Il 7,6% delle classi supera il 30% considerando tutti gli studenti con cittadinanza non italiana. Ma contando soltanto i nati all’estero, la quota crolla. Solo lo 0,6% delle classi è oltre la soglia, e a Milano il caso è ancora più netto. Ecco dove il 30% diventa un problema.
Il tetto del 30% agli alunni stranieri arriva sul tavolo del Consiglio dei Ministri, ma i numeri ci raccontano un fenomeno molto più circoscritto di quanto possa suggerire il confronto politico di questi giorni. Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione, il 7,6% delle classi statali supera la soglia del 30% se si considerano tutti gli studenti con cittadinanza non italiana. Ma il quadro cambia completamente se si considerano soltanto gli alunni stranieri nati all’estero: in questo caso la percentuale scende sotto lo 0,6%. Secondo le stime. le classi interessate effettivamente dal nuovo tetto sarebbero meno di mille, pari allo 0,5% del totale.
IL 7,6% DELLE CLASSI SUPERA IL 30%
Nell’anno scolastico 2022/2023 gli studenti con cittadinanza non italiana erano 914.860, pari all’11,2% della popolazione scolastica complessiva. La loro presenza, però, è fortemente concentrata in alcune aree del Paese.
Secondo i dati di skuola.net, il 7,6% delle classi statali supera il 30% degli alunni con cittadinanza non italiana. La percentuale sale al 12,4% nella scuola primaria, scende al 7% nella scuola media e al 3,5% nelle scuole superiori. Anche gli istituti con una presenza superiore al 30% rappresentano una quota limitata: sono 4.223, pari al 7,9% delle strutture scolastiche.
QUANTI SONO DAVVERO GLI STRANIERI ARRIVATI DALL’ESTERO
È qui che il dato cambia. Dei 914.860 studenti con cittadinanza non italiana, 598.745 (pari al 65,4%) non sono nati in Italia. Quasi due studenti su tre, quindi, appartengono alle seconde generazioni. Se dal conteggio vengono esclusi questi ragazzi e si considerano soltanto gli studenti stranieri nati all’estero, le classi oltre il 30% diventano appena lo 0,6% in tutta la nazione.
Questo dato è ancora inferiore alle medie, dove si ferma allo 0,2%, mentre alle superiori arriva allo 0,8%. Questa è una distinzione decisiva, perché il governo ha chiarito che il nuovo limite non dovrebbe essere legato semplicemente alla cittadinanza. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha spiegato che il tetto riguarderà gli studenti che non conoscono adeguatamente la lingua italiana, escludendo di fatto chi ha frequentato la scuola dell’infanzia o ha già trascorso un numero sufficiente di anni nel sistema scolastico italiano.
MENO DI MILLE CLASSI NEL MIRINO
Il dato più netto arriva proprio dal Ministero dell’Istruzione. Secondo la ricostruzione di Sky Tg24, le classi potenzialmente interessate dal nuovo tetto agli studenti stranieri con scarsa conoscenza dell’italiano sarebbero meno di mille, paro allo 0,5% del totale. Il dato ridimensiona l’impatto numerico della misura rispetto alla fotografia generale della presenza straniera nelle scuole.
DOVE SI CONCENTRA DAVVERO IL PROBLEMA
La distribuzione geografia resta molto disomogenea. Secondo uno studio del Politecnico di Milano, riportato oggi dal Corriere della Sera, gli studenti con background migratorio vivono – insieme ai loro genitori – soprattutto nelle periferie delle grandi città e nel Centro-Nord. Il record (dati 2023/24) spetta a Milano, Venezia-Mestre e Bologna, dove quasi uno studente su quattro delle scuole medie (poco meno del 23 %) non ha il passaporto italiano. Seguono Torino, (20,2%), Genova (18,7%) e Firenze (16,7%). A Roma si passa all’11 %, in linea con la media nazionale. Al Sud il fenomeno migratorio ha percentuali minime: a Palermo gli alunni stranieri sono il 2,7 % e a Reggio Calabria il 6,2%.
Le province maggiormente interessate dalla presenza di studenti stranieri sono concentrate soprattutto al centro-nord. Prato, Piacenza, Parma e Gorizia risultano tra quelle con i valori più alti. In Lombardia le classi sopra il 30% sono il 16,8%, in Emilia Romagna il 15,6%, in Liguria il 13,9%, in Piemonte l’11,2%, in Veneto il 10,5% e in Toscana il 10,4%. Il problema, dunque, non è distribuito equamente sul territorio nazionale, ma riguarda soprattutto alcune province, città e quartieri.
DA CINISELLO BALSAMO A SAN BABILA, COME CAMBIANO LE PERCENTUALI IN BASE AI QUARTIERI
Il problema diventa soprattutto locale se si vanno ad analizzare, come fatto da Sky Tg24, alcuni quartieri. A Cinisello Balsamo, hinterland milanese, alcune scuole superano l’85% di alunni stranieri, mentre in pieno centro – nella zona di San Babila, la percentuale scende al 2%. Un altro caso è quello di Monfalcone, nella provincia di Gorizia, dove la presenza di famiglie straniere è particolarmente elevata e quasi tutte le scuole superano ampiamente il 30%. Ridurre il numero degli stranieri nelle scuole però, in questi casi, rappresenta anche un problema logistico: applicare rigidamente la soglia del 30% significa, in questi territori, dover spostare studenti verso istituti alternativi; ma se le scuole limitrofe presentano a loro volta percentuali elevate, la possibilità di redistribuire gli alunni si riduce.
30%, IL PRECEDENTE DEL 2010
Il limite del 30% non è una novità dell’attuale governo. Era stato introdotto già nel 2010, quando una circolare ministeriale prevedeva la possibilità di derogare alla soglia in determinate circostanze. La nuova misura punta invece a rendere il limite vincolante e a collegarlo non semplicemente alla cittadinanza, ma anche alla conoscenza della lingua. Valditara ha annunciato che il provvedimento arriverà in Consiglio dei ministri sotto forma di decreto-legge e che riguarderà, da quest’anno, i nuovi arrivi.

