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Coronavirus, chi guida la task force sulla liquidità per il sistema bancario

task force

Istituita dal dl “Cura Italia”, la task force è composta da 35 rappresentanti di Abi, Banca d’Italia, Mediocredito Centrale, Mef, Mise e Sace Simest

Una task force lontana dai riflettori che però ha in mano un dossier nient’affatto secondario in questa fase di emergenza e anche nella successiva: dopo il sostegno — più o meno immediato — occorre infatti pensare a misure per la ripresa economica del Paese. Si tratta della task force sulla liquidità per il sistema bancario, voluta dal decreto “Cura Italia” e composta da 35 esperti del  ministero dell’Economia, del ministero dello Sviluppo economico, della Banca d’Italia, dell’Abi, di Mediocredito Centrale e di Sace Simest del gruppo Cassa Depositi e Prestiti. Proprio per fluidificare i presiti alle imprese il governo ha varato anche il dl Liquidità che però sembra al momento non stia sortendo gli effetti sperati.

BANCA D’ITALIA

Esponenti di punta della task force, e auditi per primi dalla commissione bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario, sono i rappresentanti di Palazzo Koch, a partire da Paolo Angelini.

Senese del 1958, Angelini è dal 1° luglio scorso funzionario generale con l’incarico di direttore del Dipartimento Vigilanza bancaria e finanziaria. In passato ha lavorato presso il Servizio Studi della Banca d’Italia dal 1990 al 2011, all’interno del settore monetario e finanziario, dove è stato responsabile dell’Ufficio Analisi Monetaria tra il 1998 e il 2003. Dal 2011 al 2013 ha diretto la Segreteria Tecnica per l’Eurosistema e la Stabilità Finanziaria. Dal 27 gennaio 2014 al 30 giugno 2019 è stato vice capo del Dipartimento Vigilanza bancaria e finanziaria. È membro del Comitato Tecnico Consultivo (all’interno del Comitato Europeo per il Rischio Sistemico), del Comitato per la Stabilità Finanziaria (nell’ambito del Sistema Europeo di Banche Centrali) e del Consiglio direttivo dell’EIEF (Einaudi Istitute for Economics and Finance).

È autore di numerosi lavori scientifici su tematiche di politica monetaria, mercato monetario, razionamento del credito e crescita d’impresa, banche e sistemi di pagamento interbancari, sono stati pubblicati sulle principali riviste italiane e internazionali.

Accanto ad Angelini nella task force siede Giorgio Gobbi, nato in provincia di Modena nel 1961, laureato in Economia e commercio ma con un master in Filosofia conseguito ad Oxford. Pure Gobbi è uomo di lunga esperienza in Banca d’Italia dove è entrato nel 1990 per svolgere attività di ricerca e analisi sull’industria bancaria presso il Settore Monetario e Finanziario del Servizio Studi di cui, dal 1998 al 2004, è stato titolare dell’Ufficio intermediari creditizi. Gobbi ha rappresentato Via Nazionale in missioni e in gruppi di lavoro del Fondo Monetario Internazionale, della Banca dei Regolamenti Internazionali e della Banca Centrale Europea. Dal 2007 a giugno del 2013 è stato titolare della Divisione struttura e intermediari creditizi del Servizio Studi di struttura economica e finanziaria e poi sostituto del titolare della Segreteria tecnica per l’Eurosistema e la stabilità finanziaria.

Dal 27 gennaio 2014 è capo del Servizio Stabilità finanziaria. Anche Gobbi ha scritto numerosi studi su temi di banca e finanza, pubblicati su riviste scientifiche italiane e internazionali e ha tenuto corsi brevi e lezioni di economia dell’intermediazione creditizia in diverse università italiane.

Nella loro audizione in Parlamento, il 15 aprile scorso, Angelini e Gobbi hanno ricordato che Bankitalia, in questo momento, sta operando “su più fronti per contrastare gli effetti economici della pandemia: contribuisce alle decisioni di politica monetaria della Bce e a quelle relative alla supervisione delle banche da parte dell’Ssm; interviene direttamente nei mercati; partecipa ai consessi internazionali riguardanti la regolamentazione bancaria e finanziaria (Comitato di Basilea, Financial Stability Board, Consiglio Europeo per il Rischio Sistemico, Eba); informa e tutela la clientela bancaria; svolge attività di contrasto all’illegalità economica nell’ambito dei propri compiti in materia di antiriciclaggio, cooperando con l’autorità giudiziaria; assicura la continuità operativa del sistema dei pagamenti all’ingrosso e della gestione dei contanti; fornisce consulenza al Governo e al Parlamento nella definizione delle misure di politica economica”.

I due rappresentanti della banca centrale vedono “con molto favore la costituzione della Task force” che “rappresenta un importante luogo di coordinamento e di scambio di idee, che contribuisce a migliorare il lavoro di ciascuno dei partecipanti”.

ABI

Anche l’Associazione bancaria italiana ha inviato nella task force uno dei suoi uomini “storici” ovvero Giovanni Sabatini, direttore generale di Palazzo Altieri dal 2009 e dal 2016 al 2019 presidente del Comitato Esecutivo della Federazione Bancaria Europea, che però nel suo curriculum professionale vanta anche esperienze in altre istituzioni.

