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Le sanzioni alla Russia rischiano di essere pagate soprattutto dall’Italia?

Sanzioni BOICOTTARE LA Russia Italia

Quando la Russia invase la Crimea, le sanzioni di Bruxelles costarono all’Italia oltre tre miliardi e mezzo. E poi c’è il tema del gas: rischiamo di restarne senza?

L’ultima volta, cioè nel 2014, in nemmeno 12 mesi le sanzioni alla Russia costarono al sistema Italia qualcosa come 3,6 miliardi di euro. La CGIA di Mestre annotò infatti che l’export italiano verso la federazione russa passò dai 10,7 miliardi del 2013 ai 7,1 miliardi di euro del 2015 (-34 per cento). Le sanzioni di tipo economico sono state avviate nel luglio del 2014 e rafforzate nel settembre dello stesso anno, colpendo il settore finanziario, energetico e della difesa. La Russia, che nel 2013 era l’ottavo paese per destinazione dell’export italiano, nel 2015 era già scivolata in tredicesima posizione, scavalcata dalla Polonia, dalla Cina, dalla Turchia, dai Paesi Bassi e dall’Austria.

DI MAIO: CONSAPEVOLI DI PAGARE PREZZO IMPORTANTE

Riferendo in Parlamento, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ieri ha detto: “Sappiamo che i nostri imprenditori, dal 2014 ad oggi, hanno sofferto pesanti perdite come conseguenza delle sanzioni e lavoreremo per contenere il più possibile l’impatto sui nostri interessi strategici ed economici”. Quindi però ha anche aggiunto: “Consapevoli di pagare un prezzo importante per la tutela di valori e principi comuni non negoziabili, siamo anche consci del valore deterrente delle misure restrittive volto a impedire che la Russia alimenti ulteriormente la tensione sul terreno. Ciò comporterebbe un prezzo ancora più alto per tutti gli attori in gioco”.

A QUALI REGIONI D’ITALIA COSTANO DI PIU’ LE SANZIONI ALLA RUSSIA?

Il medesimo report degli Artigiani è utile a comprendere quali regioni d’Italia intrattengono i maggiori scambi con la Russia e saranno dunque più esposte economicamente alle sanzioni: il precedente del 2014 costò soprattutto alla Lombardia (-1,18 miliardi), Emilia Romagna (-771 milioni) e Veneto (-688,2 milioni). Oltre il 72 per cento del totale del calo dell’export verso la Russia interessò questi tre territori. Dei 3,6 miliardi di minori esportazioni, 3,5 furono ascrivibili al comparto manifatturiero. I macchinari (-648,3 milioni di euro), l’abbigliamento (-539,2 milioni di euro), gli autoveicoli (-399,1 milioni di euro), le calzature/articoli in pelle (-369,4 milioni di euro), i prodotti in metallo (-259,8 milioni di euro), i mobili (-230,2 milioni) e le apparecchiature elettriche (-195,7 milioni) sono stati i settori dove i volumi di affari in termini assoluti hanno registrato le contrazioni più importanti.

I DATI DELL’EXPORT AGGIORNATI AL 2021

Nel 2021 l’export italiano in Russia è valso 8 miliardi di euro, leggermente superiore ai valori del 2019 e nettamente rispetto a quelli del 2020 (7,1 miliardi). Le previsioni al 2024 indicano un incremento progressivo su base annua, da 8,8 miliardi nel 2023 a 9,1 nel 2024. Nel 2020, a fronte di esportazioni per 7,1 miliardi, le importazioni italiane dalla Russia sono valse 9,1 miliardi. La Sace, come dichiarato dall’amministratore delegato Pierfrancesco Latini, possiede un portafoglio di attività in Russia dal valore di circa 3,2 miliardi di euro.

CHE SUCCEDE COL GAS?

E poi naturalmente c’è il capitolo energia: quanto diventeranno più pesanti le bollette per colpa delle tensioni diplomatiche tra Bruxelles e Mosca? Il tweet di sfottò dell’ex presidente russo e consigliere per la sicurezza Dmitry Medvedev mette gli europei e, in particolare, gli italiani, di fronte alle loro paura: “Benvenuti nel nuovo mondo coraggioso in cui gli europei pagheranno molto presto 2.000 euro per 1.000 metri cubi di gas naturale”.

“La Russia ha strumentalizzato l’energia nei mesi e negli anni scorsi e noi siamo davvero determinati a non essere più dipendenti dal gas russo. Questa è un investimento strategico per la nostra indipendenza”, la risposta, indiretta, della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, al termine del bilaterale con il premier norvegese, Jonas Gahr Store. “La Norvegia è un fornitore affidabile di gas”, ha aggiunto la numero uno dell’esecutivo europeo. “Faremo la nostra parte” sul dossier energia, ha assicurato il premier sottolineando che Oslo “condivide” il percorso Fit for 55 – le misure per la riduzione delle emissioni – iniziato dall’Ue.

E se la Commissione europea prova a tranquillizzare i Paesi membri ricordando che l’Europa ha a disposizione scorte sufficienti ad affrontare la parte finale dell’inverno, dimentica però di dire due cose: il meccanismo finora è sempre stato su base volontaria e al momento l’Italia è tra i Paesi con le scorte maggiori di gas. Essendo quindi anche la nazione col clima più mite, sarebbe chiamata a condividerle con gli altri 26.

“La situazione è di monitoraggio costante in coordinamento con le istituzioni europee, a livello nazionale si già riunito diverse volte il comitato di emergenza gas”, ha detto ieri il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, nell’informativa alla Camera sull’incremento dei costi dell’energia e sulle misure adottate per contrastarne gli effetti. “Come sapete”, ha spiegato, “le possibili misure del piano di emergenza includono una maggiore flessibilità dei consumi di gas, come interrompibilità al settore industriale e regole sui consumi di gas nel settore termoelettrico”.

 

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