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Dante era davvero di destra?

Ministro Sangiuliano

Nella lettera al Corriere della Sera, il ministro Sangiuliano spiega le ragioni della sua provocazione che ha acceso i toni del weekend

Siamo al nuovo capitolo della commedia politica italiana. Stavolta incentrato su un’altra Commedia, quella Divina. Perché nel weekend appena trascorso hanno tenuto banco, e non poco, la questione dell’appropriazione politica della massima opera di Dante Alighieri. A sollevarla, il ministro della Cultura e del Merito Gennaro Sangiuliano. Che, intervistato da Pietro Senaldi (co-direttore di Libero) all’evento elettorale di Fratelli d’Italia (“Pronti, candidati al via”, per le elezioni regionali in Lombardia) tenuto all’auditorium Testori del palazzo della Regione venerdì 13 e sabato 14 gennaio, ha sostenuto che il Sommo Poeta fosse di destra. Anzi, il fondatore del pensiero di destra.

Il fondatore del pensiero di destra in Italia è stato Dante Alighieri: la destra ha cultura, deve solo affermarla”, sono state le parole di Sangiuliano. “Quella visione dell’umano della persona la troviamo in Dante ma anche la sua costruzione politica credo siano profondamente di destra”.

SANGIULIANO: DANTE FONDATORE DELLA DESTRA ITALIANA

Un’opinione difesa e spiegata stamani sulle colonne del Corriere della Sera. In una lettera al direttore Luciano Fontana, Sangiuliano scrive, infatti, che la sua è stata “una chiara provocazione culturale” ma che da Croce a Gentile, passando per Norberto Bobbio, fino a Augusto Del Noce, Federico Chabod e Marcello Veneziani, Dante è concepito come riferimento e fondamento della nazione e della nazionalità italiana.  “Non a caso a Dante, al «più grande degli Italiani», Giuseppe Prezzolini, l’autore del «Manifesto dei conservatori», dedica un capitolo del libro «L’Italia finisce, ecco quel che resta», sottolineandone la difesa della civiltà comunale, «la più sincera, naturale, vigorosa»”.

“È vero – puntualizza Sangiuliano, dopo aver citato il De Monarchia e i rimandi di Oswald Spengler – «destra» e «sinistra» non sono categorie dell’età di Dante. Sono apparse secoli dopo ma non di certo nel Novecento, come hanno affermato in queste ore alcuni esponenti della sinistra, ma si sono formate ben prima e attorno alla Rivoluzione francese. Per questo, forse, se lo si preferisce, si può definire Dante un «conservatore»”. Anche Eco e Sanguineti hanno analizzato politicamente Dante, aggiunge il ministro.

Per poi concludere, tra l’altro, che “l’analisi di un pensiero così denso e profondo come quello del Sommo Poeta, a cui i dantisti hanno dedicato anni di studi, non può esaurirsi nello spazio di uno scritto e tantomeno di una battuta. E nessuno pensa, sottoscritto compreso, che la sua opera e le sue idee possano essere trasposte, sic et simpliciter, al mondo contemporaneo”.

LE REAZIONI

In una intervista a La Stampa, Corrado Augias ha sostenuto che “Tirarlo in ballo [Dante, ndr], in questo modo, è quanto di più sbagliato si possa fare” perché destra e sinistra nascono con la Rivoluzione francese. “Dante è inclassificabile sulla base di categorie come destra e sinistra. Era un guelfo bianco, non voleva né il papato né l’impero, sosteneva la libertà comunale, che per noi non ha molto senso”.

Per Massimo Cacciari, filosofo, “non si può che ridere di fronte a esternazioni del genere, che tra l’altro ricorrono a categorie novecentesche, come destra e sinistra, che non mi sembrano molto aggiornate”. Aggiungendo che “questa velleità di appropriarsi di alcuni “fondatori della patria”, è un vizio della destra storica”, tutte quante in Europa secondo l’ex sindaco di Venezia. “Pensiamo al fascismo che ogni volta che si dovevano celebrare anniversari, trasformava i cosiddetti padri della patria in una sorta di “precursori””. E sulla stessa linea, anche Luciano Canfora (filologo) ha ricordato che “durante il fascismo c’erano vari interpreti più o meno autorevoli della profezia del veltro, che vincerà il male e lo caccerà da ogni terra, Inferno, Canto 1, verso 105. Secondo loro Dante annunciava l’arrivo di Mussolini per salvare l’Italia”.

Ma anche da destra, il fondatore di Alleanza nazionale Gianfranco Fini ha criticato le parole del ministro. Sostenendo di non aver capito il riferimento: “penso che volesse dire, visto che Dante, la Commedia è il capolavoro della lingua italiana magari, con sforzo di fantasia, che l’invettiva del Purgatorio ‘Ahi serva Italia’ è un invito del ‘300 a trovare una unità ma qui mi fermo perché la destra non c’entra nulla”. Per Fini, è “un errore considerare coi valori di oggi i fatti di ieri, come fanno negli Stati Uniti con la cancel culture. Nel Trecento non c’erano le categorie di destra e sinistra”.

IL PARERE ESPERTO, MON. FRISINA: QUELLA DI SANGIULIANO UNA PROVOCAZIONE

E dal mondo cattolico, monsignor Marco Frisina – direttore del coro della diocesi di Roma, bibilista e autore di un musical sulla Commedia e di un ciclo di letture dell’opera – ha replicato a Sangiuliano così: “Dante non era né di destra né di sinistra, era un grande italiano. Ognuno è libero di pensarla come vuole ma io non amo mettere gli uomini di cultura del passato in uno schieramento, è inopportuno“, sollevando poi l’ipotesi della mera provocazione. “Dante è certamente il fondatore del pensiero italiano, nel senso che da lui parte anche il Rinascimento e tutta la grande cultura italiana che abbiamo poi sviluppato nei secoli. Dante è un grande poeta cristiano sicuramente. Ed è un grande italiano perché ha tutte le caratteristiche della cultura italiana. Ma senza connotazioni politiche”.

GIORGIA MELONI: QUI O SI FA L’ITALIA O SI MUORE

Sempre alla kermesse di FdI, in un videomessaggio, la premier Giorgia Meloni ha citato un altro personaggio della storia italiana: Garibaldi. Voglio ringraziare tutti gli intervenuti, la classe dirigente del partito. La nostra avventura è appena cominciata, Il responso della Lombardia è molto importante”, ha detto la presidente del Consiglio. “E’ una occasione per dimostrare come andare meglio: possiamo tornare ad avere la stessa visione in Lombardia come al governo”. E allora la citazione: “Ricordo quella frase attribuita a Garibaldi: qui si fa l’Italia o si muore, la penso così”. Insomma, non si può certo negare che sia stato un weekend storico.

 

 

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