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Alta tensione nel governo. E spunta la parola “crisi”

Sale la tensione nel governo gialloverde. Slittano reddito e quota 100. Di Maio annulla missione in Usa

La temperatura del governo ha superato la soglia di guardia e per la prima volta la parola “crisi” inizia a circolare pubblicamente. Migranti, reddito di cittadinanza, pensioni, trivelle hanno portato la tensione ai massimi raggiunti nei sei mesi di vita dell’esecutivo giallo-verde e anche i “pompieri” di Lega e M5s faticano a tenerla sotto controllo.

PER PRIMO, È SALTATO IL CDM

Il primo dato di fatto è che il Consiglio dei Ministri che ieri avrebbe dovuto dare il via libera a reddito di cittadinanza e quota 100 sulle pensioni è saltato. Nella riunione che si è svolta a Palazzo Chigi sono stati affrontati altri temi: le olimpiadi invernali 2026 (con la firma della candidatura congiunta Milano-Cortina), i dl per il rinnovo dei consigli degli ordini circondariali forensi e sul codice della crisi di impresa e dell’insolvenza. Per i due temi cardine della manovra tutto è rimandato almeno alla settimana prossima, forse a venerdì 18. Il problema, formalmente, è che manca la relazione tecnica della Ragioneria generale dello Stato, che ha ricevuto troppo tardi le bozze. Ma la realtà è che tra gli alleati non c’è accordo sui contenuti. Impostazioni diverse ma anche “ripicche” e irrigidimenti dati da una situazione politica esplosiva. Non è un caso che Luigi Di Maio abbia dovuto rinviare un’importante missione negli Stati Uniti, prevista per lunedì: il vicepremier e Ministro dello Sviluppo economico non vuole allontanarsi da Roma, temendo scherzi e interventi di “manine”. Anche se, formalmente, lo slittamento viene imputato “in considerazione della peculiare situazione dello ‘shutdown’ governativo che sta interessando alcuni Dipartimenti dell’Amministrazione Usa”.

SALVINI E CONTE DIVISI SUI MIGRANTI

Del resto Di Maio si fida sempre meno degli alleati e lo ha confidato a chi ci ha parlato nelle ultime ore. Lo scontro tra Matteo Salvini e Giuseppe Conte sui migranti ha aperto un nuovo scenario nella vita del governo. Fino a oggi, infatti, il premier aveva sempre assunto la figura di mediatore e di garante del contratto, tirarlo dentro la polemica politica segna un cambio di passo nella strategia leghista. Tra Salvini e Conte c’è stato un chiarimento “franco”, si sarebbe detto ai tempi della Prima Repubblica. Pubblicamente il ministro dell’Interno assicura che “con Conte ci siamo chiariti, non è stato un suo sgarbo. Da presidente del Consiglio vuole andare d’accordo con tutti”, ma il leader leghista non ha digerito l’altolà, per quanto parziale, alla sua linea. E i falchi del Carroccio iniziano a pressarlo. Non a caso nel pomeriggio di ieri “fonti autorevoli” della Lega hanno fatto filtrare il messaggio che “una crisi di governo è possibile e potrebbe anche essere prima delle europee”. Un’ipotesi smentita in serata dalla comunicazione ufficiale, che ha escluso un “Piano B”. Ma si sa che una smentita è una notizia data due volte, tanto più se ammette che l’alleanza è sotto “stress” per la campagna elettorale per le regionali e in vista delle Europee.

SITUAZIONE FUORI CONTROLLO

La sensazione è che la situazione sia andata fuori controllo e che si aprano continuamente fronti nuovi, come quello dello stop alle Trivelle per la ricerca di idrocarburi in mare. Iniziativa annunciata da Di Maio e che ha visto la presa di posizione contraria della sottosegretaria all’Ambiente Vannia Gava, secondo cui sarebbe “sbagliato” bloccare le autorizzazioni. Conte ha ben presente i rischi che corre l’esecutivo e porrà la necessità di una urgente “verifica” di maggioranza per fermare quella che sembra diventata una corsa verso il deragliamento.

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