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Vaccino, cosa sappiamo sulla terza dose? Va fatta o no?

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Verso la terza dose? L’UE si prepara a fare incetta di vaccini perché non si ripetano i problemi di inizio anno. Israele comincia domani. Crisanti: “La variante Delta può comportare malattia grave in quelli che hanno fatto una singola dose e in coloro che ne hanno fatto due, se hanno superato i 7-8 mesi dalla vaccinazione e sono persone fragili e anziane”

Nei giorni in cui viene certificato l’inizio della famigerata quarta ondata, il mondo – e i medici – si interrogano se sia allora necessaria la terza dose del vaccino. Perché, appare chiaro a tutti, sebbene ancora non si conosca la durata dell’ombrello delle due fialette (la stessa J&J, monodose, sembra costringere almeno a una seconda somministrazione di un altro prodotto per coprire dalla Delta), non ne usciremo tanto in fretta. E allora per molti, soprattutto per chi è stato vaccinato per primo, servirà probabilmente un altro richiamo.

ISRAELE HA DECISO

Israele la sua scelta l’ha già fatta. Il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha invitato i cittadini con oltre 60 anni a ricevere la terza dose di vaccino anti Covid. Una soluzione che si è resa necessaria a causa dell’incremento dei contagi dovuti alla variante Delta, per coprire  soggetti fragili, che hanno ricevuto il vaccino oltre sei mesi fa.

COSA DICONO GLI STUDI?

Intanto si apprende che l’efficacia del vaccino contro il Covid-19 sviluppato da Pfizer e BioNTech scende dal 96% all’84% in sei mesi, secondo un preprint non ancora sottoposto a revisione paritaria. Stat News riporta che secondo lo studio Pfizer, in corso su oltre 44.000 persone, l’efficacia del vaccino nel prevenire qualsiasi infezione da Covid-19 sembra diminuire in media del 6% ogni due mesi dopo la somministrazione. La notizia potrebbe alimentare l’ipotesi che sarà necessaria una terza dose del vaccino.

L’UE SI DICE PRONTA

“Siamo molto consapevoli del fatto che potrebbero essere necessario un ’booster’ di vaccino”, una terza dose. “E anche per questo che abbiamo concluso un terzo contratto con BioNTech/Pfizer, annunciato qualche tempo fa, che prenota 1,8 mld di dosi”. Lo ribadisce il portavoce della Commissione Europea per la Salute, Stefan de Keersmaecker, durante il briefing con la stampa a Bruxelles. “Per essere preparati – aggiunge – abbiamo anche esercitato l’opzione per 150 mln di dosi per il secondo contratto con Moderna. Nel frattempo continuiamo a seguire la situazione con l’Ema. Come sempre, le decisioni che prendiamo saranno basate sulla scienza”, conclude.

TERZA DOSE, CHE SI DICE IN ITALIA?

E in Italia? L’Ema si è già espressa sul tema della terza dose sottolineando che al momento «è troppo presto per confermare se e quando ci sarà bisogno di una dose di richiamo, perché non ci sono ancora abbastanza dati dalle campagne vaccinali». Anche l’Oms del resto in settimana ha frenato, suggerendo di dirottare i vaccini al Terzo Mondo: «Pensiamo ai paesi poveri», che non hanno ancora fatto le prime dosi o non dispongono addirittura di vaccini. E in effetti interrompere la catena di contagio nei Paesi poveri potrebbe essere l’unica soluzione per evitare che rimangano fucine di nuove varianti.

“Quello che vediamo è che la variante Delta” di Sars-CoV-2 “può infettare anche i vaccinati e aumenta così la frazione degli asintomatici; in quelli che hanno fatto una singola dose può creare malattia grave; in quelli che hanno fatto due dosi, se hanno superato i 7-8 mesi dalla vaccinazione e sono persone fragili e anziane, può causare malattia grave. Per questo per i fragili andrebbe valutata l’opportunità della terza dose di vaccino Covid-19. Tuttavia, bisognerebbe vedere anche qui se c’è qualche dato, qualcosa che ci dia un po’ di conforto”. A sottolinearlo all’Adnkronos Salute è il virologo Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova, parlando del dibattito in corso sulla terza dose.

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