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Che succede al settimo piano di Viale Mazzini? Insider dal cda Rai

Cda Rai

In tre mesi una sola assise per nominare un interim alla Tgr. Salini è imbufalito. Orfeo gongola. La Coletti si sposa. E la Paterniti sta sulla graticola del Tg1. Il commento di Gianluca Vacchio, curatore del blog LoSpecialista.tv

Il nuovo consiglio d’amministrazione della Rai (quello del cosiddetto cambiamento e dei partiti fuori dai cancelli di Viale Mazzini) si è insediato il 31 luglio scorso; fino al 27 settembre ha atteso che Silvio Berlusconi desse il benestare a Matteo Salvini per la presidenza di Marcello Foa. Ora aspetta che lo stesso Salvini dia l’ok a Luigi Di Maio per Giuseppina Paternini al Tg1. Un board in ostaggio, insomma, che in tre mesi di vita ha prodotto solo l’interim di Alessandro Casarin alla Tgr. Milan Kundera la definirebbe l’insostenibile leggerezza del cda… Questo vertice, e il servizio pubblico, sono infatti prigionieri – tanto per cambiare – degli umori dell’esecutivo. Eppure il tempo corre, e di cose ce ne sarebbero molte da fare. C’è una semestrale da approvare, ad esempio; ci sono contratti da firmare e gare pubbliche da approvare; ci sono centri di produzione in agonia; c’è il problema delle frequenze con l’abbandono della banda 700; c’è l’incognita sulle entrate da canone 2019; e ci sono almeno tre testate giornalistiche (Tgr, Radio1 e RaiSport) senza direttore. Per non parlare poi di Rai Pubblicità, la cassaforte, alla ricerca di un nuovo ad.

SLITTA LA DATA A MARZO

Ma questa è l’ordinaria amministrazione… Poi ci sono le urgenze – come reclamano i consiglieri Rita Borioni e Riccardo Laganà – derivanti dagli obblighi imposti dal contratto di servizio. “Come Mise metteremo in campo tutte le misure necessarie ad assicurare il rispetto del contratto di servizio”, tuonava a Luglio il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio. A settembre, però, lo stesso Di Maio è stato costretto a concedere una proroga fino al 7 marzo 2019 dei termini per l’attuazione degli obblighi previsti del contratto di servizio. Una scelta obbligata dal momento che il “suo” Fabrizio Salini, nuovo ad della Rai, ha ereditato una situazione di stallo legata proprio al “caso Foa”. Un Salini che i boatos descrivono imbufalito per questo congelamento del cda. E anche per il potere che Mario Orfeo continuerebbe ad esercitare al settimo piano.

IL CONTRATTO DI SERVIZIO

Entro marzo il cda dovrà stilare un piano industriale (di durata triennale); un piano editoriale (che “possa prevedere la rimodulazione del numero di canali non generalisti, l’eventuale rimodulazione della comunicazione commerciale nell’ambito dei medesimi canali nonché la ridefinizione della missione dei canali generalisti”); un piano news (e qui solo Luigi Gubitosi, Carlo Verdelli e Antonio Campo Dall’Orto sanno di che impresa titanica stiamo parlando) che può prevedere anche “la ridefinizione del numero delle testate giornalistiche nonché la riprogettazione e il rafforzamento dell’offerta informativa sul web”; un piano di gestione delle risorse umane; e il progetto di un nuovo canale in lingua inglese. Poi c’è la fornitura di almeno il 90% della propria offerta televisiva e radiofonica lineare in streaming; la sottotitolazione di almeno l’85% della programmazione delle reti generaliste fra le 6 e le 24 “nonché di tutte le edizioni al giorno di Tg1, Tg2 e Tg3 nelle fasce orarie meridiana e serale”; fino ad arrivare alla “stretta sugli agenti”. In sostanza questo cda dovrà delineare il futuro del servizio pubblico. Altro che Paterniti al Tg1… A proposito di nomine. E se Foa invece dell’ok di Salvini aspettasse il ritorno dal viaggio di nozze del consigliere Beatrice Coletti? Le solite maldicenze di Viale Mazzini…

Articolo pubblicato su LoSpecialista.tv

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