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Italiani e politica sempre più distanti, meno comizi e più web

politica

Ecco cosa si ricava dal report dell’Istat “La partecipazione politica in Italia. Anno 2019”

Dodici milioni: tanti sono gli italiani con più di 14 anni che non parlano, non si informano e non partecipano direttamente alla vita politica. Non solo percezione comune, dunque. A testimoniare l’allontanamento graduale ma costante dei nostri concittadini da palazzi e decisioni legislative – che in verità riguardano tutti – ci ha pensato l’istituto di statistica che ha diffuso il report “La partecipazione politica in Italia. Anno 2019”.

Chi non si informa di politica – ben il 27,6% delle persone over 14 – lo fa soprattutto per disinteresse (64,9%) e per sfiducia nel sistema politico (25,5%) mentre cala anche il numero di italiani che partecipa direttamente tramite comizi, cortei o vita di partito. Se si vuole trovare qualche numero in crescita, occorre andare sulla rete: è lì che si informa di politica il 42,2% dei nostri connazionali. Addirittura, tra gli under 35, un quarto usa esclusivamente i social network. Ma andiamo a leggere i numeri nel dettaglio.

LA PARTECIPAZIONE IN MODO DIRETTO

È solo una piccola parte quella che cittadini partecipa in modo diretto alla politica e lo fa attraverso forme collettive (seguire un comizio, partecipare a un corteo) o tramite l’interazione con un partito. Nel 2019 al primo posto risulta la partecipazione a comizi (coinvolge il 4,1% della popolazione di 14 anni e più) mentre si colloca all’ultimo l’attività gratuita per un partito (0,8%). Tra i due estremi si collocano la partecipazione a cortei (3,9%) e il sostegno finanziario a un partito (1,7%). Circa 4 milioni e 200mila persone (8,0% della popolazione di 14 anni e più) hanno svolto almeno una tra le attività relative alla partecipazione politica diretta.

Una fetta molto più ampia di cittadini di 14 anni e più, il 74,8% pari a oltre 39 milioni di persone, partecipa alla vita politica attraverso forme invisibili o indirette: ne parla almeno una volta a settimana il 32,9% e il 7,5% lo fa quotidianamente. Il 52,7% si informa di politica almeno una volta a settimana (27,2% ogni giorno), il 35,5% non ne parla mai (quasi 7 milioni di uomini e 11 milioni 700 mila donne) mentre il 27,6% non si informa (5 milioni e mezzo di uomini e 8 milioni 900 mila donne).

Rilevanti le differenze di genere per le forme invisibili di partecipazione: si informa almeno settimanalmente di politica solo il 45,8% delle donne (60,2% di uomini); parla di politica almeno una volta a settimana il 25,3% (41,1%) e ascolta dibattiti politici l’11,9% (18,2% di uomini). Il divario di genere è legato all’età, è inesistente tra i più giovani (14-17 anni) e cresce progressivamente a partire dai 20 anni, diventando particolarmente evidente dopo i 60. La partecipazione politica assume forme diverse nelle varie età della vita. La partecipazione ai cortei è più alta tra i giovani (12,9% tra i 18-19 anni) e via via diminuisce, quella ai comizi invece oscilla tra il 4% e il 5% tra i 20 e i 64 anni e poi declina. L’attività gratuita per un partito è limitata in tutte le età.

COME CI SI INFORMA DI POLITICA

Per quanto riguarda l’interesse per ciò che avviene sulla scena politica, fondamentale è il ruolo svolto dalle fonti di informazione, molto cambiate nel tempo. Fra i media la regina è la televisione, utilizzata dall’89,2% di chi si informa; seguono a distanza i quotidiani (33,3%), la radio (32,1%), le riviste settimanali (7,5%) e quelle non settimanali (3,0%). Ma ci si informa anche tramite le discussioni e il confronto con amici (25,9%), parenti (22,9%), colleghi di lavoro (13,1%) e conoscenti (12,8%). Il ricorso a organizzazioni politiche o sindacali si colloca in fondo alla graduatoria, con valori intorno al 2%.

