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Chi è (e chi attacca) Jeffrey Sachs, il controverso nuovo editorialista di Repubblica

Jeffrey Sachs

Ha esordito sul quotidiano diretto da Maurizio Molinari ieri, con un’analisi sugli eventi del Brasile. Ma Jeffrey Sachs, professore alla Columbia University negli Usa, è sì riconosciuto come esperto di economia ma è anche ricordato per le dichiarazioni controverse su Cina e Russia

“Il Brasile riparte, con l’insediamento del presidente Lula da Silva. I suoi sostenitori in tutto il Paese sono espressione di una nuova speranza per il Brasile dopo quattro anni di governo disastroso sotto il suo predecessore di destra, Jair Bolsonaro, fuggito in Florida alla vigilia dell’insediamento di Lula”. Ieri, martedì 10 gennaio, Jeffrey Sachs esordiva con queste righe sulle pagine del quotidiano La Repubblica, diretto da Maurizio Molinari.

Ma oltre a ritenere che “uno dei motivi per cui il ritorno di Lula alla presidenza riveste tanta importanza è che il Brasile sarà un attore chiave a livello regionale e globale nei prossimi anni” e che la sfida dell’Amazzonia sarà centrale da qui in avanti, sono apparse a dir poco stonate le parole anti-Usa e anti-Nato all’interno dell’articolo.

Per esempio, scriveva ieri Sachs: “La gestione di un mondo multipolare è irta di difficoltà. Abbiamo urgente bisogno di intensificare il dialogo con gli altri Paesi e di andare oltre la propaganda semplicistica dei nostri governi. Qui in Occidente siamo bombardati quotidianamente da narrazioni ufficiali ridicole, per lo più provenienti da Washington: la Russia è il male puro, la Cina è la più grande minaccia per il mondo e solo la Nato può salvarci”. Parole forti e soprattutto molto distanti dalla linea editoriale filo-atlantica del giornale fondato da Eugenio Scalfari. “Queste dabbenaggini, imbastite all’infinito dal Dipartimento di Stato americano, sono di grande ostacolo alla soluzione dei problemi globali. Ci intrappolano in mentalità sbagliate e persino in guerre che non avrebbero mai dovuto verificarsi e che devono essere fermate con i negoziati piuttosto che con l’escalation”, aggiungeva ieri l’economista.

Dettagli che forse il giornale di proprietà Elkann-Agnelli (Gedi) voleva far passare sotto traccia tramite il titolo focalizzato soltanto sulla vicenda brasiliana. Ma non ad alcune testate italiane come Fatto Quotidiano, La Verità e Domani.

CHI E’ JEFFREY SACHS

Jeffrey Sachs, però, è un importante economista e saggista americano. Professore di Harvard, dove si è laureato nel 1976 e dove ha conseguito l’MA e il PhD. Già direttore dell’Earth Institute alla Columbia University dal 2002 al 2016, nel 2004 e nel 2005 rientrò nelle cento personalità annuali più intelligenti scelte dal Time.

LE BORDATE DI TRAVAGLIO SU JEFFREY SACHS

Torniamo al controverso editoriale di ieri. “Allarme russo, ripeto: allarme russo. Un pericoloso putiniano, aiutato dai soliti hacker moscoviti, s’è infiltrato nelle pagine di Repubblica per ribaltare di 180 gradi la linea di Sambuca Molinari. L’ignoto intruso, che si spaccia per l’economista americano Jeffrey D. Sachs”, scrive oggi il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio.

Commentando, a suon di nomi storpiati dei colleghi di Repubblica, “tutto questo – ripetiamo con sgomento – su Rep: un autobombardamento in piena regola, che non può restare impunito. Prima però bisogna dare un nome e un volto al putribondo figuro. Da quel che scrive, il campo si restringe a pochi pacifinti putiniani: il professor Orsini, i filosofi Cacciari e Di Cesare, i generali Mini e Bertolini, il fisico Rovelli, gli storici Barbero, Canfora, Cardini, D’Orsi o forse, chissà, il direttore del Fatto Putiniano”.

Concludendo: “che aspettano il Copasir, il Dis, l’Aise, l’Aisi e la Digos a indagare? E dove sono Riotta, la Tocci, il commissario Iacoboni, il duo Sarzanini-Guerzoni e gli altri ghostbuster di hacker e agenti russi? Urge aggiornare le liste di proscrizione. Non c’è un minuto da perdere”.

LA CRITICA DEL QUOTIDIANO DOMANI

Sul quotidiano diretto da Stefano Feltri, Hassan Holgado ricorda tra l’altro come “da quando è iniziata la guerra in Ucraina, Sachs è stato intervistato almeno tre volte nel programma televisivo di Vladimir Solovyov, il più noto propagandista del Cremlino, che più volte ha invocato un attacco russo contro i paesi dell’Unione europea ed è noto per il suo odio nei confronti dell’occidente. Di recente ha attaccato anche la Corte penale internazionale, che sta indagando sui crimini di guerra commessi dai soldati russi a Bucha e altrove”.

Anche il Wall Street Journal, specifica Holgado, “ha pubblicato un commento al vetriolo contro Sachs e altri personaggi legati all’establishment americano come Mark Episcopos e Dimitri Simes, qualificati fin dal titolo come «le cheerleader di Putin»”. Insomma, anche oltreoceano ne sanno qualcosa (e hanno parecchio da ridire) su Jeffrey Sachs.

Il quale, tra l’altro, “prestando il suo nome e il suo volto a Solovyov, Sachs ha contribuito a legittimare la visione del Cremlino, e ha anche scagionato la Russia per il sabotaggio del gasdotto Nord Stream”.

E, tra l’altro, anche su altri argomenti di attualità internazionale come il Covid e la detenzione genocidaria degli Uiguri nello Xinjang cinese, il pensiero di Sachs è a dir poco distante dalla visione occidentale. “Secondo lui non c’è stata una discussione pubblica onesta e trasparente sull’origine del virus, cosa che ha mandato in solluchero tutti quelli che, a ogni latitudine, gridano indignati che «non ce lo dicono»”, dice Holgado in merito alla questione pandemica. E sulla popolazione di minoranza musulmana, “ell’aprile del 2021 in un articolo pubblicato sul suo sito aveva chiesto all’amministrazione americana di ritrattare le dichiarazioni dell’ex vicepresidente Mike Pompeo che accusava la Cina di genocidio contro gli uiguri”.

Per Francesco Bonazzi, oggi su La Verità, “alla fine, con tutte le parole in libertà che Sachs ha consegnato a Repubblica, finalmente si è capito a che serve la foresta amazzonica: a coprirle tutte quante”.

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