Dal 2001 al 2004 è stato amministratore delegato di Monte Titoli SpA e presidente della Ecsda (European Central Securities Depositories Association) e dal 2004 al 2006 ha ricoperto l’incarico di condirettore centrale Consob, responsabile della divisione Intermediari. Da giugno 2006 a maggio 2008 ha guidato la Direzione “Sistema bancario e finanziario – Affari Legali” del Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze e in questo periodo è stato il rappresentante del Governo nel Consiglio Superiore di Banca d’Italia; membro del Consiglio di Amministrazione di Alitalia; membro del Comitato strategico di Cassa Depositi e Prestiti e membro del Comitato strategico di Piazza Finanziaria. Da giugno 2008 a giugno 2009 è stato di nuovo condirettore centrale della Consob, con responsabilità della divisione emittenti. Per lui anche l’esperienza universitaria come docente di Analisi finanziaria dell’Impresa all’Università La Sapienza di Roma dal 2009 al 2015. Attualmente Sabatini è anche membro del Comitato Economico e Sociale Europeo; vice presidente di Bancomat S.p.A.; consigliere di amministrazione del Fondo Italiano d’Investimento; membro del Comitato per la Corporate Governance e membro del Comitato di Consultazione di Borsa Italiana.

Nell’audizione del 22 aprile il dg dell’Abi ha sottolineato che l’associazione “ha piena consapevolezza che le difficoltà finanziarie delle imprese e delle famiglie se non prontamente ed efficacemente affrontate si traslano presto sulle banche generando un circolo vizioso che indebolisce l’economia e ne rallenta fortemente le capacità di recupero”. In quest’ottica “si è fatta promotrice di accordi, fornisce tempestiva e più ampia possibile informazione attraverso circolari e comunicati stampa, collabora con le Istituzioni per fornire i propri contributi di esperienza tecnico-giuridica, si attiva prontamente nelle sedi europee per rappresentare le esigenze di temporanee modifiche al quadro regolamentare per agevolare l’erogazione della liquidità” ed “è costantemente impegnata a definire e aggiornare accordi con le rappresentanze sindacali del settore bancario per assicurare la prioritaria tutela delle condizioni di sicurezza sanitaria alle lavoratrici e ai lavoratori, condizione essenziale per consentire la continuità dell’erogazione dei servizi bancari”. Allo stesso tempo però Sabatini ha evidenziato come l’Abi chieda “che siano riconosciute anche le difficoltà che quotidianamente incontriamo come tutte le altre imprese e di poter svolgere il nostro ruolo in un clima sereno e di rispetto per questo impegno”.

MEF

A rappresentare il ministero dell’Economia e delle Finanze nella task force un ruolo di primo piano spetta a Stefano Cappiello che guida la direzione Sistema bancario e finanziario di Via XX Settembre e che stamani è stato audito dalla commissione bicamerale presieduta da Carla Ruocco (M5S).

Cappiello al Mef ha preso il posto di Alessandro Rivera che a inizio 2019 è diventato direttore generale del Tesoro. In passato è stato dipendente della Banca d’Italia, dove ha diretto l’Eurosistema e poi la Florence School of Banking and Finance, e prima ancora è stato al Single Resolution Board, l’autorità di risoluzione bancaria europea e all’Autorità bancaria europea (Eba), dove ha collaborato strettamente con l’allora presidente Andrea Enria, attuale presidente del consiglio di sorveglianza della Bce. Tra il 2008 e il 2011 è stato consigliere a Via XX Settembre.

LE PRIME EVIDENZE

Oltre alle audizioni in Parlamento, la task force è già al lavoro per monitorare la situazione. La Banca d’Italia ha avviato una rilevazione statistica presso le banche, riguardante sia le misure governative attuate con i decreti “Cura Italia” e “Liquidità” sia le iniziative volontarie. Sulla base di dati preliminari, al 17 aprile erano giunte quasi 1,3 milioni di domande o comunicazioni di moratoria su prestiti per oltre 140 miliardi.

Sulla base di una precedente rilevazione curata dall’Abi, al 3 aprile erano arrivate circa 660.000 domande, per un controvalore di 75 miliardi di prestiti. Poco più della metà delle domande provengono dalle imprese, a fronte di prestiti per 101 miliardi. Per quanto riguarda la moratoria dei prestiti le oltre 600.000 domande delle famiglie riguardano prestiti per 36 miliardi e circa 42.500 la sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa (accesso al cd. Fondo Gasparrini), per un importo medio di circa 99.000 euro. Si può stimare che circa il 70% delle domande o comunicazioni relative alle moratorie sia già stato accolto dalle banche mentre soltanto l’1 % circa è stato sinora rigettato; la parte restante è in corso di esame.

Segnalazioni anche da parte del Mediocredito Centrale (MCC) competente nella gestione del Fondo di Garanzia: sono complessivamente 22.480 (di cui 1.656 relative alla previgente normativa) le domande arrivate al Fondo di Garanzia dal 17 marzo per richiedere le garanzie ai finanziamenti a favore di imprese, artigiani, autonomi e professionisti. In particolare, sono state 20.824 le domande arrivate e relative alle misure introdotte con i dl “Cura Italia” e “Liquidità”. Di queste 5.200 sono giunte nell’ultima settimana e sono riferite a finanziamenti fino a 25.000 mila euro, con percentuale della copertura al 100%. Le 22.480 domande complessivamente arrivate al Fondo dal 17 marzo (di cui 1.656 relative alla previgente normativa) hanno generato un importo di 3,1 miliardi di euro, di cui circa 115,3 milioni di euro per le 5.200 operazioni riferite a finanziamenti fino a 25.000 mila euro, accessibili da meno di una settimana alla data della rilevazione.

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