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Roma, se la Raggi rallenta anche gli impianti di Tlc

La decisione dell’Authority perché Roma Capitale non ha adottato le misure per adeguarsi al parere di Piazza Verdi sulle tlc. A far scattare il meccanismo il no alla richiesta di autorizzazione di Iliad

L’Antitrust si rivolge al Tar contro il Comune di Roma. Oggetto del contendere la mancata adozione, da parte di Roma Capitale, di misure per adeguarsi al parere motivato dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato sugli ostacoli nell’installazione di impianti di telecomunicazione mobile.

LA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE DI ILIAD E IL PARERE INVIATO DALL’ANTITRUST

L’invio del parere motivato, ex articolo 21-bis della legge 10 ottobre 1990, n. 287, era stato deliberato dall’Authority durante una riunione di dicembre ed era stato presentato il 21 dello stesso mese. Con questo documento si contestavano gli atti individuati in precedenza e che apparivano in contrasto con la normativa nazionale e comunitaria che riguarda l’installazione di impianti di telecomunicazione mobile e broadband wireless. A far scattare il meccanismo tre atti di diniego alle richieste di autorizzazione avanzate dalla compagnia telefonica Iliad.

Secondo quanto riporta il bollettino settimanale dell’Agcm, “gli atti oggetto di impugnazione non hanno permesso la localizzazione degli impianti in un’ampia area, con l’effetto di rallentare e, di fatto, ostacolare la realizzazione delle reti di telecomunicazione mobile, comportando una copertura incompleta, incrementando i costi amministrativi degli operatori di telecomunicazione e determinando una discriminazione tra operatori incumbent e nuovi operatori, nonché tra tecnologie pre-esistenti e nuove tecnologie”.

LA REAZIONE DI ROMA CAPITALE

Dopo aver ricevuto il parere motivato, il 15 febbraio scorso, Roma Capitale ha inviato osservazioni all’Agcm ma “non rispondendo sul merito degli atti suddetti e ritenendo legittima la Delibera dell’Assemblea Capitolina n. 26/2015” sul “Regolamento per la localizzazione, l’installazione e la modifica degli impianti di telefonia mobile”. Il Campidoglio ha poi comunicato di voler procedere a un’azione di ricognizione delle aree idonee ad ospitare gli impianti di telecomunicazione ma non ha adottato misure utili per adeguarsi al parere dell’Autorità. In particolare Roma Capitale non si è dotata di quei meccanismi che – in specifici casi concreti in cui non sia possibile assicurare la copertura di rete, come segnalato nel parere – possano comunque permettere una localizzazione degli impianti di telecomunicazione per erogare il servizio.

Mancanze che hanno dunque spinto l’Autorità garante per la Concorrenza e il Mercato a impugnare gli atti davanti al Tar competente.

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