Fact Checking

Ristorazione e alberghi. I dati Istat e l’analisi Fipe-Confcommercio

Fipe Confcommercio ristorazione

L’analisi del Centro Studi di Fipe-Confcommercio dei dati Istat sul fatturato del III° Trimestre 2020 nel settore ristorazione e il commento di Federalberghi sull’impatto della pandemia nel settore delle strutture ricettive

“I dati diffusi dall’Istat sul fatturato delle imprese della ristorazione nel terzo trimestre (luglio, agosto e settembre) del 2020 mostrano un calo del 16,6% sul periodo corrispondente del 2019, pari in valore assoluto a circa 4,6 miliardi di euro”. Si apre così l’analisi del Centro Studi di Fipe-Confcommercio sullo stato di salute delle imprese nel settore della ristorazione.

I DATI SULLA RISTORAZIONE

Sebbene si tratti di “una contrazione più attenuata rispetto a quella del II trimestre per via della parziale ripresa dell’attività nei mesi estivi” – il che darebbe anche una iniezione di ottimismo, le perdite per le imprese del settore potrebbero arrivare fino a quota 33 miliardi: “Con riferimento ai primi nove mesi dell’anno, il settore della ristorazione ha cumulato perdite per oltre 23 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo del 2019. Se consideriamo poi che l’attività nel quarto trimestre risulterà pesantemente condizionata dalle ulteriori restrizioni introdotte con gli ultimi Dpcm la perdita attesa dei ricavi complessivi del 2020 supererà i 33 miliardi di euro”.

IL SETTORE ALBERGHIERO

“L’Istat certifica che gli alberghi e le altre strutture ricettive sono tra le attività più colpite dalla pandemia. Chiediamo che Governo e Parlamento intervengano subito, per impedire una debacle totale”. A commentare i dati (neri) di Istat, che si riferiscono ai primi nove mesi del 2020 nel settore alberghiero, è stato il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca. I dati mostrano di un calo del 52% nel periodo da gennaio a settembre.

VERSO L’ULTIMO TRIMESTRE

Federalberghi ha segnalato che “la rilevazione Istat si ferma a settembre, ma purtroppo il crollo riguarda anche l’ultimo trimestre. Basti considerare che nel mese di ottobre alberghi e ristoranti hanno utilizzato 51 milioni di ore di cassa integrazione (pari a 295 mila lavoratori sospesi), contro i 30,5 milioni di settembre. E che i provvedimenti adottati ai primi di novembre ci hanno dato il colpo di grazia. Non si salva nessuno: le città d’arte sono ferme da marzo, meeting, fiere e congressi sono vietati, chiusi i comprensori sciistici e gli stabilimenti termali, il business travel è completamente fermo. Secondo il centro studi di Federalberghi, alla fine del 2020 il fatturato degli esercizi ricettivi italiani registrerà un calo complessivo del 56,7%, con una perdita di oltre 14 miliardi di euro”.

Nella sua nota, il presidente Bocca ha ricordato che “in questi giorni è in corso l’esame della manovra di bilancio e di tre decreti ristori, ai quali se ne aggiungerà presto un quarto. Le misure dedicate alle imprese e ai lavoratori del settore sono utili ma non sufficienti. È necessario potenziarne l’intensità ed ampliarne la durata, commisurando gli aiuti alla effettiva portata del danno subito”.

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