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Difesa, investimenti in crescita ma non per la cooperazione Ue

Difesa

Il 22 ottobre il ministero della Difesa ha pubblicato il nuovo Documento Programmatico Pluriennale (Dpp) con gli investimenti previsti nel settore della difesa per l’anno in corso con proiezione sul triennio. L’articolo di Ottavia Creti e Alessandro Marrone

Il 22 ottobre il ministero della Difesa ha finalmente pubblicato, con molto ritardo, il nuovo Documento Programmatico Pluriennale (Dpp). Basandosi sulla precedente legge di bilancio, con il Dpp il ministro deve presentare entro il 30 aprile di ogni anno al Parlamento gli investimenti previsti nel settore della difesa per l’anno in corso con proiezione sul triennio – in questo caso il 2020-2022.

Il documento si presenta ancora più lungo e corposo dei due precedenti di questa legislatura: in oltre 330 pagine, il Dpp espone l’impegno della Difesa italiana nel contesto politico, strategico e militare – incluse le missioni internazionali – la ripartizione delle risorse disponibili e l’entità degli investimenti previsti per i singoli programmi.

VERSO UNA RIPARTIZIONE PIÙ BILANCIATA

Il bilancio totale della difesa per l’anno corrente è pari a 22.942 milioni di euro, e sono previsti per il 2021 e 2022 rispettivamente 23.006 e 22.920 milioni. Della parte di bilancio 2020 dedicata alla funzione difesa (escludendo quindi i Carabinieri impiegati per la sicurezza del territorio), circa 10.366 milioni sono diretti alla voce personale, 2.147 sono previsti per spese di esercizio, e 2.811 sono destinati ad investimenti in equipaggiamenti e tecnologia. Per l’anno 2021, invece, le somme ammontano rispettivamente a 10.168 milioni, 1.950 e 3.226.

Da questi dati risulta come nel 2020 le spese per il personale ammontino al 67,6% della funzione difesa, quelle per gli investimenti al 18,4% e per l’esercizio al 14%. Tale ripartizione rappresenta un miglioramento rispetto al 2019, quando si è speso ben il 74,1% per il personale e solo il 13,4% per gli investimenti ed il 12,5% per l’esercizio. Tuttavia si è ancora ben lontani dal modello ideale Nato per le forze armate, più volte fissato come obiettivo della Difesa italiana negli ultimi due decenni, del 50-25-25. Il rischio rimane quello di perdere la prontezza operativa dello strumento militare, al di là delle punte di diamante dispiegate nelle missioni internazionali.

INVESTIMENTI IN CRESCITA, MA NON PER LA COOPERAZIONE UE

Per gli anni 2021 e 2022 il Dpp prevede un progressivo, e positivo, aumento nella percentuale di spesa dedicata agli investimenti, rispettivamente con il 21% e il 22,3%. Gli importi dedicati a personale ed esercizio consistono invece rispettivamente nel 66,3% e 12,7% nel 2021, e nel 65,7% e 12% nel 2022. L’incremento degli investimenti rientra nella logica, più volte sottolineata dal ministro Lorenzo Guerini, per cui il settore della difesa riveste un’importanza strategica per la crescita del Paese, oltre che per la ripartenza a seguito della severa crisi economica dovuta alla pandemia di Covid-19.

Tra gli investimenti, desta qualche perplessità la somma estremamente ridotta destinata ai programmi di cooperazione nel quadro Ue, con soli 62,4 milioni di euro in sei anni – in media, 10,4 l’anno. Il solo European Defence Fund (Edf) mette a bilancio 7 miliardi in 7 anni, in media un miliardo all’anno, di cui una parte minoritaria di finanziamento al 100% e la gran parte di co-finanziamento intorno al 20%.

A titolo esemplificativo, ciò vuol dire che per ottenere circa 100 milioni l’anno da Bruxelles occorre investirne a livello nazionale almeno altri 300-400, ad esempio puntando le risorse della Difesa su progetti cooperativi con almeno altri due Paesi Ue piuttosto che su programmi nazionali. Anche considerando il budget di singoli programmi in grado di avere il co-finanziamento Edf, è evidente la distanza tra questo genere di cifre e i 10,4 milioni l’anno attualmente previsti.

INVESTIMENTI DI LUNGO PERIODO MA NON INTERFORZE

È interessante notare come la quota prevista per i programmi interforze rispetto alla spesa complessiva sia appena all’11,6%. Ciò indica come gli investimenti nello strumento militare siano ancora frazionati in base alle singole forze armate, specialmente per le piattaforme principali.

Per queste ultime sono in cantiere programmi dal bilancio ingente ma suddiviso su un lungo arco di tempo, con investimenti relativamente limitati nel 2020. Ad esempio, per l’Esercito le risorse maggiori sono state destinate a programmi quali l’acquisizione di 630 Veicoli Blindati Medi Freccia (4.220 milioni, di cui 110 nel 2020) e fino a 150 unità di Blindo Centauro 2 (2.000 milioni, 35 nel 2020); lo sviluppo e l’acquisizione di nuovi Elicotteri da Esplorazione e Scorta, ovvero elicotteri d’attacco (2.770 milioni, 54 nel 2020); e l’ammodernamento della flotta di Light Utility Helicopters  (2.200 milioni, 17 nel 2020).

Per l’Aeronautica, con il supporto del Ministero dello Sviluppo Economico, spiccano i 29.918 milioni (di cui 625 nel 2020) per l’acquisizione dei caccia Eurofigther. Altri 1.300 milioni (103 nel 2020) sono destinati all’ammodernamento dei Tornado, mentre 987 milioni (85 nel 2020) sono allocati per sviluppo e produzione del nuovo velivolo di addestramento T-345. Risalta in negativo il mancato stanziamento di un finanziamento iniziale, anche minimo, per il programma Tempest cui l’Italia ha aderito a settembre 2019.

Tra i programmi della Marina che hanno ricevuto investimenti più cospicui figurano, tra gli altri, quello per la produzione dei nuovi pattugliatori polivalenti d’altura, (4.270 milioni, 528 nel 2020); di una nuova unità navale per l’impiego di elicotteri (1.171 milioni, 109 nel 2020); e del sistema missilistico MK2-E (406 milioni, 2 nel 2020).

In conclusione, il Dpp 2020-2022 ha il merito di riportare l’attenzione politica e finanziaria della Difesa italiana sugli investimenti per le Forze armate, ma c’è ampio margine di miglioramento sul livello interforze, la cooperazione UE, il riequilibrio delle voci di spesa – e la stessa tempistica di presentazione del documento annuale.

Articolo pubblicato su affarinternazionali.it

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