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La scuola pubblica cade a pezzi, ecco come saranno usati i soldi del PNRR

Scuola Pnrr

Arrivano i soldi del PNRR per la scuola italiana: più della metà degli istituti scolastici è privo del certificato di agibilità statica (54%) e di quello di prevenzione incendi (59%); il 39% è senza collaudo statico

“Mai stanziati così tanti soldi”. Il primo a stupirsene è proprio il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, parlando di come saranno investiti i fondi del PNRR per quel che riguarda l’annoso capitolo della scuola. I 17,59 miliardi da spendere in cinque anni verranno utilizzati partendo “dagli spazi, nuove scuole e riqualificazione di quelle esistenti”, ha spiegato il titolare del dicastero. “Le faranno i Comuni e le Province con il supporto di Cassa depositi e prestiti e Agenzia per la coesione. Abbiamo l’occasione di superare il concetto di aule, corridoi lunghissimi e porte chiuse per puntare su laboratori, palestre e mense. A novembre partono i bandi per i primi 5 miliardi”.

I fondi del PNRR ha illustrato il ministro della scuola intervistato da Repubblica, saranno utilizzati “con due obiettivi principali: il primo investire sugli ambienti scolastici, metterli in sicurezza ma anche modificarli per una didattica più partecipata, con più laboratori, con aule in grado di adattarsi a diverse esigenze. Il secondo, permettere ai ragazzi di tutto il Paese di avere le stesse opportunità per combattere la dispersione che colpisce soprattutto il Sud. Questo vuol dire ad esempio aumentare i nidi”.

E ce ne è un gran bisogno di investimenti ingenti, perché più della metà degli istituti scolastici è privo del certificato di agibilità statica (54%) e di quello di prevenzione incendi (59%); il 39% è senza collaudo statico. Ben 35 gli episodi di crolli che si sono verificati a scuola fra settembre 2020 ed agosto 2021, circa tre al mese. Sono alcuni dei dati del XIX Rapporto “Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola” presentato da Cittadinanzattiva.

Inoltre sono 17.343, pari al 43% del totale, le scuole in zone ad elevata sismicità. Notizie più incoraggianti arrivano sul fronte della ricostruzione degli istituti scolastici colpiti dal sisma del 2016: gli interventi in corso o programmati riguardano 433 istituti, con un impegno di spesa di 1,2 miliardi di euro.

Il 44% dei nidi monitorati è ospitato in strutture costruite dal 1976 in poi; il 22% è stato costruito prima del 1975. Pochi i bambini con disabilità – appena l’1% dell’utenza – ospitati nei nidi esaminati; i bambini stranieri sono presenti in una percentuale pari al 12%.

La sicurezza strutturale. Riguardo al possesso delle certificazioni, i dati sui nidi descrivono una situazione migliore rispetto a quella degli edifici scolastici. Il 56% possiede la certificazione di agibilità rispetto al 42% degli edifici scolastici; il certificato di prevenzione incendi è presente nel 51% dei nidi rispetto al 36% degli edifici scolastici.

Certamente, riportano da Cittadinanzattiva, i nidi sono avvantaggiati dal fatto di essere allocati in edifici di più recente costruzione e situati nel 62% dei casi a piano terra ma si è ancora troppo lontani dalla sufficienza. Gli interventi di miglioramento e adeguamento sismici hanno riguardato soltanto il 6% delle strutture, mentre il 18% ha effettuato le indagini diagnostiche di soffitti e solai – che per Cittadinanzattiva rivestono da sempre un’importanza notevole per prevenire gli episodi di crollo.

Ben l’82% degli asili nido ha redatto il Documento di valutazione dei rischi (Friuli e Basilicata al 100%, male la Calabria con il 50%); il 74% circa ha il Piano di emergenza (ma la percentuale in Calabria si ferma al 25%); segnaletica di sicurezza a posto nell’82% circa dei nidi (anche su questo la Calabria si ferma al 25%). Le prove di evacuazione vengono effettuate solo nel 52% degli asili (bene il Friuli con l’89% e la Basilicata con l’80%; assai indietro Sicilia, Abruzzo, Campania e Lazio, tutte ferme sotto la soglia del 30%; in Calabria nessun asilo ha effettuato tali prove).

La recinzione esterna è presente nel 73% dei nidi oggetto dell’indagine anche perché sono numerosi quelli che si trovano in strutture a piano terra (62%). In merito ai sistemi di sorveglianza, nonostante negli ultimi anni si sia molto dibattuto a causa degli episodi di maltrattamenti verso i bambini in nidi e scuole dell’infanzia, ciò non sembra aver influito sull’istallazione di sistemi di videosorveglianza interni, presenti solo nel 2% dei casi. Leggermente più elevata la percentuale di sistemi di videosorveglianza esterna (6%) anche a causa dei frequenti episodi di vandalismo su nidi e strutture scolastiche.

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