hanno già la tassa piatta

La flat tax al 15% proposta dalla Lega

La flat tax incrementale, quella per cui molto probabilmente si opterà, è ben diversa da quella proposta da Matteo Salvini, da attuare con tre differenti step. Il primo riguarda proprio la flat tax incrementale che, come si legge nel programma della Lega, “assoggetta a imposta sostitutiva gli incrementi di Irpef e Ires, incentivando l’emersione dell’economia sommersa e non penalizzando la crescita delle aziende”. Successivamente verrebbe approvata una flat tax per le famiglie fiscali con un accorpamento delle tre aliquote più basse e con l’introduzione per due anni della flat tax sul reddito incrementale Irpef e Ires, oltre alla riduzione dell’Ires al 20%. L’ultimo step consisterebbe nella flat tax al 15% per tutte le persone fisiche e giuridiche, senza limiti di reddito.

La flat tax al 23% proposta da Forza Italia

La flat tax “azzurra” è, invece, una” tassa piatta” al 23% per tutti, che poi calerebbe al 15% in base ai risultati. Avrebbe un costo complessivo di 50 miliardi che verrebbe compensata dall’emersione del nero. Silvio Berlusconi ha spiegato in più occasioni che la progressività, sancita dall’articolo 32 della Costituzione, sarebbe garantita dal fatto che i primi 13mila euro di reddito sarebbero esentasse per tutti.

I favorevoli e i contrari alla flat tax

La flat tax, spiegano i proponenti, riduce la pressione fiscale per le famiglie che, così, avrebbero un maggiore potere d’acquisto, ma anche le imprese che potrebbero programmare investimenti che stimolerebbero la crescita. Se, nel lungo periodo, la flat tax potrebbe effettivamente ridurre l’evasione fiscale, nel breve periodo potrebbe far schizzare ulteriormente il debito pubblico.

I contrari a questo provvedimento, ossia tutto il centrosinistra inclusi il M5S e il Terzo Polo, ritengono che una tassa uguale per tutti sarebbe a vantaggio solo di chi è già benestante.

La critica di Bonomi

C’è chi pensa che la flat tax sarebbe economicamente insostenibile. Non possiamo permetterci immaginifiche flat tax. Non possiamo permetterci nuovi strumenti di prepensionamento. Non si possono ammettere follie per evitare l’incontrollata crescita di debito e deficit”, ha affermato Carlo Bonomi, Presidente di Confindustria, con particolare riferimento alle proposte di Salvini e Berlusconi.

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