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Pensioni, quota 100 addio. Ma cosa fanno negli altri Paesi?

Pensioni

L’Osservatorio di Cottarelli: “Non sorprende che il nostro sistema delle pensioni sia in proporzione tra i più gravosi per le tasche pubbliche: in media gli italiani terminano la loro carriera lavorativa in anticipo, percepiscono la pensione per un numero maggiore di anni e con un elevato tasso di sostituzione”

Tra le riforme in arrivo che il governo di Mario Draghi dovrà finalizzare per ridurre la spesa, il superamento di quota 100, che, fortemente voluta dalla Lega di Matteo Salvini, ha permesso di ridurre temporaneamente i requisiti anagrafici richiesti per accedere alla pensione a 62 anni e 38 di contributi per il triennio 2019-21. In assenza di nuovi interventi, dato che la legge aveva una portata temporanea, il suo mancato rinnovo determinerà un ritorno ai criteri stabiliti nella legge Fornero, con la pensione di vecchiaia portata nuovamente a 67 anni.

Ma come funzionano le pensioni negli altri Paesi? Se lo è chiesto l’Osservatorio Conti pubblici dell’Università Cattolica, nel suo ultimo approfondimento. Nelle classifiche internazionali – spiegano gli analisti -, l’Italia occupa le prime posizioni tra i Paesi sviluppati per età di pensionamento statutaria, con requisiti ben superiori rispetto alle medie OCSE (64,3 anni per gli uomini e 63,5 anni per le donne). “Un’elevata età di pensionamento statutaria è giustificata dal fatto che l’Italia presenta un’aspettativa di vita tra le più alte al mondo: 85,4 anni per le donne e 81 anni per gli uomini alla nascita (al quinto posto tra i paesi più sviluppati e di conseguenza al mondo); e un’aspettativa di vita residua a 65 anni di 22,4 anni se donna e 19,2 anni se uomo. Queste ultime sono più alte della media dei paesi dell’UE (21,2 anni per le donne e 17,8 per gli uomini)”.

In ogni caso – continua il report -, l’età effettiva di pensionamento differisce dall’età di pensionamento statutaria a causa di agevolazioni o scivoli. Nel periodo 2013-2018, l’età di pensionamento effettiva in Italia era di 63,3 anni per gli uomini e 61,5 anni per le donne (dati OCSE). L’Italia si trova agli ultimi posti tra gli stati sviluppati, le cui età reali di uscita dal pensionamento sono 65,4 e 63,7 anni in media, rispettivamente per gli uomini e le donne. Poiché l’anzianità media di pensionamento è aumentata, nel 2018 l’età effettiva di pensionamento è maggiore di quanto sopra indicato, ma c’è stato un aumento anche negli altri paesi.  A ciò – viene sottolineato nell’approfondimento dell’Osservatorio – si aggiunge l’effetto di Quota 100, diventata operativa nel 2019.

Se da una parte l’età statutaria richiesta per l’accesso alla pensione di vecchiaia italiana è progressivamente aumentata a seguito della riforma Fornero e degli adeguamenti alla speranza di vita, dall’altra l’età effettiva di pensionamento si è sempre attestata su valori più bassi: è rimasta quasi costante per le donne, mentre per gli uomini ha cominciato a salire ad un tasso più basso rispetto all’età pensionabile nominale.

Quindi le conclusioni sulle pensioni negli altri Paesi rapportate al nostro sistema: nella classifica OCSE l’Italia si colloca al quarto posto – dopo Francia, Grecia e Spagna – con un numero di anni di pensione pari a 20,7 per gli uomini e 25,7 per le donne, contro una media di 17,8 anni per gli uomini e 22,5 per le donne, ossia circa 3 anni di pensione in più rispetto agli altri paesi. In media – affermano gli analisti dell’Osservatorio – gli italiani terminano la loro carriera lavorativa in anticipo, percepiscono la pensione per un numero maggiore di anni e con un elevato tasso di sostituzione, per questo il nostro sistema pensionistico è un simile salasso per i conti pubblici.

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