Nette le differenze di genere: uomini e donne si informano di politica soprattutto attraverso la televisione, ma sono gli uomini a leggere di più i quotidiani (37,8% contro 28,2%) e ad ascoltare la radio (35,7% contro 28,0%).

Tra i media tradizionali cresce la radio, in calo i quotidiani Se l’utilizzo della televisione accomuna tutti gli strati sociali, il ricorso a radio e carta stampata, così come ad altri strumenti informativi, è diffuso di più te tra i più istruiti e tra chi occupa posizioni professionali elevate. Ad esempio, il 45,1% dei laureati e il 48,6% tra dirigenti, imprenditori e liberi professionisti si informano di politica tramite la radio e, rispettivamente, il 49,9% e il 51,3% tramite i quotidiani. Nel Mezzogiorno il ricorso a mezzi di informazione diversi dalla televisione è decisamente inferiore alla media; in particolare si registra la quota più bassa di uomini e donne che si informano di politica tramite la lettura dei quotidiani (28,8% e 17,5%); tra i canali informali è invece maggiore il ricorso agli amici (35,2% di uomini e 26,3% di donne).

INTERNET RE DELL’INFORMAZIONE POLITICA

Come dicevamo, cresce il ruolo di Internet quale mezzo per informarsi di politica: nel 2019 sono 15 milioni e 800 mila persone di 14 anni e più (30,1% del totale). Tra coloro che si informano più spesso di politica (almeno una volta a settimana) quasi la metà (47,7%) utilizza Internet. La maggiore familiarità con il web dei giovani si conferma anche nelle modalità di partecipazione politica. Il 70% dei 14-24enni si informa di politica almeno una volta a settimana anche tramite Internet, quota che scende sotto al 20% tra le persone di 65 anni e più. Il divario di genere è presente in tutte le fasce di età, ad eccezione di quella dei giovani adulti (25-34 anni). L’uso di Internet come canale di informazione politica aumenta al crescere del titolo di studio e in genere è più diffuso al Centro-nord (44% circa) rispetto al Sud (37,8%) e nelle Isole (41,4%). Tra il 2014 e il 2019 la percentuale di persone che si informano di politica anche attraverso Internet è aumentata dal 27,7% al 42,2% e ancora più marcato è l’incremento di quelli che si informano almeno una volta a settimana, passati dal 31,3% al 47,7%.

CRESCONO I SOCIAL NETWORK

Come si è visto, ci si informa di politica tramite Internet soprattutto leggendo giornali, news e riviste online (oltre 10 milioni di persone, il 63,4% di chi si informa tramite Internet), unica fonte di informazione nel 33% dei casi. Fra chi sceglie questa opzione oltre la metà utilizza il web, ovvero social network o blog, newsgroup e forum di discussione online (51,4%). Il 22,9% online ascolta la radio e guarda la televisione (5,6% in modo esclusivo) e il 5,8% consulta anche siti di partiti. Il gap di genere è molto ridotto, ma le donne prevalgono nell’informazione politica sui social network (50,3% contro 46,4%). Oltre il 65% degli adulti con più di 44 anni usa i canali tradizionali dell’informazione politica anche sul web (giornali, news, riviste) mentre più del 70% dei giovani di 14-24 anni sceglie social network, blog, newsgroup o forum di discussione on line. La maggioranza di coloro che si informano di politica anche su Internet utilizza almeno 2 mezzi di informazione (38,5%).

Da notare, tra chi si informa di politica tramite Internet, come aumenti il ricorso esclusivo ai social network (dal 9,5% al 19,8%) mentre cali quello della stampa online (dal 41,1% nel 2014 al 33,1% nel 2019). La diffusione dei social network come unico canale di informazione, riferisce l’Istat, ha interessato le persone di 14 anni e più, indipendentemente dai livelli di istruzione, anche se il ricorso esclusivo a questo tipo di canale è più diffuso tra coloro che hanno titoli di studio medio-bassi.

