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Che cosa succede nel governo sulla Tav

Tav

Dalla Tav alla mini tav, tutte le giravolte nel governo

Tav sì-Tav no: il processo che porta alla costruzione dell’infrastruttura più dibattuta degli ultimi anni sta arrivando a un punto di svolta. E le ricadute politiche e sul governo potrebbero essere nient’affatto lievi.

LE INDISCREZIONI SULLA POSIZIONE DI CONTE E LA NOTA DI PALAZZO CHIGI

Stamattina indiscrezioni del Corriere della Sera ventilavano l’ipotesi che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intendesse avocare a sé il progetto e ridiscuterlo con la Francia senza però sospenderlo. “Non possiamo bloccare un’opera come la Tav, ma indubbiamente la si può sottoporre ad una revisione e me ne occuperò personalmente” avrebbe detto ieri Conte – sempre secondo il quotidiano diretto da Luciano Fontana – ai suoi alleati e al suo staff. Poche ore dopo Palazzo Chigi ha voluto gettare acqua sul fuoco evidenziando che il presidente “non ha mai anticipato nessun giudizio, mentre ha sempre ribadito e ancora ribadisce che verrà presa, nella massima trasparenza, la migliore decisione possibile nell’interesse esclusivo del Paese e dei cittadini”. Un verdetto, si legge nella nota, che arriverà “all’esito dello studio attento del dossier e del confronto politico che ne conseguirà”.

TONINELLI: NO ALLA TAV SENZA PREGIUDIZI

Nel frattempo si sono registrate sul tema parole importanti e che hanno ulteriormente acceso la miccia da parte dei principali attori governativi. Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ha ribadito il suo no “senza pregiudizi” all’Alta velocità spiegando di preferire che le risorse vengano investite per la manutenzione dell’esistente. La Tav “può anche servire – riporta l’Ansa – e sono felice se dopo il 2070 serve, ma io sono il ministro delle Infrastrutture e mi sento responsabile se domani crolla un altro ponte e muore qualcuno, anche se giuridicamente non lo sono, perché avrei potuto impiegare le risorse del Tav per fare manutenzione a quella infrastruttura”. Il ministro, che si trovava ad Annone Brianza, in provincia di Lecco, dove due anni fa è crollato il ponte sulla statale 36, si è detto “profondamente stanco” di parlare di quest’argomento: “Due anni fa c’è stato un morto e do molta più importanza al dolore di una famiglia che a fare un buco in una montagna che impegna la maggior parte delle risorse dei cittadini italiani”. Toninelli è stato tranchant anche sull’analisi costi-benefici redatta dal gruppo coordinato dal professor Marco Ponti. “Nessuno può dire che esiste un’altra analisi costi-benefici, ne esiste una sola, abbiamo solo dato ulteriore materiale per un dibattito”.

TRIA: CREDO CHE CI SARA’ UN’EVOLUZIONE POSITIVA

Su posizioni diametralmente opposte l’altro ministro fortemente interessato alla Torino-Lione, Giovanni Tria. “Ci sono posizioni differenti nel governo ma credo che ci sarà un’evoluzione positiva perché sono i fatti” che vanno in quel senso. “Del resto – ha aggiunto il titolare dell’Economia – c’è una legge su questo e per cambiare ci sarebbe bisogno di un’altra legge, ma non credo sarà cosi”.

LE MAIRE: FRANCIA FAVOREVOLE, ATTENDE DECISIONE ITALIA

Parole di fiducia sul proseguimento del cantiere per la Tav sono giunte anche dall’omologo francese di Tria, Bruno Le Maire, che durante il Forum economico franco-italiano di Versailles, ha confermato che Parigi è “favorevole” a che si vada avanti con l’opera e ha detto di attendere “che l’Italia prenda posizione”.

DAL PD MOZIONE DI SFIDUCIA A TONINELLI

Intanto il Partito democratico sferra un attacco a Toninelli e annuncia – con un post su Facebook del presidente dei senatori, Andrea Marcucci – una mozione di sfiducia nei confronti del ministro delle Infrastrutture. “Alla prossima riunione di capigruppo (presumibilmente martedì) – ha affermato – chiederò una rapida calendarizzazione della mozione di sfiducia contro il ministro Toninelli ed intanto propongo a tutte le forze di opposizione di unirsi alla nostra richiesta. Non possiamo più permetterci di perdere tempo con le sue analisi costi/benefici sulla Tav che sono palesemente taroccate. Il ministro dei Trasporti – continua Marcucci – tiene 600 opere pubbliche al palo e 36 miliardi inutilizzati. E’ troppo anche per un ministro 5 stelle, Toninelli deve andare a casa”. La stessa richiesta arriva dal governatore del Lazio e candidato alle primarie per la segreteria del Nazareno, Nicola Zingarettti: “Il ministro Toninelli – ha scritto su Twitter – sta bloccando l’Italia. Con la sua incapacità di decidere ha fermato cantieri, imprese ed economia. Toninelli lasci per il bene del Paese”.

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