Fact Checking

Lo studio sul software open source della Ue che indispettisce le big del tech

lobby ue open source

Per Bruxelles acquistando software open source il settore pubblico potrebbe ridurre il costo totale della proprietà, evitare effetti di dipendenza dal fornitore e di conseguenza rafforzare la propria autonomia digitale

L’open source? È un ottimo modo per risparmiare. Ma pure per tirare la volata all’economia del Vecchio continente che, è noto, non vanta sul territorio dei Ventisette Paesi membri molti, significativi, produttori di software. Parliamo infatti di programmi per computer “aperti”, non protetti, cioè, da copyright e liberamente modificabile dagli utenti.

Leggi anche: Quanto spende la lobby delle big del tech per influenzare l’UE?

La Commissione ha pubblicato i risultati di uno studio che analizza l’impatto economico del software e dell’hardware “open source” sull’economia europea. Si stima che nel 2018 le imprese con sede nell’UE abbiano investito circa 1 miliardo in software open source, con un impatto positivo sull’economia europea compreso tra 65 e 95 miliardi di euro.

Il report prevede che un aumento del 10 % dei contributi al software “open source” genererebbe ogni anno un aumento del PIL compreso tra lo 0,4 % e lo 0,6 % e permetterebbe la nascita di oltre 600 nuove startup nel settore delle TIC nell’UE.

Gli studi di casi rivelano che, acquistando software con codice sorgente aperto anziché software proprietario, il settore pubblico potrebbe ridurre il costo totale della proprietà, evitare effetti di dipendenza dal fornitore (“vendor lock-in”) e di conseguenza rafforzare la propria autonomia digitale. Lo studio formula una serie di raccomandazioni specifiche di politica pubblica per fare sì che il settore pubblico diventi autonomo sotto il profilo digitale, la ricerca e l’innovazione abbiano carattere aperto e favoriscano la crescita europea e l’industria sia digitalizzata e competitiva a livello interno.

A lungo termine, i risultati dello studio potrebbero essere utilizzati per rafforzare la dimensione open source nello sviluppo di future politiche in materia di software e hardware per l’industria dell’UE. Inoltre, fanno sapere fonti comunitarie, dal ottobre 2020 la Commissione dispone di una propria nuova strategia per il software aperto, che incoraggia e sfrutta ulteriormente il potenziale trasformativo, innovativo e collaborativo dell’open source, al fine di conseguire gli obiettivi della strategia digitale globale della Commissione e contribuire al programma Europa digitale.

“La strategia della Commissione”, dichiarano da Bruxelles “pone un accento particolare sulla condivisione e sul riutilizzo di soluzioni, conoscenze e competenze in materia di software, nonché sull’aumento dell’uso dell’open source nelle tecnologie dell’informazione e in altri settori strategici”.

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