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Covid, perché in Italia la mortalità è così alta?

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Per Rasi, ex direttore esecutivo dell’Ema, l’alta mortalità per Covid in Italia potrebbe dipendere dall’inciampo iniziale della campagna vaccinale e dall’approccio sbagliato alla cura della malattia

Durante la prima ondata, abbiamo avuto una tempesta perfetta: siamo stati il primo Stato occidentale a scoprirsi “malato” di Coronavirus, che si è anche diffuso in paesini con un’alta concentrazione di anziani; probabilmente abbiamo anche pagato lo scotto di non possedere un piano pandemico aggiornato e sono stati commessi errori che hanno permesso al virus di entrare nelle RSA. Ma anche nelle ondate successive, a fine estate e dopo Natale e Pasqua, la mortalità per Covid in Italia è rimasta incredibilmente alta. E su questo, quando tutto sarà finito, occorrerà far luce. Ma intanto cosa ne pensano gli esperti?

L’INCREDIBILE MORTALITÀ PER COVID NEL ‘BEL PAESE’

Se lo è chiesto pure Guido Rasi, ex direttore esecutivo dell’Agenzia del farmaco italiana, oggi consulente del commissario per l’emergenza Coronavirus, nonché direttore scientifico del provider di educazione continua in medicina Sanità In-Formazione, gruppo Consulcesi: “In Italia, dove le strutture sanitarie ci sono, i medici ci sono e ci sono degli ottimi clinici, mi si deve spiegare perché la mortalità per Covid-19 è così alta”. Secondo l’ex membro dell’Ema “Qualcosa non deve aver funzionato in termini di standardizzazione delle cure – ha osservato – perché non è possibile che si muoia così tanto”.

Il fenomeno probabilmente “si può spiegare in due modi”, ha ipotizzato il microbiologo ordinario all’università di Roma Tor Vergata. Anzitutto con “l’errore drammatico commesso nella fase iniziale della campagna di vaccinazione, nel target della popolazione” immunizzata che spesso in alcune aree d’Italia non è stato strategico: in certi casi “i vaccini non sono stati concentrati sulle fasce di popolazione più a rischio, elemento ancora più grave considerando che di vaccini ce n’erano pochi”. Secondo fattore indicato da Rasi: “Sicuramente ci sono da rivedere gli standard di cura, anche domiciliari. Perché probabilmente – ha sottolineato- l’approccio tachipirina e vigile attesa è un po’ troppo minimalista”.

 

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