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Ets

Crediti di emissione, perché Procaccini (FdI) e Corrado (Pd) litigano sui proventi degli ETS

L’Ue passa alla lente d’ingrandimento la misura italiana sul sistema di scambio dei crediti di emissione, noti come ETS. L’eurodeputata del Pd Annalisa Corrado solleva il tema dei proventi delle aste: “Dove sono finiti?”. L’eurodeputato di FdI, Nicola Procaccini, attacca: “Corrado vuole rinunciare ad aiutare famiglie e imprese per incentivare le rinnovabili”. Il botta e risposta

La riforma degli Ets è un pilastro della strategia che Giorgia Meloni presenterà al prossimo Consiglio Europeo per contrastare gli effetti della crisi in Medio Oriente sui prezzi energetici ed aggiornare il Green Deal. Durante il suo intervento di ieri al Senato la premier ha sottolineato che chiederà all’Ue di sospendere l’Ets per la produzione di elettricità da fonti termoelettriche.

Intanto si accende il dibattito su dove siano finiti i proventi derivanti dal sistema ETS e su come debbano essere utilizzati. Per provare a svelare il mistero Energia Oltre ha intervistato Annalisa Corrado e Nicola Procaccini, Eurodeputato, Responsabile Ambiente ed Energia di FDI e presidente dei Conservatori europei.

L’INTERROGAZIONE DI CORRADO (PD) E IL NODO DELLA RENDICONTAZIONE DEI CREDITI DI EMISSIONE

L’Ue sta passando al vaglio la riforma dell’Emission Trading System contenuta nel Dl Bollette. Annalisa Corrado, eurodeputata del Partito Democratico (S&D), ha presentato un’interrogazione parlamentare alla Commissione Europea in merito al provvedimento.

La responsabile Conversione ecologica della segreteria del Partito Democratico ha acceso un faro sul tema della rendicontazione delle spese effettuate dagli Stati membri con i proventi del mercato dei crediti di CO2. “L’Italia ha ricevuto oltre 5 miliardi di euro solo negli ultimi 2 anni. Eppure, nei dati trasmessi alla Commissione, la quota rendicontata come spesa nello stesso periodo risulta pari a zero. Dove sono finiti, invece di aiutare famiglie e imprese nel percorso di decarbonizzazione?”, chiede Corrado.

PROCACCINI: ETS HA CREATO UN DOPPIO SVANTAGGIO COMPETITIVO

L’interrogazione presentata da Pd e Avs sul dl Bollette è “surreale e segue il filone ideologico che ha portato alla nascita del sistema Ets”, secondo Nicola Procaccini, Eurodeputato, Responsabile Ambiente ed Energia di FDI. “La surreale interrogazione presentata da Pd e Avs contro il decreto Energia che ha suscitato apprezzamento internazionale segue il filone ideologico che ha portato alla nascita del sistema Ets. Infatti, l’interrogazione dice che l’Italia non dovrebbe usare i proventi degli Ets per ridurre le bollette, ma per le rinnovabili. È bene ricordare che il sistema prevede un limite del 50% alla spesa per ridurre le bollette, ma secondo la Corrado l’Italia dovrebbe rinunciare ad aiutare famiglie ed imprese per incentivare le rinnovabili”

Secondo Procaccini, “la tassa ha creato un doppio svantaggio competitivo rispetto alle aziende del resto del mondo. È un clamoroso autogol da qualunque punto di vista la si possa vedere, così come il Regolamento CBAM. Il regolamento nasce con l’intento di colpire le aziende non Ue, ma preoccupa le stesse imprese europee. Infatti, farebbe aumentare i costi di produzione poiché l’import da Paesi extra-Ue è un elemento centrale della catena del valore italiana ed europea”.

CORRADO: PROVENTI ETS DEVONO TORNARE AI CITTADINI COME INVESTIMENTI IN TRANSIZIONE

Gli Stati dovrebbero spendere tutti proventi delle aste Ets per la transizione energetica, ma spesso non è così, secondo Annalisa Corrado. Dunque, i 5 miliardi di euro dati all’Italia sono “spariti”? “Il problema è che il sistema si basa quasi esclusivamente su rendicontazioni nazionali, senza un vero meccanismo europeo di tracciabilità della spesa. In Italia, tra il 2012 e il 2023, solo il 9% dei proventi ETS è stato effettivamente utilizzato per la transizione. Per quanto riguarda invece gli anni 2023 e 2024, il punto non è che i 5 miliardi siano “spariti”, o almeno spero, ma è che non è chiaro dove siano stati investiti: non c’è una tracciabilità precisa e nemmeno la Commissione europea ha indicazioni puntuali. Quando queste risorse finiscono nella fiscalità generale, come è già accaduto in passato, il danno è molto grave. Se l’ETS mette un prezzo alle emissioni, quei proventi devono tornare ai cittadini sotto forma di investimenti nella transizione”, replica Corrado.

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