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L’inesistente piano vaccinale delle carceri

Piano Vaccinale Carceri

Detenuti e personale penitenziario dimenticati dal piano vaccinale in mano alle Regioni, ma il Covid si diffonde anche nelle carceri e i vaccini tardano ad arrivare. Ecco i dati elaborati dal XVII Rapporto Antigone

Che le carceri italiane siano sovraffollate non è una novità, la pandemia però dovrebbe impedire di voltarsi dall’altra parte e prendere sul serio il problema. Il virus circola anche nelle carceri, che quindi necessitano di un piano vaccinale in grado di contrastare l’epidemia tra i detenuti e il personale penitenziario. Tuttavia, i numeri lasciano pensare che le Regioni, in assenza di linee guida a livello nazionale, siano alquanto impreparate.

I DATI SUI CONTAGI E I DECESSI DA COVID

Il XVII Rapporto Antigone parla chiaro: nei tre mesi in cui è stato calcolato, ovvero aprile 2020, dicembre 2020 e febbraio 2021, “il numero degli attualmente positivi in carcere sul numero del totale dei detenuti è più alto dello stesso dato relativo all’Italia in generale”.

I detenuti attualmente positivi, secondo i dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) aggiornati al 9 marzo 2021, sono 468. Gli agenti che hanno contratto il Covid sono 660.

Dall’inizio della pandemia sono morti a causa del Covid 18 detenuti e i decessi fra il personale di polizia penitenziaria sono stati 10.

I DATI SULLE VACCINAZIONI NELLE CARCERI

Sempre il Dap fa sapere che su un totale di 53.697 detenuti, sono solamente 927 le persone che hanno ricevuto la prima dose di vaccino.

Tra il personale penitenziario, le cose non vanno meglio. Sono 5.764 gli agenti che hanno ricevuto il siero, a cui si aggiungono 503 persone che ricoprono ruoli amministrativi e dirigenziali. Il che significa che su un totale di circa 37 mila persone in servizio, solo poco più di 6.000 hanno avuto la possibilità di intraprendere la vaccinazione. E parliamo comunque sempre solo della prima dose.

L’ETEROGENEITÀ DELLE REGIONI

Ad aggravare la situazione, si aggiunge il problema dell’assenza di una cabina di regia a livello nazionale, non tutte le Regioni, infatti, si sono organizzate per iniziare la campagna di vaccinazione nelle carceri. In Molise, per esempio, il piano vaccinale non ha considerato né il personale amministrativo né quello di polizia penitenziaria – e nemmeno i detenuti. Il Molise, però non è il solo, anche Toscana, Basilicata e Campania non hanno fatto meglio.

Anche la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha ricordato che “è urgente che la somministrazione delle vaccinazioni, iniziata in alcune realtà carcerarie già da alcune settimane, prosegua velocemente” perché “il primo bisogno di chi lavora e vive in carcere oggi è proteggersi contro il virus, che porta malattia nel corpo e genera tensioni, ansie e preoccupazioni nello spirito”.

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