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L’Egitto nega all’Italia la verità su Giulio Regeni

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Regeni, la procura egiziana respinge la tesi italiana, “L’assassino è uno sconosciuto”. L’articolo di Enrico Oliari

Per il procuratore Michele Prestipino e il pm Sergio Colaiocco sono quattro tra agenti ed ufficiali dell’intelligence egiziana i responsabili del barbaro omicidio di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano di cui si erano perse le tracce nella capitale egiziana la notte del 25 gennaio 2016 (anniversario di Piazza Tahrir), ed il cui cadavere era stato ritrovato con evidenti segni di tortura il 3 febbraio successivo.

Nella fattispecie gli inquirenti contestano a vario titolo il reato di sequestro di persona pluriaggravato, concorso in lesioni personali e omicidio al generale Tariq Sabir, ad Athar Kamel Mohamed Ibrahim, Uhsam Helmi, Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, e già la notifica è stata recapitata ai difensori d’ufficio italiani, dal momento che nessuno dei quatto indagati ha nominato un proprio difensore di fiducia in Italia.

Dall’altra parte del Mediterraneo tuttavia le cose si sono sviluppate in modo diverso, addirittura contrapposto. La procura egiziana ha infatti respinto le tesi dei colleghi italiani contro i quattro dell’intelligence, ed ha stabilito che al momento “non è stato individuato un colpevole” dell’omicidio di Regeni, per cui è stato dato ordine agli inquirenti di “proseguire nelle indagini”.

La pagina Facebook della procura egiziana riporta in 11 pagine le motivazioni della decisione della procura, indicando le risultanze delle indagini degli inquirenti circa la figura e l’attività di studio di Regeni. Stando a quanto ha diffuso la procura, “sono stati ascoltati 120 testimoni”, i quali hanno confermato che “la vittima era presente in luoghi dove si radunavano sindacalisti, liberi professionisti, venditori ambulanti e membri di diverse forze politiche, dove veniva criticato il comportamento di alcuni gruppi politici nel paese”, e che “aveva discusso del sistema di potere egiziano con i venditori ambulanti, affermando che potevano cambiare la situazione come avvenuto in altri paesi”.

Per i giudici sarebbe stato quindi lecito il monitoraggio di Regeni da parte dell’intelligence, “senza tuttavia ledere la sua libertà e privacy”. Monitoraggio che poi avrebbe portato alla conclusione secondo cui “non erano emersi comportamenti illeciti o reati” da parte del ricercatore italiano.

La procura riporta anche “di aver chiesto alla Gran Bretagna informazioni circa gli studi che seguiva Regeni, ma di non aver ricevuto risposta”, come pure che “dal Cairo è stata data risposta a gran parte delle quattro richieste” pervenute dalle autorità italiane, salvo alcune dovute a difficoltà tecniche come i tabulati del traffico telefonico in cinque stazioni della metropolitana nel periodo antecedente la scomparsa di Regeni e molti giorni dopo il fatto.

Per la procura egiziana il responsabile dell’omicidio di Regeni non è ancora stato trovato, si tratta di “uno sconosciuto” che ha colpito il giorno dell’anniversario di Piazza Tahrir poiché sapeva che l’intelligence egiziana sarebbe stata impegnata a far altro. Qualcuno appartenente ad “ambienti ostili all’Egitto e all’Italia, che vuole approfittare di quanto accaduto per danneggiare i rapporti tra i due paesi, visto lo sviluppo positivo delle relazioni negli ultimi tempi”.

In una nota la Farnesina ha definito “un’altra provocazione” l’uscita della procura del Cairo, affermando che “nel ribadire di avere piena fiducia nell’operato della magistratura italiana, (la Farnesina) continuerà ad agire in tutte le Sedi, inclusa l’Unione Europea, affinché la verità sul barbaro omicidio di Giulio Regeni possa finalmente emergere”. Nella nota il ministero “auspica che la procura generale egiziana condivida questa esigenza di verità e fornisca la necessaria collaborazione alla procura della Repubblica di Roma”.

Articolo pubblicato su notiziegeopolitiche.net

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