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Sbaglia chi teme l’intelligenza artificiale. Ecco perché

L’intervista di Giusy Caretto a Jerry Kaplan professore della Stanford University, pioniere della Silicon Valley ed esperto mondiale di intelligenza artificiale per Start Magazine

Improvvisamente, l’intelligenza artificiale è dappertutto. E il dibattito sul tema si fa sempre più vivace e sentito, ma è ancora difficile spiegare cosa sia e quali siano le sue reali capacità operative, fantasia e previsioni futuristiche a parte. Sappiamo che presto gli automi potrebbero sostituire l’uomo in numerose delle sue attività, ma quale sarà il loro grado di autonomia? Dobbiamo aver paura del futuro? “La tua auto a guida autonoma sarà veramente autonoma quando gli dirai di accompagnarti in ufficio e ti porterà invece in spiaggia”, spiega Jerry Kaplan, professore della Stanford University, pioniere della Silicon Valley ed esperto mondiale di intelligenza artificiale, sottolineando i limiti della tecnologia del futuro. Kaplan si è interessato per la prima volta all’intelligenza artificiale quando ha visto 2001: Odissea nello spazio, intorno al 1970. All’epoca, Kaplan era un adolescente, ma in seguito si è laureato in informatica, si è specializzato in Ai e autore, tra gli altri saggi, di Intelligenza artificiale – Guida al futuro prossimo (Luiss). A lui abbiamo chiesto quali saranno gli scenari futuri, quali dovrebbero essere le nostrepaure, e quanto davvero l’Ia influenzerà la nostra quotidianità.

Professore Kaplan, dobbiamo temere i software?

Assolutamente no. Il software di intelligenza artificiale è certamente potente, ma deve essere inteso come progresso nell’automazione, non come una sorta di minaccia per l’umanità.

In che modo l’intelligenza artificiale influenzerà la nostra vita?

Non tanto quanto la gente pensa. È ottimo per interpretare le immagini, elaborare il linguaggio umano e molte altre cose. Ma è poco probabile che toglierà molti più posti di lavoro di quanti, per esempio, ne verranno creati. È probabile, invece, che l’intelligenza artificiale arricchirà la nostra società.

E qual è il lato oscuro dell’Ai?

I problemi non mancheranno, certo: pregiudizi algoritmici, uso improprio di informazioni personali, problemi di privacy, problemi etici, militari e tanti altri. E ancora. Una nuova ondata di automazione tenderà anche ad aumentare le disuguaglianze di reddito – un problema che dobbiamo davvero affrontare attraverso le politiche economiche e sociali.

È davvero possibile che le macchine si ribellino e prendano il sopravvento sugli uomini?

A mio parere, non c’è questa possibilità. O almeno, se mai questo dovesse accadere, non sarebbe in un lasso di tempo breve, quel tempo che interessa a chi vive oggi. Se anche iniziassimo ad avvicinarci ad un problema di questo tipo, avremmo molti avvertimenti e avremo abbastanza tempo per fare qualcosa al riguardo.

Oggi la macchina “sa” cosa fare partendo dai nostri dati. Come possiamo affrontare la questione dei dati personali?

Sì, questo è un problema reale, perché le nuove tecniche di intelligenza artificiale lavorano sfruttando molte informazioni personali che sono effettivamente private. E in futuro, per esempio, il riconoscimento facciale potrebbe costringere alcune persone a non visitare spazi pubblici, per paura di essere identificati, a torto o a ragione!

 

Articolo pubblicato su Start Magazine n.2/2018

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