Fact Checking

Tlc: i ritardi nel Paese e cosa abbiamo imparato dal lockdown

antitrust rete unica

Cosa emerge dal tavolo tecnico voluto dalla ministra Pisano, il report di Radiocor e Luiss Business School e cosa dice l’Agcom

Il lockdown, la didattica a distanza e la maggiore diffusione dello smart working hanno messo nero su bianco il ruolo fondamentale delle telecomunicazioni e del web e hanno ricordato ancora una volta le carenze infrastrutturali che ci sono in Italia. Basta un dato, molto semplice: in circa 204 Comuni della nostra penisola non si riesce a connettersi a Internet da postazione fissa.

IL TAVOLO TECNICO DEL GOVERNO

L’esecutivo lavora da tempo al monitoraggio e all’attuazione del piano per la banda ultra larga e ha istituito il Comitato Banca ultra larga (Cobul) presieduto dal ministro all’Innovazione, Paola Pisano. In pieno lockdown — quando c’è stato un aumento del traffico rete del 30-40% — si è fatto il punto al tavolo tecnico e si è dovuto ammettere che per l’attuazione si è in ritardo di circa due-tre anni. Nel frattempo l’Autorità per le Comunicazioni ha a sua volta riunito tutti gli operatori per provare a potenziare del 30% le reti attualmente esistenti.

II DATI DI DIGITECONOMY.24

Proprio al tavolo tecnico del Cobul è stata portata una fotografia impietosa della realtà italiana secondo cui urge portare la banda ultra larga in almeno 204 Comuni italiani i quali, in oltre il 10% degli indirizzi civici, non hanno possibilità di connettersi a Internet da postazione fissa, anche includendo gli accessi radio fwa.

In particolare, secondo quanto evidenziato da DigitEconomy.24, report firmato da Radiocor e Luiss Business School, 46 piccoli comuni sono senza alcuna copertura di rete fissa e appunto in 204 comuni la percentuale di civici senza copertura internet è superiore al 10%, in 130 la quota è superiore al 20%, mentre in 1.074 comuni i civici non coperti sono meno del 10%. Di questi civici poco oltre il 90% erano già stati classificati come bianchi a seguito della consultazione Infratel nella fase preliminare alla predisposizione dei bandi Bul e quindi verranno cablati da Open Fiber, società di Enel e Cassa Depositi e Prestiti, che si è aggiudicata le gare.

Tra le pieghe del report si scopre pure che — se si include anche la rete mobile, secondo un requisito di velocità minima indoor di 2 Mbps — il numero di comuni “No Internet”, quindi con percentuale di civici senza copertura superiore al 10%, scenderebbe da 204 a 73.

Ma in quali aree del Paese si trovano questi Comuni? La maggior parte si concentra in Piemonte, nelle province di Cuneo, Alessandria, Torino e Asti, nel Molise, poi in Liguria e in Sicilia. “Il problema — ha commentato Giovanni Santella, capo della Direzione reti dell’Agcom — è di portare la connettività da rete fissa in questi Comuni il più presto possibile anche proponendo un anticipo, per questi Comuni, dei piani attuali di roll-out”.

Da segnalare che la fotografia di DigitEconomy.24 è già al netto delle aree dove Tim ha deciso di investire aprendo circa 7mila Cabinet per la fibra ottica.

COS’HA DETTO IL COMMISSARIO NICITA

Di tlc e di emergenza per il Covid ha parlato oggi anche il commissario dell’Agcom, Antonio Nicita, che è intervenuto al web talk “La resilienza delle Telco al tempo del Coronavirus” organizzato da CorCom-Digital360. Nicita ha spiegato come anche “il piano Colao evidenzi la necessità di accelerare sulla copertura delle aree grigie e sul roll out delle reti 5G” e ha poi sottolineato il ruolo importante giocato dalle tlc durante il lockdown e nel periodo successivo. “Dal 6 al 12 aprile — ha detto —Agcom ha rilevato un’intensità del traffico sulla rete fissa pari all’80% e di una percentuale più o meno simile sul mobile mentre nelle prime settimane della Fase 2 la percentuale si attestava sul 35%. Questo per dire che l’emergenza sanitaria ha provocato uno shock della domanda da cui difficilmente si tornerà indietro”. Del resto, come ha detto in una precedente intervista al Corriere delle Comunicazioni  “oggi più che mai la digitalizzazione delle famiglie serve a rafforzare la coesione sociale e dobbiamo da un lato potenziare la capacità di banda e connettere chi sia escluso, dall’altro evitare saturazioni e congestioni di traffico”.

IL TRAFFICO SECONDO GLI ULTIMI DATI AGCOM

Intanto l’Autorità garante per le Comunicazioni ha diffuso gli ultimi dati — riferiti alle settimane da inizio a fine a maggio — sul traffico nella rete Internet. Rispetto all’incremento registrato nel periodo di lockdown dal 9 marzo al 3 maggio, sulla rete c’è stata un’intensità media di traffico dati al 12% (rispetto al precedente 29%) e il volume medio del traffico dati è stato pari al 28% (rispetto al 57%). L’intensità media del traffico voce è scesa al 32% (dal 59%) e il volume medio del traffico voce al 29% (dal 49%). In flessione pure l’intensità media del traffico dati nella rete mobile, all’11% (dal 17%) e il volume medio del traffico dati al 15% (dal 29%). Segno meno anche per l’intensità media del traffico voce, al 16% dal 35%, e per il volume medio del traffico voce, al 25% dal 37%.

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