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Perché oggi c’è lo sciopero di Alitalia

sciopero Alitalia

Sciopero Alitalia: astensione dal lavoro per 24 ore e 198 voli cancellati. Intanto il 15 ottobre scade l’offerta vincolante di acquisto di Fs, Delta, Tesoro e Atlantia ma la situazione è in alto mare

Sciopero di 24 ore oggi in Alitalia: cancellati 198 voli, nazionali e internazionali, e anche alcuni collegamenti di ieri sera e di domani mattina. A proclamare l’astensione dal lavoro sono stati i sindacati Anpac, Anpav e Anp per piloti e assistenti di volo e Assovolo Trasporto Aereo e Confael Trasporti per il personale navigante.

COME SI SVOLGERÀ LO SCIOPERO

La compagnia aerea garantirà le fasce 7-10 e 18-21 e — per limitare i disagi dei passeggeri — verrà attivato un piano straordinario che prevede l’impiego di aerei più capienti sulle rotte domestiche e internazionali in modo da convogliare lì i viaggiatori coinvolti nei voli cancellati. Alitalia prevede che circa il 70% di chi aveva prenotato un volo riuscirà a viaggiare.

Chi ha acquistato un biglietto per la serata dell’8 o la mattina del 10 – informa ancora il vettore – può cambiare la prenotazione senza pagare una penale o chiedere il rimborso del biglietto fino al 24 ottobre, ma solo a certe condizioni.

Si può verificare lo stato del proprio volo sul sito www.alitalia.com o chiamando il numero verde 800.65.00.55 (dall’Italia) o +39 06.65649 (dall’estero)

LE MOTIVAZIONI DELLO SCIOPERO ALITALIA

L’astensione dal lavoro dei dipendenti Alitalia è legata alla complicata trattativa per rilevare la compagnia e arriva a sei giorni dalla scadenza — già prorogata — dell’offerta vincolante di acquisto da parte di Gruppo Fs, Atlantia, Tesoro e il vettore statunitense Delta Airlines. “Purtroppo permangono le forti preoccupazioni sull’assenza di un Piano Industriale credibile e capace di portare Alitalia al rilancio dovuto e ripetutamente assicurato dai ministri competenti” spiegano in una nota congiunta le sigle Anpac, Anpav e Anp. “Alitalia non può più sottostare agi interessi di Delta e di Air France-Klm ma deve avere un proprio ruolo primario quale vettore nazionale al servizio dei cittadini italiani e degli ingenti flussi turistici. Bene stanno facendo Ferrovie dello Stato e Atlantia a tenere una posizione ferma e risoluta nell’esigere modifiche al Piano Industriale proposto da Delta che oggi vedrebbe, se così attuato, una Alitalia ancora più marginalizzata e destinata ad una rapida uscita dal panorama del trasporto aereo mondiale – si legge ancora nel comunicato -. I piloti e gli assistenti di volo di Alitalia non accetteranno piani incerti ed inefficaci auspicando un deciso intervento del prossimo governo per avere le condizioni che portino alla nascita della nuova Alitalia in un’ottica di vero sviluppo”.

Il riferimento dei sindacati è agli accordi commerciali stipulati da Delta, Air France-Klm e la britannica Virgin (di cui Delta detiene il 49% e Air France il 31%). Quest’ultima, come ricorda il Sole 24 Ore, ha già avuto l’autorizzazione preliminare dall’Antitrust Usa a far parte della nuova joint venture transatlantica. Dunque Alitalia potrebbe rientrare solo come partner di secondo livello in base anche ad un accordo siglato a fine 2017 – ma non firmato ancora formalmente – dalla dirigenza della compagnia italiana e da alcuni dei tre commissari. Nelle trattative per la costituzione della newco Delta non ha dato disponibilità a modificare questa intesa.

LA TRATTATIVA PER RILEVARE ALITALIA

Come dicevamo, il 15 ottobre scade la presentazione dell’offerta vincolante di acquisto da parte di Fs, Atlantia, Tesoro e Delta Airlines e la situazione sembra in alto mare visto che nella newco si devono ancora decidere la distribuzione delle percentuali di impegno tra le diverse società, il piano industriale e le scelte di potenziamento delle rotte transatlantiche, su cui appunto frena Delta.

Una trattativa ritenuta “complicata” dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella risposta alla lettera in cui Atlantia si diceva impossibilitata a intervenire nel salvataggio per l’iter amministrativo che potrebbe portare alla revoca delle concessioni autostradali, fortemente voluta dal Movimento Cinque Stelle in seguito al crollo del Ponte Morandi, a Genova. Nella stessa lettera la holding dei Benetton criticava il piano di Fs-Delta, sottopostogli a fine luglio, che ritiene non di sviluppo ma di sopravvivenza e minacciava di sfilarsi dall’operazione.

Intanto in queste ore si intensificano le riunioni del governo con i protagonisti della vicenda. Ieri Conte — che peraltro ha definito “inaccettabile la commistione tra il salvataggio e le concessioni autostradali” — ha incontrato i vertici di Atlantia, guidati dal presidente Fabio Cerchiai, mentre il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha visto i tre commissari della compagnia Stefano Paleari, Enrico Laghi e Daniele Discepolo. Sul tavolo, oltre alla scadenza del 15 ottobre, anche i problemi di liquidità: il prestito ponte statale da 900 milioni è agli sgoccioli e per non chiudere servono almeno 250-300 milioni.

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