MA PERCHÉ NON CI SI INFORMA DI POLITICA?

Oltre un quarto delle persone di 14 anni e più (27,6%) non si informa di politica attraverso le fonti tradizionali né attraverso il web: si tratta soprattutto di giovani (14-24 anni, oltre il 30%) e anziani (75 anni e più, 34% circa). Tra le donne le percentuali sono superiori (32,9% contro 21,9%) e il divario di genere tende ad aumentare con l’età. Non ci si informa perlopiù per disinteresse (64,9%), per sfiducia nel sistema politico (25,5%), perché si considera la politica un argomento complicato (10% circa) o perché non si ha tempo da dedicare (7%).

Tra coloro che non si informano in alcun modo di politica il disinteresse raggiunge il picco tra i giovani fino a 24 anni (oltre il 70%), per poi diminuire gradualmente con l’età, pur non scendendo mai sotto il 60%. La sfiducia nella politica, invece, tende ad aumentare con l’età, almeno fino ai 60 anni e si riduce tra i più anziani. La quota di chi non si informa affatto di politica aumenta con il diminuire del titolo di studio: si passa dal 10,7% dei laureati al 43,7% di chi ha al massimo la licenza elementare. Le differenze di genere, invece, si riducono all’aumentare dei livelli di istruzione. L’interesse per la politica è legato anche alla posizione nel mercato del lavoro: il disinteresse tocca il 10% tra dirigenti, imprenditori e liberi professionisti, il 13,8% tra quadri e impiegati e sale al 30,2% tra gli operai.

La distanza dalla politica è maggiore nel Mezzogiorno, dove le persone di 14 anni e più che non si  informano mai di politica sono circa il 36% del totale contro il 22% del Nord e il 25,6% del Centro. Anche la percentuale più alta di disinteressati si registra nel Sud del Paese (66,5%), quella più bassa al Centro Italia (61,6%) dove si rileva anche il più alto livello di sfiduciati (26,8%). Rispetto al 2014 la quota di chi non si informa affatto di politica risulta in decisa crescita, dal 22,6% al 27,6%. Tra i motivi di questa scelta aumentano in termini relativi le persone che si dicono disinteressate mentre diminuiscono gli sfiduciati.

CHI SI È DISTACCATO DEL TUTTO

C’è una quota di popolazione che non si informa di politica né partecipa in forma diretta o indiretta alla vita politica del Paese: sono circa 12 milioni 200 mila individui, il 23,2% della popolazione di 14 anni e più, donne per quasi i due terzi (circa 7 milioni 700 mila; il 28,3% delle donne di 14 anni e più), gli uomini sono circa 4 milioni e 500 mila, il 17,7%. I più lontani dalle varie forme di partecipazione politica sono i minori (il 46,6%) e gli anziani (il 30,3% delle persone di 75 anni e più, in particolare le donne: 38,7%).

Dal punto di vista territoriale, il distacco dalla vita politica è più rilevante nelle regioni del Mezzogiorno dove tre persone di 14 anni e più su dieci (30,6%, circa 5 milioni e 500 mila) non partecipano in alcun modo rispetto al 18,3% del Nord e al 21,6% del Centro Italia (Tavola 20 in allegato). La partecipazione politica è direttamente proporzionale al titolo di studio: il 38,8% di chi ha al massimo la licenza elementare si mostra totalmente indifferente alla partecipazione politica rispetto al 17,1% dei diplomati e all’8,8% dei laureati. Inoltre, al crescere del titolo di studio si riducono notevolmente le differenze di genere.

Il distacco dalla vita politica del Paese coinvolge un numero crescente di persone – erano il 18,9% nel 2014 e sono il 23,2% nel 2019 – sia uomini sia donne e senza distinzioni territoriali. Inoltre, pur riguardando soprattutto i più giovani, il fenomeno inizia a interessare anche le fasce più adulte della popolazione, tradizionalmente più impegnate politicamente.

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