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Quanti sono (davvero) i ricoverati per Covid negli ospedali?

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Ogni giorno valzer di numeri, spesso imprecisi, che danno luogo a statistiche scientificamente inaffidabili. Oltre tre pazienti su 10 ricoverati con tampone positivo non hanno sintomi da Covid e sono in ospedale per altre patologie: traumi, infarti, emorragie, scompensi, tumori

In Francia sempre più testate giornalistiche ed esperti scientifici mettono in dubbio l’utilità del bollettino quotidiano dei ricoveri di positivi al Covid. Questo perché è sempre più forte la discrepanza fra il numero degli ospedalizzati e il numero di tamponi positivi dati dal ministero della Salute francese.

“La diffusione estremamente rapida della variante Omicron – spiega la Direzione generale della Sanità a Libération nella sua rubrica ’CheckNews’ – ha provocato un aumento eccezionale dei contagi, spingendo i francesi a sottoporsi a tampone in modo massiccio. Così le cifre più recenti dei test raggiungono proporzioni mai viste. Fra il 31 dicembre 2021 e il 6 gennaio 2022, sono stati effettuati circa 9,5 milioni di tamponi”, con un aumento di circa il 25% rispetto alla settimana precedente.

Questa brusca accelerazione e la moltiplicazione dei casi contatto che, a loro volta, correvano a fare il tampone, ha spinto persone asintomatiche a farsi testare (cosa che non avendo sintomi non avrebbero fatto) facendo aumentare ulteriormente il numero dei casi. Stesso discorso per gli autotest, che si sono diffusi ampiamente e portano oggi all’individuazione di positività che non sarebbero emerse in precedenza”.

Per l’epidemiologo Bruno Hoen, con la divaricazione crescente fra numero di casi e ricoveri e con l’inflazione di tamponi, “non ha più nessun senso mettersi a contare i tamponi positivi”. Per lui, “bisogna smettere di utilizzare quell’indicatore, e guardare unicamente al numero di forme gravi che necessitano il ricovero in ospedale. E’ questo l’indicatore che conta”. Parere più sfumato per un altro epidemiologo, Yves Coppieters, intervistato dalla tv Lci. Per lui, è meglio continuare a prendere in esame “i due indicatori, anche se non sono più legati”, perché “vigilare sui contagi” consente anche “di sorvegliare le caratteristiche delle persone contaminate”. Ma a rendere tutto ancora più fumoso ci pensa una ulteriore sfumatura: quando si viene ricoverati in ospedale, anche per un infarto o una emorragia cerebrale, viene eseguito un tampone per valutare se il paziente può stare o meno nelle corsie. Laddove il responso del test sia positivo, si finisce nel conteggio dei ricoverati per Covid-19 anche se non si hanno sintomi.

Anche in Italia il numero rischia di essere ugualmente falsato? La risposta è positiva. Almeno il 34% dei pazienti positivi ricoverati, pur avendo il Covid non è malato Covid: ovvero non è in ospedale per sindromi respiratorie acute o polmonari e non ha sviluppato la malattia da Covid ma richiede assistenza sanitaria per altre patologie. Semplicemente, come si anticipava, al momento del tampone pre-ricovero risulta positivo al Sars-Cov-2. È quanto emerge da uno studio condotto da Fiaso, la Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere, sui ricoveri di 6 grandi aziende ospedaliere e sanitarie: Asst Spedali civili di Brescia, Irccs Ospedale Policlinico San Martino di Genova, Irccs Aou di Bologna, Policlinico Tor Vergata, Ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino e Policlinico di Bari. Uno su tre, sia pure con infezione accertata al virus Sars-Cov-2, viene ospedalizzato per curare tutt’altro: traumi, infarti, emorragie, scompensi, tumori.

 

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