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Come il governo mette le mani sul Coni

“Cassa” sotto controllo esecutivo, Malagò punta a modifiche

Quaranta milioni al Coni, circa 370 milioni a una nuova società che si chiamerà “Sport e salute”. È sfilando la cassa al Comitato olimpico nazionale che il governo di fatto “commissaria” il presidente Giovanni Malagò.

A Palazzo Chigi si sta lavorando agli ultimi ritocchi al decreto del presidente del Consiglio che attribuirà le risorse al sistema dello sport italiano. Un passo fondamentale della riforma inserita nella legge di Bilancio e presentata questa mattina, in un clima di gelo, dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti e dallo stesso Malagò. Alle somme già dette, nel decreto saranno aggiunte ulteriori risorse destinate alla nuova società (tra l’11 e il 13% di quanto deriva dai giochi sui pronostici sportivi) che dovrà anche muoversi sul mercato per cercare altri fondi. Le risorse già assegnate alle Federazioni, invece, per il 2019 non saranno toccate.

Il riparto dei fondi è uno dei punti essenzionali della riforma che dovrà andare a regime entro maggio 2019. Cuore del nuovo assetto sarà la soppressione di Coni Servizi, la “cassaforte” del sistema. Con il nuovo assetto, in sostanza al Coni resta l’attività di indirizzo generale e la gestione delle attività sportive di vertice, mentre tutta la promozione sportiva di base passa in capo a ‘Sport e salute’, società che non sarà più diretta emenazione del Comitato ma dipenderà dal governo, che nominerà presidente e Cda. Il rapporto tra il Coni e il nuovo soggetto sarà regolato da un contratto di servizio, che dovrà essere scritto nei prossimi mesi, così come il nuovo statuto.

Un sistema bicefalo che se va nella direzione di superare un’era, dall’altro rischia di gettare il mondo dello sport nel caos. A riconoscerlo è stato lo stesso Giorgetti. “Questa riforma non nasce contro nessuno e per nessuno – ha spiegato il potente sottosegretario leghista -. Il presidente del Coni e quello di ‘Sport e Salute’ non dovranno essere avversari perchè il sistema potrà funzionare se chi gestisce il Comitato olimpico collaborerà con chi gestirà la nuova società. Altrimenti sarà un disastro”. L’attuale numero uno del Comitato pubblicamente riesce a far buon viso a cattivo gioco, ma l’irritazione è palpabile. “C’è stato stupore e dispiacere soprattutto per aspetti formali con cui si è arrivati a questo punto, dalla mattina alla sera, senza sapere nulla”, ha rilevato Malagò, pur assicurando che “io faccio il tifo affinché ci siano dei risultati, anche se ci sono situazioni da verificare in futuro”. La verità, però, è che è ancora in corso un braccio di ferro per tentare di allargare il “perimetro” di manovra del Coni, magari utilizzando dei provvedimenti attuativi nell’iter per l’implementazione del nuovo sistema.

Mentre “accerchia” Malagò, il governo blinda però i presidenti delle Federazioni sportive, almeno stando a quanto denuncia l’ex ministro Pd Luca Lotti. “Nelle pieghe del Decreto semplificazione – accusa il deputato Dem – questi birbanti hanno nascosto una norma per salvare la poltrona a tanti presidenti di federazioni sportive. Il governo del falso cambiamento propone di allungare i tempi di entrata in vigore della nuova norma che in realta’ invece garantirebbe un necessario ricambio generazionale”.

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