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Diritto alla spiaggia libera. Quali Regioni limitano le concessioni balneari?

FIAVET Direttore Tecnico Di Agenzia Di Viagg Turismo Russoi

In cinque Regioni (Toscana, Basilicata, Sicilia, Friuli-Venezia Giulia e Veneto) non esiste nessuna norma che specifichi una percentuale minima di costa destinata alle spiagge libere, ma pure in quelle che hanno limitato le concessioni balneari vige parecchia confusione. In Liguria, per esempio, i limiti ci sono, ma non sono state previste sanzioni per i trasgressori…

Come abbiamo più volte riportato, negli ultimi anni sono fiorite le concessioni balneari. Se ciò naturalmente da un lato consente al privato di prendersi cura, meglio di quanto non farebbe lo Stato, di un bene demaniale, aumentandone la produttività e soprattutto gli introiti in un settore, il terziario, cruciale per la nostra economia, dall’altro ha eroso via via le spiagge libere. Del resto, prima o poi, anche i circa 8mila chilometri di costa sono destinati a terminare. Può sembrare insolito, ma il nostro Paese non ha mai predisposto una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione. Sono però intervenute alcune Regioni. Ecco allora come è disciplinata la materia.

LE REGIONI CHE PONGONO UN FRENO ALLE CONCESSIONI BALNEARI

Il Lazio con la Legge Regionale 8/2015 prevede che siano liberi almeno il 50% dei metri lineari dell’arenile di propria competenza e i Comuni non in regola non potranno più rilasciare nuove concessioni e saranno tenuti a stabilire nel proprio PUA le modalità e i criteri attraverso i quali raggiungere la percentuale alla scadenza di quelle in essere. Ma soprattutto il Lazio ha abrogato il automatico delle concessioni demaniali marittime mettendo così la normativa in vigore su questa materia in linea con la Direttiva Bolkestein.

Anche la Puglia ha normato la materia da diversi anni, con la Legge Regionale 17/2006 (la cosiddetta Legge “Minervini”), con la quale ha stabilito il principio del diritto di accesso al mare fissando una percentuale di spiagge libere pari al 60%, superiore rispetto a quelle da poter dare in concessione (40%).

“Purtroppo però – ha rilevato Legambiente nell’ultimo report sulla situazione delle spiagge – ben pochi Comuni costieri hanno dato seguito all’applicazione della suddetta legge e adottato il rispettivo Piano Comunale delle Coste, tanto è che la Regione è dovuta intervenire negli anni successivi attraverso il commissariamento di numerosi comuni costieri (al 2018 erano ben 23 su 67) e la nomina di commissari ad acta. Allo stesso modo, seppur stabilito dalla legge, gli accessi al mare non sono rispettati in quanto, anche se “virtualamente” una spiaggia risulta libera o nel tratto della percentuale del 60%, di fatto gli accessi vengono sbarrati dai proprietari delle terre e trasformati in luoghi privati. Una situazione, ad esempio, denunciata nel tratto costiero tra Polignano a Mare ed Ostuni, dove il fenomeno si è intensificato negli ultimi anni”.

Un’altra regione aspramente criticata da Legambiente per come ha disciplinato le concessioni balneari è la Liguria, dove con la Legge Regionale 13/2008 si è stabilito che i Comuni sono obbligati a garantire almeno il 40% di aree balneabili libere e libere-attrezzate rispetto al totale delle superfici costiere, oltre che a dotarsi del Progetto di utilizzo del demanio marittimo (Pud), strumento senza il quale non possono rilasciare nuove concessioni agli stabilimenti balneari, né autorizzare interventi che eccedano l’ordinaria manutenzione. C’è solo un particolare per nulla trascurabile: la legge, ancorché restrittiva, non contempla sanzioni di sorta per i trasgressori.

La Sardegna ha disciplinato l’esercizio delle funzioni amministrative in materia di demanio marittimo con la Deliberazione G.R. 12/8 del 5/3/2013 e la Deliberazione G.R. 10/5 del 21/2/2017. In particolare, viene definito, in relazione alla natura, alla morfologia della spiaggia e alla sua dislocazione territoriale, quali siano le tipologie e le superfici destinate alle concessioni demaniali marittime con i relativi criteri di dimensionamento massimo, la cui estensione in litorali urbani non può mai superare il 40%, garantendo il 60% di spiaggia libera. Tale estensione massima si riduce al 20% in litorali integri, nei quali è garantito l’80% di spiaggia libera. Sono indicati i litorali e le altre aree da destinare alla fruizione pubblica, nelle quali non possono essere rilasciate concessioni demaniali, tra cui le spiagge aventi una lunghezza inferiore ai 150 metri. Inoltre, sono previste restrittive misure temporanee e provvisorie sino all’approvazione dei PUL.

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