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Riprendiamo a giocare. Tutti i numeri (rossi) del lockdown del gioco legale

gioco legale lockdown

La chiusura ‘sine die’ dei punti vendita ha portato a un calo del 47,5% in termini di raccolta. A rischio il posto di lavoro di 150 mila persone. E il lockdown del gioco legale comporta anche un danno all’erario di oltre 4.5 miliardi

Un “drammatico calo dei ricavi” per il comparto del gioco legale. È quanto emerge dai dati portati all’attenzione del governo dalle associazioni di categoria. I gestori dei circa 12.000 esercizi commerciali regolari e regolati da Concessioni Statali, lamentano di essere chiusi ormai da quasi 300 giorni. In ballo ci sono oltre 150mila posti di lavoro, tra lavoratori diretti, dipendenti dei concessionari e lavoratori dell’indotto che arrivano a 400mila persone estendendo il disagio all’ambito familiare. Fanno notare come, solo nel 2020, il lockdown dei punti di vendita del gioco legale abbia determinato per lo Stato Italiano un’enorme diminuzione delle entrate erariali stimata in circa 4,5 miliardi di euro in meno rispetto al 2019.

I numeri che mettono a rischio la sopravvivenza del settore

A fronte del calo di oltre il 20% dell’intero settore del gioco legale, la chiusura dei punti vendita per quasi sei mesi ha portato a un calo del 47,5% in termini di raccolta (73,9 milioni di euro nel 2019 contro i 38,8 nel 2020). Una frenata dei consumi di tale intensità capace di incidere in maniera rilevante anche sulle casse dello Stato che nel 2019 aveva incassato 10,3mil di euro dall’area retail del gioco legale, mentre nel 2020 si è privato del 42,3% in meno di entrate pari a 4,3mil di euro).

Chiusure esercizi – dati regionali

  • Campania: è la regione che ha sofferto maggiormente gli effetti delle restrizioni con
    più di 2.700 sale chiuse, gran parte delle quali agenzie di scommesse (oltre 2 mila).
  • Lombardia: 1.976, le sale scommesse (oltre 1.200) sono stati gli esercizi più
    penalizzati.
  • Lazio: 1.552 tra sale bingo, sale scommesse e sale gioco.
  • Puglia-Basilicata-Molise: le tre regioni accorpate contano un totale di 1.550 attività
    chiuse.
  • Sicilia: 1.455.
  • Veneto-Trentino Alto Adige: 1.035
  • Piemonte-Valle d’Aosta: insieme contano 1.007 attività chiuse.
  • Emilia Romagna: 818, tra cui 20 bingo.
  • Toscana: 792, di cui 444 agenzie di scommesse.
  • Calabria: 603
  • Abruzzo: 466
  • Marche 344
  • Liguria: 274
  • Umbria: 204
  • Sardegna: 201
  • Friuli Venezia Giulia: 194

Il lockdown del gioco legale e il nodo dei finanziamenti delle banche

Ma il paradosso principale riguarda il fatto che gli esercenti del gioco legale stanno anche riscontrando gravi problematiche nell’accedere ai finanziamenti garantiti dallo Stato per sopravvivere al lockdown e di aprire nuovi conti correnti così come nel mantenere quelli già esistenti. La ragione per cui gli esercenti del comparto non riescono ad accedere ai finanziamenti risiede nella decisione, condivisa dalle principali banche e istituti di credito a livello nazionale, di rigettare le loro richieste adducendo motivazioni di natura “etica”.

Leggi anche: A che gioco gioca il governo? Le sale escluse dalle riaperture

Gli affari d’oro delle bische

Le conseguenze di questa chiusura prolungata sono state negative per tutti, per i giocatori perché non trovando un’offerta di gioco legale si rivolgono a quella illegale e questo è avvenuto nonostante l’importante piano di interventi dell’Agenzie delle Dogane e dei Monopoli e delle Forze dell’Ordine, testimoniato dal fatto che le sanzioni nel 2020 sono cresciute di circa 20 volte rispetto all’anno precedente. Marcello Minenna ha evidenziato come durante il lockdown a fronte di una riduzione del 25/30% derivante dalla chiusura del gioco legale, ci sia stata una forte esplosione del gioco illegale, regalando opportunità di guadagno alla criminalità organizzata sul territorio e ai siti online illegali.

Quando finirà il lockdown del gioco legale?

Le sale gioco sono ormai chiuse da quasi 300 giorni e, a oggi non è stata comunicata una data certa di riapertura, lamentano i rappresentanti del settore, nonostante la predisposizione di Protocolli di Sicurezza Sanitaria estremamente rigidi che garantiscono una riapertura in totale sicurezza. “La riapertura in sicurezza delle sale da gioco in zona gialla – ci hanno spiegato – sarebbe possibile grazie ai protocolli di sicurezza redatti grazie alla collaborazione tra operatori di gioco, associazioni di categoria e organizzazioni sindacali”. Peraltro, hanno anche realizzato un video a dimostrazione della sicurezza degli ambienti e della serietà delle precauzioni predisposte. E, ancora: “Nonostante il momento di grande difficoltà, gli esercenti del comparto hanno investito sin da subito importanti risorse economiche per adeguare i locali alle normative dei vari Dpcm e adottare tutte le linee guida dei Protocolli di Sicurezza Sanitaria in vista della riapertura dell’11 giugno scorso. L’attenzione e il rispetto di tali direttive consentirebbero agli esercenti di riaprire le attività e accogliere in totale sicurezza un numero limitato di clienti, riducendo così al minimo la possibilità di contagio”.

 

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