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Vaccino anti-Covid: perché catena del freddo e logistica sono fondamentali

catena del freddo

L’operazione di distribuzione dei vaccini rappresenta una difficilissima sfida logistica per aziende e governi. È necessaria una vera “catena del freddo”, perché altrimenti il vaccino anti-Covid Pfizer-Biontech potrebbe lasciare fuori fino a due terzi della popolazione mondiale

Se l’annuncio sul vaccino anti-Covid di Pfizer e Biontech fa ben sperare, non bisogna dimenticare che tra l’uscita dei flaconi contenenti la dose di vaccino e la sua inoculazione nei pazienti ci sono una serie di passaggi quali trasporto, distribuzione e conservazione che devono rispettare tempi e modalità affinché il composto non si degradi e la somministrazione avvenga in sicurezza.

LA DIFFERENZA CON GLI ALTRI VACCINI

A differenza dei vaccini basati su virus inattivati, che richiedono di essere trasportati e conservati tra i 2° e gli 8° C (la temperatura garantita da un normale frigorifero), i potenziali vaccini anti-Covid sono definiti “a Rna”. Questo significa che si tratta di una preparazione molto complessa, che contiene molecole o strutture sopramolecolari sensibili alla temperatura e rapidamente deperibili se non in condizioni ottimali. Il vaccino di Pfizer-Biontech non solo deve essere somministrato in due dosi separate a circa tre settimane di distanza, ma richiede anche una temperatura tra i -70° e i -80° C. Il che rappresenta una sfida per molti Paesi. Secondo un white paper pubblicato a settembre da DHL, azienda leader nel campo delle spedizioni, la temperatura richiesta dal vaccino anti-Covid Pfizer-Biontech potrebbe lasciare fuori fino a due terzi della popolazione mondiale.

COME CONSERVARLO

Per mantenere queste temperature, come si legge su Avvenire, “servono degli ultracongelatori (macchine ingombranti disponibili sinora in pochi esemplari nei laboratori e negli ospedali, prodotte in limitate quantità da poche aziende nel mondo) oppure la produzione di una grande quantità di ‘ghiaccio secco’ (anidride carbonica allo stato solido, da conservare in appositi contenitori), che richiede strumenti anch’essi non facilmente reperibili”.

LA CATENA DEL FREDDO: UNA QUESTIONE DI LOGISTICA

Per il trasporto del vaccino servirà una complessa e costosa “catena del freddo” (cold chain) che richiederà un piano logistico a livello nazionale che si coordini con la grande distribuzione internazionale e con una precisa organizzazione e pianificazione delle convocazioni delle persone da vaccinare, per evitare appunto il deterioramento del vaccino.

COSA HA FATTO PFIZER

Il trasporto del vaccino è la nuova grande sfida per Pfizer che necessita di impianti di stoccaggio a supporto della logistica. In Canada, dove l’azienda farmaceutica ha siglato un contratto per 20 milioni di dosi, il vaccino sarà distribuito con un sistema logistico flexible just-in-time. La società, per organizzare i test clinici e distribuire le prime migliaia di dosi, ha spiegato che userà contenitori dedicati, della dimensione di una valigia, che mantengono la temperatura tramite ghiaccio secco per una decina di giorni e con possibilità di rinnovo del ghiaccio.

PAESI RICCHI VS PAESI POVERI

Nello studio di DHL è spiegato che attualmente, gran parte dell’Africa, del Sud America e dell’Asia non può essere prontamente rifornita su larga scala a causa della mancanza di capacità logistica della catena del freddo adatta ai prodotti delle scienze della vita. Nei Paesi più ricchi infatti il vaccino verrebbe probabilmente distribuito negli ospedali o nei centri appositamente costruiti, ma nei Paesi poveri – dove mancano forniture elettriche affidabili o strutture per conservare adeguatamente i vaccini – potrebbe significare che non vengano consegnati affatto.

ALTRI PROBLEMI DI DISTRIBUZIONE

A questo si aggiungono problemi molto più banali, come per esempio strade in zone rurali in pessime condizioni che potrebbero aumentare il rischio di danni ai flaconi. A tal proposito, Pfizer e Biontech hanno progettato scatole di spedizione riutilizzabili in grado di conservare tra 1.000 e 5.000 dosi di vaccino a temperature di congelamento per un massimo di 10 giorni. In attesa della validazione da parte delle agenzie regolatorie, l’investimento per assicurare la catena del freddo rischia di lasciare indietro i Paesi in via di sviluppo, creando il timore che solo le nazioni più ricche possano avere accesso a questo tipo di vaccino.

CONTE SCEGLIE (DI NUOVO) ARCURI PER GESTIRE LA DISTRIBUZIONE DEL VACCINO

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, come riportato da Ansa, ha scelto ancora una volta Domenico Arcuri come responsabile del piano operativo per la distribuzione dei vaccini in Italia. Il Commissario dovrà occuparsi dell’intero processo, dalla gestione delle scorte alla conservazione e spedizione. Al momento, in Italia gli unici due aeroporti autorizzati a ricevere farmaci sono Malpensa e Fiumicino, ma nessuno dei due è attrezzato per lo stoccaggio a temperature così basse.

NON FARSI TROVARE IMPREPARATI

Raffaella Paita di Italia Viva e presidente della Commissione Trasporti della Camera, come riportato da Il Riformista, ha chiesto di convocare “un ciclo di audizioni, da svolgersi in accordo con la commissione Affari sociali, che permettano di mettere in luce i vari aspetti della questione, in modo da offrire al Parlamento gli strumenti necessari per affrontarla, ascoltando le principali associazioni della logistica, i ministri competenti e il Commissario straordinario per l’emergenza. L’operazione di distribuzione dei vaccini rappresenta una difficilissima sfida logistica. Come spiegano i rappresentanti del settore, per vincerla è indispensabile giocare d’anticipo chiarendo già ora quali sono i mezzi e i metodi necessari”.

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