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Noi e l’Europa, cosa fa Bruxelles su ambiente ed economia circolare

Il lavoro di Commissione e Parlamento in materia tiene sempre più in considerazione i cambiamenti climatici e l’economia circolare. L’importanza dei programmi di azione pluriennali e della strategia per lo sviluppo sostenibile

Una politica sempre più strettamente legata ai cambiamenti climatici, alla strategia di gestione dei rifiuti e all’economia circolare. In tal modo si è sviluppata negli ultimi anni l’azione dell’Unione europea per quanto riguarda l’ambiente. La politica di Bruxelles, come indica l’Ue nel suo sito ufficiale, si fonda sui principi della precauzione, dell’azione preventiva e della correzione alla fonte dei danni causati dall’inquinamento. Spicca poi il principio “chi inquina paga”, attuato dalla direttiva sulla responsabilità ambientale. Programmi pluriennali di azione definiscono il quadro per l’azione futura in tutti gli ambiti della politica ambientale che trova la sua base giuridica negli articoli 11 e da 191 a 193 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

CENNI DI STORIA DELLA POLITICA AMBIENTALE IN UE

La politica dell’Ue in materia risale al Consiglio europeo di Parigi del 1972 quando è stata dichiarata la necessità di una politica comunitaria ambientale che accompagnasse l’espansione economica. Dopo l’Atto unico europeo del 1987 un momento importante si registra nel 1993 con il Trattato di Maastricht che ha fatto dell’ambiente un settore ufficiale della politica Ue stabilendo la regola generale del voto a maggioranza qualificata in seno al Consiglio. Nel 1999 è stata la volta del Trattato di Amsterdam che ha stabilito l’obbligo di integrare la tutela ambientale in tutte le politiche settoriali dell’Unione per promuovere lo sviluppo sostenibile. Infine, è da ricordare il Trattato di Lisbona del 2009 il cui obiettivo specifico è di combattere i cambiamenti climatici.

I PROGRAMMI DI AZIONE PLURIENNALI

Dal 1973 la Commissione europea emana programmi di azione pluriennali per l’ambiente che definiscono le proposte legislative e gli obiettivi futuri per la politica dell’Ue in materia. Nel 2013 è stato adottato il settimo programma per il periodo fino al 2020 dal titolo “Vivere bene entro i limiti del nostro pianeta” che fissa nove obiettivi prioritari tra cui protezione della natura, maggiore resilienza ecologica, crescita sostenibile efficiente sotto il profilo delle risorse e a basse emissioni di carbonio, lotta contro le minacce alla salute legate all’ambiente.

LA STRATEGIA PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE

Nel 2001 l’Ue ha pure introdotto la sua strategia per lo sviluppo sostenibile, rinnovata nel 2006 per combinare la dimensione interna con quella internazionale. Da non dimenticare la strategia Europa 2020 per la crescita che – fra l’altro – è volta a dar vita a una “crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”.
Bruxelles svolge poi un ruolo essenziale nei negoziati internazionali in materia di ambiente. Da menzionare il contribuito nel definire accordi internazionali adottati nel 2015 a livello di Onu come l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e il Quadro di riferimento di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi.

In tale quadro si inserisce anche l’Agenzia europea per l’Ambiente (Aea), con sede a Copenaghen e istituita nel 1990 per sostenere lo sviluppo, l’attuazione e la valutazione della politica ambientale e per informare i cittadini.

COSA HA FATTO L’UE NELL’ULTIMA LEGISLATURA

Durante l’ottava legislatura il Parlamento Ue si è occupato della legislazione derivata dal piano d’azione dell’Ue per l’economia circolare e dei problemi connessi ai cambiamenti climatici. È stata rilevata la necessità di applicare in maniera più rigorosa il diritto ambientale Ue ed è stata chiesta più sicurezza per gli investimenti che sostengono la politica in materia e maggiori sforzi per combattere i cambiamenti climatici.

È storia di queste ultime ore il via libera formale alla direttiva che vieta dal 2021 oggetti in plastica monouso come piatti, posate e cannucce. Gli Stati membri si sono impegnati a raggiungere la soglia del 90% nella raccolta differenziata delle bottiglie di plastica entro il 2029; inoltre si è deciso che le nuove bottiglie di plastica dovranno avere un contenuto riciclato di almeno il 25% entro il 2025 e di almeno il 30% entro il 2030. “C’è un crescente senso di urgenza nella società europea per fermare l’inquinamento da plastica nei nostri oceani” ha commentato il vicepresidente del Consiglio Ue, Frans Timmermans, che è pure responsabile per lo Sviluppo sostenibile. “Abbiamo adottato misure ambiziose introducendo regole concrete per ridurre l’uso di materie plastiche monouso – ha proseguito -. Le nuove norme adottate oggi ci aiuteranno a proteggere la salute dei nostri cittadini e a salvaguardare il nostro ambiente naturale”.

IL COMMISSARIO E IL CONSIGLIO

Anche per l’ambiente esiste un commissario ad hoc che propone e attua politiche che garantiscano un elevato livello di tutela ambientale e di salvaguardia della qualità della vita dei cittadini all’interno dell’Unione. In quest’ultima legislatura la carica è stata ricoperta dal maltese Karmenu Vella.
Responsabile della politica in materia è il Consiglio ambiente che si occupa pure di questioni ambientali internazionali, in particolare nel settore del cambiamento climatico. È composto dai ministri responsabili dell’ambiente nei diversi Stati membri e nelle sue sessioni – circa quattro all’anno – la Commissione europea è rappresentata dal commissario per l’ambiente e dal commissario per l’azione per il clima.

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