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Salario minimo, cos’è e su cosa si discute

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La quasi totalità degli Stati europei prevede il salario minimo, benché le differenze siano abissali: si va dai 332 euro mensili della Bulgaria ai 2257 euro del Lussemburgo 

Se ne parla da un anno e mezzo e ora l’Ue chiederà ai Paesi che ancora non prevedono norme sul salario minimo (l’Italia è tra questi) di adottare la direttiva comunitaria e di muoversi all’interno della cornice predisposta: non c’è in merito alcun obbligo di istituire tale istituto, semplicemente i Paesi membri nel caso volessero prevederlo dovranno stare in confini uguali per tutti.

COS’È IL SALARIO MINIMO COMUNITARIO

La proposta che il Parlamento europeo ha approvato il 25 novembre 2021 con 443 voti a favore, 192 contro e 58 astensioni intende prevedere requisiti di base per garantire un reddito che permetta un livello di vita dignitoso per i lavoratori e le loro famiglie. Si punta a istituire un quadro per fissare salari minimi adeguati ed equi rispettando le diverse impostazioni nazionali dei Ventisette e a rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva.

I TANTI MUGUGNI ITALIANI

Sebbene in Italia sia stata accolta tra mille mugugni dalle parti sociali (da un lato Confindustria sostiene che tutte le imprese aderenti garantiscano tariffe orarie di almeno 9 euro), dall’altro i sindacati, con eccezione della Cgil di Maurizio Landini, temono che così si depotenzino le contrattazioni e ci siano ripercussioni per le categorie che, in tale sede, hanno spuntato prezzi più alti, la direttiva sul salario minimo ha anche come finalità quella di evitare, almeno tra i 27, zone nelle quali la manodopera costi meno e che spingano perciò le fabbriche alla delocalizzazione. Da questo punto di vista, però, restano forti le diseguaglianze tra i Paesi dell’Est, con il reddito minimo più basso e quelli del Nord, capace di superare anche i 1500 euro, fino agli oltre 2mila del Lussemburgo.

SALARIO MINIMO, QUALI PAESI UE NON LO PREVEDONO?

In realtà, il salario minimo è presente un po’ in tutta Europa, a eccezione di sei Paesi: Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Svezia e appunto l’Italia. È necessariamente un male? No. Per la maggior parte dei casi parliamo di nazioni nelle quali il potere sindacale ha storicamente e fattualmente sottratto al legislatore la potestà decisionale in materia, dunque ogni norma in tal senso sarebbe stata avvertita come una intromissione negoziale tra lavoratori e datori di lavoro.

COSA PREVEDE LA DIRETTIVA UE

Scopo della direttiva comunitaria non è fissare un salario minimo comune per tutti, né tantomeno istituire un obbligo. Punta invece “a istituire un quadro per fissare salari minimi adeguati ed equi” rispettando le diverse tradizioni di welfare dei Ventisette per garantire “un tenore di vita dignitoso”, ridurre le disuguaglianze e mettere un freno ai contratti precari e pirata, nonostante è difficile che aiuterà all’emersione del lavoro nero. “I salari minimi legali saranno aggiornati con regolarità. Il loro importo potrà inoltre essere adeguato mediante meccanismi di indicizzazione automatica”, si legge nel testo.

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