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Chi vorrebbe D’Alema alla guida del Pd

C’è chi nel Pd punta alle larghe intese (con il M5S) per riconquistare consensi e D’Alema potrebbe essere l’uomo ideale per sancire questo matrimonio

La grande sorpresa del Pd, al Congresso, potrebbe essere rappresentata da Massimo D’Alema, già Presidente del Consiglio dei ministri dal 21 ottobre 1998 al 26 aprile 2000, primo e unico con un passato nel Partito Comunista Italiano a ricoprire tale carica.

Perché lui? Perché potrebbe essere l’uomo delle grandi intese: quelle tra il Partito Democratico in fase di restyling e il Movimento 5 Stelle di Conte, movimento cui è andato il voto di D’Alema (nonostante l’ex premier abbia piazzato nelle liste Pd alcuni suoi amici).

Il feeling con Conte

Tra i primi che sperano che D’Alema possa approdare alla guida del Pd c’è Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle che proprio all’ex Premier chiede spesso consiglio. C’era D’Alema, scrive Il Giornale, dietro l’adesione alla Via della Seta e dietro la nomina di Domenico Arcuri. E c’è sempre D’Alema anche dietro “la linea pro-Putin mascherata da pacifismo”.

L’appello di Rosy Bindi

D’Alema alla guida di un Pd, rifondato, potrebbe piacere anche a Rosy Bindi, che insieme ad altri ha chiesto lo scioglimento del partito affinché questo confluisca nel movimento peronista guidato da Giuseppe Conte. Insieme alla Bindi potrebbero approvare tutti gli altri che non credono in futuro autonomo del Partito.

La tesi di Boccia

Filo-dalemiano e filo-cinque stelle è anche Francesco Boccia, che punta a decidere le eventuali alleanze prima che i nomi per la segreteria del Partito. “Non possiamo produrre cavalli che partono senza sapere dove si sta andando. Bisogna evitare che ci siano candidati che dicono che ci si può alleare con tutti”, ha detto Boccia.

Larghe intese: una priorità

D’altronde, proprio le larghe intese e le future alleanze, quelle soprattutto con il M5S, saranno al centro del dibattito che animerà il partito da qui a marzo, mese in cui dovrebbe essere fissata la data del Congresso.

L’ascesa di Bonaccini stroncata sul nascere?

Proprio in nome di questa priorità potrebbe essere considerata stroncata sul nascere l’ambizione di Stefano Bonaccini, che pare, scrive Il Giornale “inviso ai grillini (che non ha voluto nella sua coalizione) e con pericolose velleità da «rottamatore» dei gruppi di potere interni che finora hanno governato il partito. Da Dario Franceschini a Andrea Orlando, da Giuseppe Provenzano a Nicola Zingaretti: la spinta per congelare la situazione e far bruciare l’unico candidato già in campo è forte”.

 

 

 

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